Le elezioni parlamentari tenutesi in Slovenia il 24 aprile 2022 hanno segnato un momento di svolta significativo per la nazione, con una vittoria schiacciante del partito di centrosinistra ecologista e liberale, il Movimento Libertà (Gibanje Svoboda, GS), guidato dall’allora outsider della politica Robert Golob. Questo risultato ha non solo determinato la fine del terzo mandato del controverso primo ministro conservatore Janez Janša, ma ha anche indicato una chiara scelta di campo del paese verso un più solido ancoraggio all’Unione Europea e un allontanamento dalle derive populiste e nazionaliste.

Una vittoria oltre le aspettative

Contrariamente a molti sondaggi della vigilia che prevedevano un testa a testa, l’esito delle urne del 2022 fu inequivocabile. Il Movimento Libertà di Robert Golob ottenne una vittoria schiacciante, conquistando il 34,45% dei voti, che si tradussero in 41 seggi sui 90 totali dell’Assemblea nazionale. Si trattò di un risultato che sfiorava la maggioranza assoluta, un’impresa notevole per un partito formatosi solo pochi mesi prima del voto. Il Partito Democratico Sloveno (SDS) del premier uscente Janez Janša si fermò invece al 23,48%, ottenendo 27 seggi. L’affluenza alle urne fu eccezionalmente alta, raggiungendo quasi il 71%, la più partecipata dal 2000, a testimonianza della forte polarizzazione e dell’importanza percepita della posta in gioco.

La tornata elettorale vide l’ingresso in parlamento di soli altri tre partiti, a causa del superamento della soglia di sbarramento del 4%: i democristiani di Nuova Slovenia (NSi) con il 6,86% (8 seggi), i Socialdemocratici (SD) con il 6,65% (7 seggi) e la sinistra di Levica con il 4,39% (5 seggi).

Le ragioni di un cambiamento: il “no” a Janša

La vittoria di Golob fu interpretata da molti analisti non solo come un voto a favore del suo programma, ma anche e soprattutto come un referendum sulla figura di Janez Janša. Durante il suo mandato (2020-2022), Janša aveva attirato numerose critiche sia a livello nazionale che internazionale per le sue politiche. Stretto alleato del primo ministro ungherese Viktor Orbán e ammiratore dell’ex presidente statunitense Donald Trump, Janša era stato accusato di minare la libertà di stampa, di esercitare pressioni sulla magistratura e di allontanare la Slovenia dai valori fondamentali dell’Unione Europea. Il suo stile di comunicazione, spesso aggressivo e basato sull’uso massiccio dei social media per attaccare oppositori e giornalisti, gli era valso il soprannome di “Maresciallo Twito”.

L’elettorato sloveno, in particolare la società civile e i giovani, si mobilitò in massa per esprimere un chiaro dissenso verso questa deriva illiberale. La campagna elettorale di Golob, incentrata su temi come la transizione verde, lo stato di diritto e un rinnovato europeismo, intercettò efficacemente questo desiderio di cambiamento.

La formazione del governo e le sfide successive

Forte del risultato elettorale, Robert Golob formò rapidamente un governo di coalizione di centrosinistra, alleandosi con i Socialdemocratici (SD) e con il partito La Sinistra (Levica). La nuova maggioranza si pose come obiettivo primario quello di “normalizzare” la vita politica del paese, ripristinando la piena funzionalità delle istituzioni democratiche e migliorando le relazioni con Bruxelles. Tra le prime mosse del governo Golob vi furono la modifica delle leggi sulla radiotelevisione pubblica, considerate restrittive dalla precedente amministrazione, e un forte impegno sulle politiche ambientali ed energetiche.

Tuttavia, il percorso del governo Golob non è stato esente da difficoltà. Con il passare del tempo, la popolarità dell’esecutivo ha subito un calo, con quasi il 60% degli intervistati che in recenti sondaggi non supporta il suo operato. Il primo ministro ha dovuto affrontare diverse dimissioni di ministri e sottosegretari, oltre a guai giudiziari legati a presunte pressioni esercitate per alcuni avvicendamenti ai vertici della polizia. Anche i rapporti con la Presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar, pur appartenente alla stessa area politica, non sono sempre stati idilliaci.

Uno sguardo alle elezioni più recenti del 2026

Il quadro politico è stato ulteriormente rimescolato dalle elezioni parlamentari del 22 marzo 2026. In questa tornata, il risultato è stato molto più ravvicinato, quasi un fotofinish. Il Movimento Libertà di Golob si è confermato primo partito con circa il 28,6% dei voti, ma tallonato a brevissima distanza dal Partito Democratico Sloveno di Janša, attestatosi intorno al 28%. Questo equilibrio quasi perfetto ha reso la formazione di una maggioranza di governo molto più complessa e incerta, aprendo una delicata fase di negoziati. L’attuale coalizione di centrosinistra si è fermata a 40 seggi, sei in meno dei 46 necessari per governare, rendendo cruciale il ruolo dei partiti minori e delle nuove formazioni entrate in Parlamento.

Di atlante

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