L’arte come grido di denuncia: il blitz di Laika a Sanremo
Sanremo, epicentro della musica e dell’attenzione mediatica italiana, è diventata il palcoscenico di un’inattesa e potente forma di protesta. La nota street artist Laika, celebre per le sue opere a sfondo sociale e politico, ha scelto proprio la città dei fiori per il suo ultimo blitz, un’azione mirata a squarciare il velo di silenzio sulla tragica situazione in Palestina. Un gesto forte, che unisce arte e attivismo, portando il dramma di Gaza nel cuore di uno degli eventi più seguiti del Paese.
L’artista, il cui volto è celato dall’iconica maschera, aveva preannunciato la sua iniziativa attraverso i canali social, creando un’attesa carica di significato. Il suo viaggio non è stato banale: una traversata in barca a vela di circa 400 miglia, da Barcellona a Sanremo. Le vele stesse sono diventate una tela, un veicolo di messaggio. Sulle di esse, i volti dipinti di una donna e di alcuni bambini di Gaza, un’opera toccante intitolata AGAIN, a simboleggiare il ripetersi di una sofferenza che non trova fine. L’obiettivo di questa navigazione era duplice: da un lato, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione umanitaria a Gaza e, dall’altro, promuovere la nuova spedizione della Global Sumud Flotilla, prevista per il prossimo 12 aprile, un’iniziativa internazionale che mira a portare aiuti e solidarietà alla popolazione palestinese.
“Come le farfalle”: un’opera per non dimenticare
Una volta approdata in Liguria, Laika non ha perso tempo. Nel cuore pulsante di Sanremo, tra le vie affollate per il Festival, è comparso il suo nuovo lavoro: un poster dal titolo “Come le farfalle”. L’opera ritrae una bambina che stringe una bambola, una figura di innocenza spezzata, dalla cui schiena spuntano delicate ali di farfalla. Un’immagine poetica e straziante, che evoca la fragilità e la brevità della vita di troppi bambini a Gaza.
La scelta del titolo non è casuale, ma un richiamo diretto e un omaggio al cantautore Ermal Meta e al suo brano “Stella Stellina”. Laika ha infatti dichiarato di aver preso in prestito le parole della canzone, ringraziando l’artista per “essersi schierato con coraggio”. Un modo per sottolineare la responsabilità che, secondo lei, gli artisti hanno in momenti storici così delicati. “Non si tratta di essere politicizzati, questa è una questione di umanità”, ha affermato l’artista, evidenziando come l’arte possa e debba diventare uno strumento per non restare indifferenti di fronte alla “cancellazione di un popolo”.
Un messaggio contro il silenzio mediatico
La performance di Laika si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per il calo di attenzione mediatica sul conflitto israelo-palestinese. Nonostante le cifre drammatiche, con decine di migliaia di vittime a Gaza di cui una percentuale significativa di minori, l’argomento sembra scivolare progressivamente ai margini del dibattito pubblico. “Non amo le situazioni affollate, ma in un momento di totale silenzio scelgo il posto dove in Italia c’è più rumore per ricordare a tutti che a Gaza si muore ancora”, ha spiegato Laika, motivando la scelta di agire proprio durante il Festival di Sanremo.
Il suo appello è un invito a non voltarsi dall’altra parte, a fermare quello che definisce un “massacro”. La conclusione del suo messaggio è un misto di dolore e speranza: “così forse in Palestina, ‘dalla collina verrà una primavera’ e non ci saranno più bambini che come farfalle hanno vissuto solo un giorno”. Un auspicio che affida alla potenza comunicativa della sua arte, capace di parlare un linguaggio universale e di toccare le coscienze anche nel frastuono di un grande evento mediatico.
