Roma – In una giornata simbolica come la Festa del Papà, il cuore di Roma è diventato il palcoscenico di una vibrante protesta. Davanti alla maestosità del Colosseo, la CGIL, insieme alla Rete degli Studenti Medi e all’Unione degli Universitari, ha dato voce a una richiesta forte e chiara: l’introduzione di un congedo di paternità che sia paritario, obbligatorio e pienamente retribuito. L’iniziativa, segnata dallo srotolamento di un grande striscione con la scritta “Ma quale festa?! Vogliamo il congedo paritario”, ha voluto denunciare con forza la recente bocciatura in Parlamento di una proposta di legge che mirava a una riforma strutturale dei congedi parentali.
La Bocciatura della Proposta e le Reazioni del Sindacato
Il flash mob si inserisce in una campagna di sensibilizzazione più ampia, volta a riportare al centro del dibattito pubblico un tema cruciale per la modernizzazione del Paese: la condivisione della genitorialità e del lavoro di cura. La CGIL ha definito la bocciatura della proposta di legge, avvenuta per mano della Commissione Bilancio della Camera su parere della Ragioneria Generale dello Stato per insufficienza di coperture economiche, come una “scelta politica grave”. Secondo il sindacato, tale decisione rivela una visione anacronistica delle politiche familiari e del welfare, in palese contrasto con le esigenze della società contemporanea.
La segretaria confederale della CGIL, Daniela Barbaresi, ha commentato: “Si continua a parlare di natalità e di sostegno alle famiglie, ma nei fatti si respingono le riforme strutturali che servirebbero davvero al Paese. La Cgil rivendica da tempo il diritto di entrambi i genitori a un congedo paritario, per promuovere un’equa condivisione delle responsabilità familiari e favorire l’opportunità anche per i padri di vivere pienamente la propria genitorialità”. La richiesta del sindacato si estende anche a un potenziamento della rete di asili nido, che dovrebbero essere diffusi, accessibili e gratuiti per garantire a tutti i bambini un percorso educativo fin dai primi mesi.
Le fa eco Lara Ghiglione, segretaria nazionale della CGIL, che ha sottolineato le dirette conseguenze di questa mancata riforma sull’occupazione femminile. “Rifiutare il congedo paritario significa fare una scelta politica precisa: continuare a scaricare il lavoro di cura quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. È un paradosso che un governo che fa della natalità uno dei suoi principali slogan respinga una misura che favorirebbe davvero la condivisione della genitorialità e l’occupazione femminile”, ha dichiarato Ghiglione. Secondo i dati ISTAT, infatti, in Italia le donne dedicano in media circa 5 ore al giorno al lavoro non retribuito, contro le poco più di 2 ore degli uomini, un divario che si accentua con la nascita dei figli.
Cosa Prevedeva la Riforma e la Situazione Attuale in Italia
La proposta di legge bocciata, che vedeva come prima firmataria la segretaria del PD Elly Schlein, mirava a superare l’attuale disparità nella disciplina dei congedi. L’obiettivo era introdurre un congedo di paternità di 5 mesi, equiparandolo a quello di maternità, da fruire fino ai 18 mesi di vita del bambino e con un’indennità al 100% dello stipendio.
Attualmente, la legislazione italiana prevede:
- Congedo di maternità obbligatorio: 5 mesi retribuiti all’80% (spesso integrati al 100% dai contratti collettivi).
- Congedo di paternità obbligatorio: 10 giorni lavorativi (20 in caso di parto plurimo), retribuiti al 100%, da utilizzare tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto.
- Congedi parentali facoltativi: un periodo complessivo di 10 mesi (elevabile a 11 se il padre ne fruisce per almeno 3 mesi) da dividere tra i genitori, con un’indennità variabile tra il 30% e l’80% a seconda dei periodi e dell’età del bambino.
Questi numeri pongono l’Italia in una posizione di netto svantaggio rispetto a molti partner europei, rispettando appena il minimo di 10 giorni previsto da una direttiva UE del 2019.
Il Confronto con l’Europa: un Modello Sociale da Rivedere
Il divario con altri Paesi europei è emblematico e non si limita a una mera questione normativa, ma riflette un modello sociale e culturale differente.
- In Spagna, il congedo per i padri è di 16 settimane, obbligatorio e retribuito al 100%, esattamente come per le madri.
- In Svezia, considerata un modello virtuoso, i genitori hanno a disposizione 480 giorni di congedo da dividere, con 90 giorni non trasferibili riservati a ciascun genitore per incentivare la condivisione.
- La Finlandia offre 160 giorni di congedo a ciascun genitore.
- Anche la Francia e il Portogallo prevedono periodi di congedo per i padri significativamente più lunghi dell’Italia, rispettivamente 25 e 28 giorni.
Questi esempi dimostrano come un sistema di congedi più equo sia non solo possibile, ma anche funzionale a promuovere la parità di genere, sostenere l’occupazione femminile e contrastare la denatalità, problemi particolarmente sentiti nel nostro Paese.
Una Battaglia per il Futuro
La mobilitazione di CGIL, Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari non si è limitata a un singolo evento. Hanno annunciato che la battaglia continuerà nelle piazze, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. La richiesta di un congedo paritario, come sottolineato dagli studenti, non riguarda solo i lavoratori di oggi, ma investe direttamente il modello di società che si vuole costruire per il futuro: una società più equa, inclusiva e attenta ai diritti di tutti. La protesta al Colosseo è solo l’inizio di un percorso che mira a scardinare stereotipi culturali e a ottenere riforme strutturali non più rimandabili.
