TEHERAN – In un clima di altissima tensione internazionale, la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha impresso una svolta drammatica alla crisi in Medio Oriente. Nel suo primo attesissimo discorso alla nazione, trasmesso dalla televisione di stato, ha ordinato di mantenere il blocco dello Stretto di Hormuz, un punto di passaggio cruciale per le rotte petrolifere mondiali. “La leva per bloccare lo Stretto di Hormuz deve essere assolutamente utilizzata”, ha dichiarato, segnalando una linea di continuità e intransigenza rispetto alla politica del padre, l’ayatollah Ali Khamenei.
La nomina di Mojtaba Khamenei, 56 anni, secondogenito del suo predecessore, è stata ufficializzata dall’Assemblea degli Esperti, l’organo di 88 religiosi incaricato della scelta. Questa successione, avvenuta nel pieno di un conflitto che vede coinvolti Israele e Stati Uniti, è stata vista da molti analisti come un segnale della volontà del regime di rafforzare l’asse tra il clero conservatore e il potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), i Pasdaran, con cui Mojtaba vanta legami strettissimi.
Un discorso di guerra e vendetta
Il messaggio di Khamenei, letto da una presentatrice della TV di stato mentre sullo sfondo campeggiava solo una sua foto ufficiale, è stato un chiaro manifesto di guerra. “Non ci arrenderemo mai e vendicheremo il sangue dei nostri martiri”, ha proclamato, riferendosi alle perdite subite, tra cui figurerebbero, secondo diverse fonti, anche suoi stretti familiari. L’assenza fisica del nuovo leader ha alimentato un vero e proprio “giallo” sulle sue condizioni di salute; si ipotizza infatti che possa essere stato ferito gravemente durante l’attacco che è costato la vita al padre.
Oltre alla chiusura di Hormuz, Khamenei ha lanciato un monito ai paesi della regione, chiedendo di chiudere “al più presto le basi americane” e avvertendo che l’Iran “sarà costretto ad attaccare coloro che cooperano” con i suoi avversari. Un appello all’unità interna ha completato un discorso che non lascia spazio a mediazioni, prefigurando un’ulteriore escalation del conflitto.
Lo Stretto di Hormuz: il “chokepoint” globale
La decisione di bloccare lo Stretto di Hormuz non è una minaccia da poco. Questo braccio di mare, che separa l’Iran dalla penisola arabica, è il più importante “chokepoint” energetico del pianeta. Attraverso questo passaggio transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e un quarto del commercio di gas naturale liquefatto (GNL). In condizioni normali, oltre 20 milioni di barili di greggio attraversano lo stretto ogni giorno, diretti principalmente verso i mercati asiatici ed europei.
L’impatto economico di una chiusura prolungata sarebbe devastante. Già nelle ore successive all’annuncio, il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata, superando la soglia dei 100 dollari al barile. Analisti finanziari ed economici prevedono conseguenze catastrofiche:
- Aumento dei prezzi energetici: Il Brent potrebbe raggiungere e superare i 130-150 dollari al barile, con un impatto diretto sui costi di carburante ed elettricità per consumatori e imprese a livello globale.
- Rischio inflazione: L’aumento dei costi energetici e dei trasporti si trasferirebbe a cascata su tutti i beni di consumo, riaccendendo focolai inflazionistici e comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie.
- Crisi logistica: Le alternative per il trasporto del greggio via terra sono insufficienti a coprire i volumi che passano da Hormuz, creando un collo di bottiglia insostenibile per le catene di approvvigionamento globali.
Le azioni dei Pasdaran e la risposta internazionale
L’ordine di Khamenei è stato immediatamente recepito dai Guardiani della Rivoluzione. Il comandante delle forze navali, Alireza Tangsiri, ha confermato su X (ex Twitter) che manterranno chiuso lo stretto, pronti a “infliggere i colpi più duri all’aggressore nemico”. Già nei giorni precedenti, si erano registrati attacchi a navi cargo e petroliere in transito, con l’uso di mine e missili, in una chiara dimostrazione di forza da parte dei Pasdaran.
La comunità internazionale osserva con estrema preoccupazione. Gli Stati Uniti, attraverso il presidente Donald Trump, hanno definito “inaccettabile” l’ascesa di Mojtaba e avvertito che la nuova Guida Suprema “non durerà a lungo” senza un’approvazione esterna, lasciando intendere che tutte le opzioni restano sul tavolo. L’Unione Europea, tramite le parole del presidente francese Macron, ha ipotizzato un’iniziativa per mettere in sicurezza il canale, sul modello di quanto già avviene nel Mar Rosso, ma ha precisato che nessuna azione sarà intrapresa fino a quando la guerra sarà in corso.
Chi è Mojtaba Khamenei?
Nato nel 1969, Mojtaba Khamenei è una figura tanto potente quanto schiva. Pur non avendo mai ricoperto incarichi ufficiali di primo piano, ha sempre operato dietro le quinte, costruendo una solida rete di potere all’interno degli apparati di sicurezza e, soprattutto, con i vertici dei Pasdaran, di cui è considerato il capo politico de facto. La sua carriera è iniziata proprio nei ranghi dei Guardiani durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988). Considerato un “falco”, più radicale del padre, la sua ascesa al potere solleva interrogativi e timori, non solo all’estero ma anche all’interno dell’Iran. La sua nomina, infatti, rompe con la tradizione post-rivoluzionaria che rifiutava il potere ereditario, uno dei pilastri della rivoluzione del 1979 contro la monarchia dello Scià.
