La campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia, che chiamerà gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo, si avvia verso la sua fase cruciale. Il fronte del ‘no’, composto da partiti di opposizione e da un vasto arcipelago di comitati e associazioni della società civile, si prepara a un grande evento unitario a Roma per la chiusura della campagna elettorale. L’obiettivo è quello di dare una dimostrazione di forza e compattezza, tirando la volata finale in una contesa che si preannuncia estremamente equilibrata.

Un Palco Unitario nel Cuore di Roma

Il Comitato ‘Società civile per il no’, presieduto dal professor Giovanni Bachelet, è al lavoro da giorni per definire gli ultimi dettagli dell’evento. La manifestazione si terrà in una piazza della capitale, anche se la data precisa è ancora in fase di valutazione, con due opzioni sul tavolo: martedì 18 o mercoledì 19 marzo. Sul palco sono attesi i principali leader delle forze politiche che si oppongono alla riforma: Elly Schlein per il Partito Democratico, Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle, e il tandem di Alleanza Verdi e Sinistra composto da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La loro presenza congiunta mira a sottolineare l’ampiezza di uno schieramento che, pur partendo da posizioni politiche diverse, converge sulla necessità di respingere la riforma della giustizia voluta dal governo.

Accanto ai leader di partito, un ruolo da protagonisti avranno anche i rappresentanti dei numerosi comitati che animano la battaglia per il ‘no’. Il presidente Bachelet ha esteso l’invito a realtà come ‘Giusto dire no’, ‘Avvocati per il no’ e ’15 per il no’, a testimonianza di una mobilitazione che affonda le sue radici nel mondo delle professioni legali, dell’associazionismo e della società civile.

Le Ragioni di una Battaglia Cruciale

La posta in gioco, secondo i sostenitori del ‘no’, è altissima. La riforma costituzionale, già approvata in doppia lettura dal Parlamento ma senza la maggioranza dei due terzi, introduce modifiche sostanziali all’ordinamento giudiziario. I punti più controversi includono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e di un’Alta Corte disciplinare. Secondo il fronte del ‘no’, queste modifiche minerebbero l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato a favore dell’esecutivo. Il professor Bachelet ha parlato di un rischio per l’autorevolezza del CSM rispetto al potere politico. L’ex procuratore Edmondo Bruti Liberati ha sostenuto che la legge non affronta i problemi reali della giustizia, come la lentezza dei processi.

Dall’altra parte, i promotori del ‘sì’ ritengono che la riforma sia necessaria per garantire una maggiore terzietà del giudice e per ridurre il peso delle correnti all’interno della magistratura. Il dibattito si è fatto via via più acceso, con toni talvolta aspri che hanno richiesto l’intervento del Presidente della Repubblica per richiamare alla moderazione.

Sondaggi e Scenari: una Partita Aperta

L’esito del referendum appare tutt’altro che scontato. Gli ultimi sondaggi mostrano una forbice sempre più stretta tra i due schieramenti. Una recente rilevazione di YouTrend per Sky TG24 indica un testa a testa in caso di alta affluenza (stimata al 55,4%), con entrambi i fronti al 50%. In uno scenario di bassa partecipazione (46,0%), invece, il ‘no’ prevarrebbe con il 53,1% contro il 46,9% del ‘sì’. Questo dato sottolinea l’importanza cruciale della mobilitazione degli elettori, e spiega gli sforzi del fronte del ‘no’ per organizzare un evento di chiusura di grande impatto mediatico e popolare. La campagna “porta a porta” e la presenza capillare sul territorio, con banchetti e volantinaggio, sono considerate decisive per raggiungere e convincere gli indecisi.

La frattura, come prevedibile, è nettamente politica: oltre il 92% degli elettori di centrodestra si dichiara per il ‘sì’, mentre nel cosiddetto “Campo Largo” (centrosinistra) circa nove elettori su dieci sono per il ‘no’. L’evento di Roma sarà quindi una tappa fondamentale per consolidare il proprio elettorato e tentare di fare breccia in quella parte di opinione pubblica ancora incerta, da cui dipenderà il risultato finale di una delle riforme più discusse degli ultimi anni.

Di veritas

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