CAINO (BS) – Un avviso tanto insolito quanto emblematico è comparso sulla porta dell’ufficio anagrafe del Comune di Caino, un piccolo centro di circa duemila abitanti in provincia di Brescia. “È vietato nascere, morire, sposarsi e recarsi in questo ufficio per qualsiasi adempimento fino a data da destinarsi”. A firmarlo, con un misto di amarezza e ironia, è il sindaco Cesare Sambrici, giunto al suo terzo mandato e ora alle prese con una crisi di personale senza precedenti che ha portato alla chiusura a tempo indeterminato di un servizio pubblico essenziale.
Una crisi improvvisa e le sue cause
La drastica decisione, effettiva dal 12 marzo 2026, è stata una scelta obbligata. L’amministrazione comunale si è ritrovata improvvisamente priva del personale necessario a garantire il funzionamento dell’ufficio anagrafe. La situazione è precipitata a causa dell’assenza per diversi mesi, per motivi personali, dell’unica dipendente addetta al settore. A questo si aggiunge il fatto che, negli ultimi tempi, altri tre impiegati hanno lasciato il municipio dopo aver vinto concorsi pubblici in enti più grandi e vicini a casa, come la Provincia e il Comune di Brescia. Il risultato è che l’organico comunale si è ridotto a soli quattro dipendenti, a fronte dei nove o dieci necessari per il corretto funzionamento della macchina amministrativa.
Il sindaco Sambrici, in un’intervista, ha spiegato come la sua sia stata una “provocazione per mettere in risalto le problematiche che hanno i piccoli comuni come il mio”. Ha sottolineato l’impossibilità di lasciare sguarnito un ufficio cruciale come l’anagrafe, soprattutto in un periodo denso di impegni.
Le ricadute: referendum e servizi ai cittadini a rischio
La chiusura dell’ufficio anagrafe non comporta solo l’impossibilità di emettere certificati o registrare atti di stato civile. Il provvedimento arriva in un momento particolarmente delicato, con l’avvicinarsi delle consultazioni referendarie, previste per il 22-23 marzo, che richiedono un notevole impegno amministrativo. Tra i compiti a rischio ci sono:
- La consegna delle tessere elettorali smarrite.
- Il rinnovo delle carte d’identità scadute, necessarie per il voto.
- Le comunicazioni ufficiali e l’aggiornamento dei registri elettorali.
- La trasmissione periodica dei dati di affluenza alla Prefettura durante i giorni del voto.
Il sindaco stesso si è trovato a dover gestire personalmente alcune pratiche urgenti, come un certificato di residenza e una pratica di cittadinanza, evidenziando la gravità della situazione.
La difficile ricerca di soluzioni e il problema dei piccoli comuni
L’amministrazione comunale è al lavoro per trovare soluzioni tampone e assicurare almeno i servizi indispensabili. Il sindaco Sambrici ha chiesto aiuto alla Prefettura, che si è subito attivata, e ha lanciato un appello ai comuni vicini per ottenere un supporto temporaneo con il loro personale. Inoltre, è stato annunciato un nuovo bando di concorso, predisposto in collaborazione con il vicino Comune di Nave, anche se per una soluzione definitiva ci vorranno mesi.
Le difficoltà nel reperire nuovo personale sono molteplici. Una graduatoria esistente si è esaurita poiché tutti i candidati idonei hanno rinunciato, avendo trovato altre occupazioni. Inoltre, la legge impone un blocco delle assunzioni per sei mesi per i posti lasciati vacanti, complicando ulteriormente la sostituzione dei dipendenti che se ne sono andati.
La vicenda di Caino accende i riflettori su un problema strutturale che affligge molti piccoli comuni italiani: la carenza di personale. Come evidenziato dal sindaco, gli stipendi negli enti minori, che si aggirano sui 1.400-1.500 euro, sono spesso poco competitivi rispetto al settore privato o a comuni più grandi, dove sono disponibili maggiori benefit. Questo, unito a un carico di lavoro che spesso richiede di ricoprire più ruoli, rende difficile attrarre e trattenere personale qualificato. Un problema sollevato anche a livello nazionale dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che sottolinea come la contrazione del personale negli ultimi anni abbia messo a dura prova la capacità amministrativa degli enti locali, soprattutto quelli con meno di 5.000 abitanti.
Nonostante le difficoltà, la provocazione del sindaco ha generato solidarietà. Un giovane impiegato di un altro comune si è detto disponibile a dare una mano, pur dovendo affrontare un lungo tragitto quotidiano e la necessità di imparare a usare un nuovo software gestionale. Un ex dipendente in pensione, dopo 42 anni di servizio in anagrafe, ha offerto il suo aiuto, sebbene debba familiarizzare con le nuove procedure informatiche. Segnali di speranza, mentre Caino attende di poter tornare a registrare nascite, morti e matrimoni.
