Il mondo della moda, un universo in perenne e rapidissima evoluzione, ha assistito a una delle nomine più dirompenti degli ultimi anni: Demna Gvasalia, noto semplicemente come Demna, è il nuovo direttore creativo di Gucci. Un annuncio che ha spiazzato il settore, proiettando lo stilista georgiano, celebre per il suo approccio concettuale e sovversivo che ha ridefinito Balenciaga, alla guida di uno dei marchi più iconici del Made in Italy. E il suo primo atto non è stata una sfilata, ma una lettera. Una missiva quasi d’amore, pubblicata sui canali social del brand, che funge da manifesto per la sua nuova era.
Gucci come entità umana: una nuova fisica delle emozioni
Abbandonando i tecnicismi e le dichiarazioni programmatiche, Demna sceglie un approccio quasi filosofico. Per lui, Gucci non è una “maison” radicata nell’alta moda, né un mito astratto, ma un’entità viva, pulsante. “Io vedo Gucci come una persona”, scrive, descrivendola come un essere complesso con “un passato selvaggio e indimenticabile e codici inconfondibili”. Questa personificazione è il fulcro della sua visione: un brand definito da “dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e crollo, orgoglio e vulnerabilità”. Un’analisi che, dal mio punto di vista di fisico, assomiglia alla descrizione di un sistema complesso, dove l’interazione caotica delle singole parti genera un’identità emergente, imprevedibile e affascinante. Demna non vuole progettare abiti, vuole calibrare emozioni.
La missione: trasformare un sostantivo in un aggettivo
La vera missione che Demna si prefigge è ambiziosa e trascende il prodotto. “Gucci deve diventare una sensazione. Gucci deve diventare un aggettivo”, dichiara. Questo intento è nato da un’epifania avuta a Firenze. Racconta di aver visitato gli archivi, le fabbriche e persino gli Uffizi per ammirare la “Primavera” di Botticelli. All’uscita, la vista di Palazzo Gucci in Piazza della Signoria gli ha rivelato il posto che il brand occupa nella cultura italiana. Non si tratta solo di pelletteria di lusso, ma di un pezzo del tessuto culturale nazionale, un simbolo che lui intende elevare a un’esperienza universale. L’obiettivo è chiaro: non si indosserà più “un abito di Gucci”, ma ci si sentirà “Gucci”.
Un’estetica della leggerezza: il reset stilistico
Per chi associa Demna alle silhouette oversize e all’estetica post-sovietica di Vetements e Balenciaga, la sua dichiarazione stilistica per Gucci potrebbe sorprendere. “Intendo rendere Gucci più leggero, più morbido, più raffinato, più elaborato, più emotivo, a volte persino privo di senso”, anticipa. Questa ricerca di leggerezza non è solo estetica, ma concettuale. Si tratta di un “reset”, come lo ha definito in un’intervista, per liberare il brand da sovrastrutture intellettuali e restituirlo a una dimensione più istintiva ed emozionale. Dalle prime collezioni presentate emerge una sintesi tra l’heritage della maison, con riferimenti all’era di Tom Ford, e contaminazioni sportswear, cercando una costruzione identitaria piuttosto che una rottura provocatoria.
Heritage e Moda: la danza degli amanti
Uno dei passaggi più poetici e significativi della sua lettera riguarda il rapporto tra passato e presente. Demna rifiuta la dicotomia tra tradizione e innovazione. “La coesistenza tra heritage e moda”, scrive, “non sono opposti, sono amanti”. È una visione potente che promette di non cancellare l’inestimabile archivio di Gucci, ma di farlo dialogare, persino “amare”, dalla contemporaneità. Questo approccio è fondamentale per un marchio che ha costruito la sua leggenda sull’eccellenza dell’artigianato italiano, ma anche sulla sua “qualità innata di osare”. La sfida sarà orchestrare questa danza, trovando un equilibrio dinamico tra il DNA storico e le pulsioni del presente, un compito che richiede la precisione di un ingegnere e la sensibilità di un artista.
Cosa aspettarsi dal futuro di Gucci
La nomina di Demna arriva in un momento cruciale per Gucci, che cerca un rilancio dopo anni di grandi successi ma anche di recente affaticamento. La sua visione, così personale e profondamente culturale, rappresenta una scommessa audace da parte del gruppo Kering. Demna non è solo un designer, è un “cultural interpreter”, un creativo che ha dimostrato di saper catturare e plasmare lo spirito del tempo. La sua lettera ha alzato il sipario su un nuovo capitolo che si preannuncia meno legato al massimalismo decorativo e più orientato a un’esplorazione dell’identità, sia del brand che di chi lo indossa. La curiosità è altissima: il motore di Gucci sta per essere riprogettato, e tutti attendono di sentire il suo nuovo, inconfondibile, suono.
