Un velo di commozione e cordoglio ha avvolto lo sprint finale della campagna referendaria del centrodestra, profondamente segnato dalla notizia della scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura iconica della politica italiana, deceduto a 84 anni. L’evento, che doveva rappresentare l’ultima spinta propulsiva verso il “Sì” alla riforma della giustizia, si è trasformato in un momento di ricordo e omaggio al “Senatùr”, alterando programmi e toni di una giornata cruciale.
La duplice anima del centrodestra: lutto e appello al voto
La giornata conclusiva ha visto i leader della coalizione di governo impegnati su un doppio fronte: da un lato, l’espressione di un sincero cordoglio per la perdita di un padre politico; dall’altro, la necessità di lanciare un ultimo, incisivo appello agli elettori. La premier Giorgia Meloni, pur partecipando al lutto, ha mantenuto i suoi impegni televisivi su Rai1 e La7 per ribadire la centralità della riforma. “La sfida è tra chi vuole difendere lo status quo e chi vuole modernizzare il Paese”, ha dichiarato, sottolineando come una vittoria del “No” trasmetterebbe un messaggio preoccupante sull’immutabilità dell’Italia.
La Presidente del Consiglio ha anche assicurato che l’esito del voto non avrà “nessun contraccolpo sul governo”, definendo la maggioranza “solida a differenza dell’opposizione”. Ha poi criticato la campagna del fronte avverso, definendola “non bella” e basata su “menzogne” e un tentativo di “buttarla in ‘caciara’”. Con una cartina dell’Europa in mano, ha evidenziato come la separazione delle carriere sia una realtà in molti Stati membri, ironizzando: “una volta che voglio essere europeista io, non si può fare?”.
La Lega si ferma: il ricordo del fondatore prevale
In segno di lutto, la Lega ha annullato tutti gli eventi pubblici programmati per la chiusura della campagna. Il leader Matteo Salvini ha immediatamente sospeso i suoi impegni per recarsi a Gemonio e visitare la famiglia di Bossi. In serata, ha legato indissolubilmente l’eredità politica del fondatore all’impegno referendario: “Per onorare la memoria e dare corpo al pensiero politico del fondatore Umberto Bossi, tutto il popolo leghista domenica e lunedì sarà ancora più determinato nel votare sì”. Salvini ha inoltre sottolineato come proprio Bossi e la Lega abbiano subito gli attacchi di una “certa magistratura politicizzata”.
L’evento milanese, originariamente una “maratona” per il “Sì” organizzata da Fratelli d’Italia, ha cambiato pelle nel corso della giornata, trasformandosi in una commemorazione. Nonostante ciò, e a testimonianza di una campagna condotta in gran parte su binari separati, nessun esponente leghista ha partecipato alla piazza condivisa.
La Russa e Tajani: omaggio al leader e focus sulla riforma
A colmare il vuoto sul palco milanese è stato il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha ricordato Bossi come “un amico sincero”, capace di “costruire un centrodestra molto forte senza rinunciare a nulla delle sue idee di tutela e difesa del Nord”. Le sue parole hanno sottolineato il ruolo di Bossi come “pilastro” e “architrave” della coalizione.
Anche Forza Italia, pur annullando alcuni eventi in segno di rispetto, ha proseguito nell’impegno referendario. Il leader Antonio Tajani, in un’intervista televisiva, ha ribadito la volontà di “togliere le grinfie della politica dall’attività della magistratura”. Il vicepremier ha poi espresso preoccupazione per il clima di tensione, citando l’episodio di due anarchici trovati a maneggiare una bomba a Roma, un fatto che a suo dire “lascia molto perplessi” alla vigilia del voto.
I punti chiave del referendum sulla giustizia
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, essendo di tipo confermativo, non richiede il raggiungimento di un quorum. I cittadini sono chiamati a confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento che interviene sull’organizzazione della magistratura. I punti salienti della riforma sono:
- Separazione delle carriere: I magistrati dovranno scegliere all’inizio del loro percorso se intraprendere la carriera giudicante (giudice) o requirente (pubblico ministero), senza più la possibilità di passare da una funzione all’altra.
- Due Consigli Superiori della Magistratura (CSM): L’attuale CSM verrebbe sdoppiato in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Capo dello Stato.
- Sorteggio per i componenti togati: La riforma introduce il sorteggio come metodo per la selezione dei membri dei due CSM, con l’obiettivo di ridurre il potere delle correnti interne alla magistratura.
- Istituzione dell’Alta Corte Disciplinare: Verrebbe creata una nuova corte di rango costituzionale, esterna ai CSM, con il compito di giudicare le infrazioni disciplinari dei magistrati.
Votare “Sì” significa approvare l’entrata in vigore di queste modifiche. Votare “No” significa mantenere l’attuale ordinamento della magistratura. La premier Meloni ha insistito su come la riforma sia cruciale per risolvere casi di “malagiustizia” e per introdurre un principio di responsabilità che contrasti “approccio ideologico e negligenza” in alcuni ambiti giudiziari, citando come esempi noti casi di cronaca e la “crociata di alcune toghe contro il governo sull’immigrazione”.
