Roma – “Ma quale festa?! Vogliamo il congedo paritario”. Uno striscione eloquente, srotolato davanti alla maestosità del Colosseo, ha segnato la mattinata di ieri, in coincidenza con la Festa del Papà. A promuovere il flash mob sono stati la Cgil, la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari, uniti in una campagna di sensibilizzazione per denunciare un’occasione mancata e rilanciare una battaglia cruciale per la modernizzazione del paese. Al centro della protesta, la recente bocciatura della proposta di legge che avrebbe introdotto una riforma strutturale dei congedi di genitorialità, puntando a un sistema più equo e paritario.

Una Bocciatura che Pesa sul Futuro del Paese

La decisione della commissione Bilancio della Camera di respingere la proposta di legge promossa dalle opposizioni ha rappresentato, secondo i manifestanti, una “scelta politica grave e precisa”. Le segretarie confederali della Cgil, Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione, hanno commentato duramente la decisione, sottolineando come questa confermi “l’assenza di una visione moderna delle politiche familiari e del welfare nel nostro Paese”. L’accusa rivolta al governo è di continuare a “sbandierare slogan su natalità e sostegno alle famiglie” per poi, nei fatti, respingere quelle riforme strutturali che potrebbero realmente incidere sulla vita delle persone. La conseguenza, denunciano, è quella di perpetuare un modello sociale e culturale che scarica il lavoro di cura quasi esclusivamente sulle donne, con un impatto diretto e negativo sull’occupazione femminile e sulla precarietà generale.

La proposta bocciata, a prima firma della segretaria del PD Elly Schlein, mirava a introdurre un congedo paritario di cinque mesi per entrambi i genitori, retribuito al 100%, e ad estendere la misura anche ai lavoratori autonomi. Lo stop è arrivato a seguito del parere negativo della Ragioneria Generale dello Stato, che ha giudicato “inidonee” le coperture finanziarie individuate, stimate in circa 4-4,5 miliardi di euro. Una motivazione tecnica che, secondo le opposizioni e i sindacati, nasconde una precisa volontà politica.

Il Contesto Italiano: Un Divario da Colmare

La protesta romana riaccende i riflettori su una situazione, quella italiana, che sconta un notevole ritardo rispetto a molti partner europei. Attualmente, la legge italiana prevede un congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi retribuito all’80% e un congedo di paternità obbligatorio di soli dieci giorni, sebbene retribuito al 100%. Esiste poi il congedo parentale facoltativo, che può arrivare a un massimo di dieci o undici mesi complessivi per la coppia, ma con un’indennità che si attesta al 30% della retribuzione, rendendolo di fatto poco accessibile per molte famiglie. Un dato su tutti fotografa la realtà: nel 2024, l’84% del totale dei congedi parentali facoltativi è stato fruito dalle madri.

Questo squilibrio ha radici profonde, sia culturali che strutturali. Come evidenziato da dati ISTAT, in Italia il lavoro di cura grava in modo sproporzionato sulle donne, che dedicano in media oltre 5 ore al giorno ad attività domestiche e di assistenza. Questa realtà si traduce in un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa (53,3% contro il 71,1% degli uomini) e in una forte incidenza del part-time involontario. Quasi una madre su due, inoltre, modifica o abbandona la propria attività lavorativa dopo la nascita del primo figlio.

Paesi come la Spagna, la Svezia e la Finlandia hanno da tempo adottato modelli di congedo paritario, con permessi di 16 settimane per entrambi i genitori, dimostrando come queste politiche non solo promuovano una più equa condivisione delle responsabilità familiari, ma favoriscano anche l’occupazione femminile e la crescita economica.

Le Voci della Politica e della Società Civile

La questione ha innescato un acceso dibattito politico. La Ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, pur dichiarandosi favorevole a una maggiore condivisione del lavoro di cura, ha sottolineato la “differenza biologica” tra madre e padre, un’affermazione che ha suscitato le critiche delle opposizioni. La deputata del Movimento 5 Stelle, Gilda Sportiello, ha accusato la ministra di avere una “visione culturale arretrata” che giustifica le disuguaglianze. Dalla maggioranza, la Ministra del Lavoro Marina Calderone ha difeso la scelta della bocciatura appellandosi alla “responsabilità contabile” e alla necessità di tutelare i conti pubblici.

Ma la battaglia, come sottolineato da Rete degli Studenti Medi e Udu, “non riguarda solo i lavoratori di oggi, ma il modello di società del futuro”. La richiesta è quella di un welfare più giusto e inclusivo, che parta dal potenziamento dei servizi, come una rete adeguata di asili nido pubblici e accessibili, e da un cambiamento culturale profondo. Per questo, la mobilitazione annunciata da Cgil e associazioni studentesche non si fermerà alla giornata di ieri, ma promette di continuare “nelle piazze, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro”.

L’obiettivo è chiaro: trasformare un’occasione mancata in un nuovo punto di partenza per costruire un’Italia dove la genitorialità sia un’esperienza pienamente condivisa e un diritto garantito per tutti, senza che questo si traduca in un ostacolo per la carriera e l’indipendenza economica, soprattutto delle donne.

Di atlante

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