Odessa, Ucraina – In una giornata carica di significato e memoria, la città di Odessa è diventata il palcoscenico di una sentita manifestazione per la pace e la giustizia. Nel quarto anniversario dell’invasione su larga scala da parte della Russia, attivisti piemontesi e una delegazione di politici italiani di Europa Radicale si sono riuniti sulla cima della celebre scalinata Potemkin per lanciare un appello accorato all’Europa e al mondo intero. La richiesta è chiara e potente: “uno scudo protettivo sui cieli dell’Ucraina e il processo ai criminali di guerra del Cremlino”.
Circa quaranta cittadini italiani, affiancati da decine di ucraini, hanno dato vita a un presidio che ha unito idealmente le due nazioni sotto le bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea. Un gesto forte, un “dovere civico, politico, umano e civile”, come dichiarato dagli stessi organizzatori, per testimoniare una vicinanza che va oltre la semplice solidarietà diplomatica.
Una Delegazione Trasversale per un Messaggio Unitario
La delegazione italiana presente a Odessa era composta da figure di spicco del panorama politico e della società civile, a testimonianza di un sostegno trasversale alla causa ucraina. Tra i partecipanti, si sono distinti:
- Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo
- I parlamentari Ivan Scalfarotto e Benedetto Della Vedova
- L’ex sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti
- Elena Buscemi e Gianmaria Radice, consiglieri comunali di Milano
- Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani
- L’ex deputato radicale Marco Taradash
Per Europa Radicale sono intervenuti i dirigenti Igor Boni, Federica Valcauda, Emilia Rossi e Silvja Manzi, che hanno sottolineato con forza il valore dell’iniziativa. La loro presenza ha voluto essere una testimonianza diretta in una città “martoriata ogni giorno dai bombardamenti russi”, come ha ricordato Igor Boni.
L’Inno alla Gioia e “O Sole Mio”: la Cultura come Ponte di Unione
La manifestazione è stata aperta da un momento di grande impatto emotivo: l’orchestra navale militare di Odessa ha eseguito l’inno nazionale ucraino, seguito dall’Inno alla Gioia, simbolo dell’Unione Europea. Un gesto che ha voluto ribadire l’aspirazione dell’Ucraina a far parte a pieno titolo della famiglia europea. A sorpresa, l’orchestra ha poi intonato la celebre melodia di “O Sole Mio”, un omaggio all’Italia e un ricordo del legame storico tra la canzone, composta proprio a Odessa, e la cultura italiana.
Anche il sindaco di Odessa, Igor Kov, ha voluto incontrare la delegazione italiana, ringraziando Europa Radicale per l’impegno e l’Italia per il costante supporto dimostrato in questi anni di conflitto.
Un Appello all’Europa e una Critica alla Politica Italiana
Il cuore del messaggio lanciato da Odessa è un duplice appello. Da un lato, la richiesta pressante all’Unione Europea di un intervento più deciso: “Chiediamo che l’Ucraina entri in Europa e che l’Europa entri in Ucraina per chiudere i cieli e fermare la mano assassina di Putin”, hanno dichiarato gli esponenti di Europa Radicale. L’obiettivo è quello di garantire la sicurezza della popolazione civile, quotidianamente sotto la minaccia dei bombardamenti, e di assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini di guerra.
Dall’altro lato, non è mancata una critica severa nei confronti di alcune forze politiche italiane. I radicali hanno puntato il dito contro “partiti e leader politici a cominciare da Lega e Cinque Stelle che non perdono occasione per lasciare al loro destino l’Ucraina, l’Europa, la democrazia e la libertà”. Questa posizione, secondo gli attivisti, è un chiaro segnale della “pervasività della guerra ibrida di Mosca” nel tessuto politico e sociale italiano.
Odessa, Città Simbolo di Resistenza
La scelta di Odessa come luogo per questa manifestazione non è casuale. La città portuale sul Mar Nero è da sempre un crocevia di culture e un simbolo di libertà, ma dall’inizio dell’invasione è diventata anche un obiettivo strategico e un bersaglio costante degli attacchi russi. Colpire Odessa, come sottolineato da Europa Radicale in precedenti comunicati, significa tentare di “cancellare la storia, la cultura e il ruolo internazionale di una città” e di “spezzare la resilienza e l’identità europea” del popolo ucraino. Per questo, essere presenti a Odessa oggi significa “portare una presenza politica, civile e testimoniale in difesa di ciò che la guerra tenta di cancellare”.
La missione della delegazione italiana non si è limitata alla sola giornata del 24 febbraio. Nei giorni precedenti, infatti, i partecipanti si sono recati a Chisinau, in Moldavia, per sostenere l’ingresso del paese nell’UE e hanno preso parte ai lavori del “Black Sea Security Forum” a Odessa, un importante appuntamento per discutere della sicurezza nella regione.
In conclusione, la manifestazione di Europa Radicale a Odessa si configura come un atto di resistenza civile e di profondo valore politico. Un segnale forte che, a quattro anni dall’inizio di un conflitto che continua a mietere vittime e a minacciare la stabilità del continente, la solidarietà e l’impegno per la democrazia non si arrendono.
