In un significativo sviluppo diplomatico nel conflitto che vede contrapposte Ucraina e Russia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicamente ringraziato il presidente statunitense Donald Trump per il suo “impegno personale nel porre fine a questa guerra”. Le parole di Zelensky, affidate a un post sulla piattaforma social X, seguono un importante incontro avvenuto a Ginevra tra i rappresentanti di Kiev e gli inviati speciali di Washington.

Il Vertice di Ginevra: un passo verso la pace?

Nella città svizzera, considerata da sempre crocevia della diplomazia internazionale, si sono tenuti colloqui tra la delegazione ucraina, composta dal Ministro della Difesa Rustem Umerov e dal capogruppo parlamentare David Arakhamia, e gli inviati speciali del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Quest’ultimo, genero di Trump, insieme a Witkoff, amico di lunga data del presidente, è stato incaricato di gestire le trattative per risolvere non solo la crisi ucraina ma anche le tensioni con l’Iran. L’incontro bilaterale è stato definito come preparatorio per un successivo round di negoziati in formato trilaterale, che includerà anche la Russia, previsto per l’inizio di marzo.

L’obiettivo dichiarato da Zelensky è quello di “finalizzare tutto ciò che è stato realizzato finora per reali garanzie di sicurezza” e, soprattutto, di “preparare un incontro a livello di leader”. Secondo il presidente ucraino, un vertice che veda la partecipazione diretta dei capi di Stato è il formato più idoneo per risolvere le questioni chiave, specialmente quando si ha a che fare con un “regime così personalista” come quello russo.

La strategia diplomatica di Trump

La nomina di Kushner e Witkoff come inviati speciali evidenzia la strategia di Donald Trump di affidarsi a figure di sua stretta fiducia, con un background imprenditoriale, piuttosto che ai tradizionali canali diplomatici del Dipartimento di Stato. Questa scelta, se da un lato è stata accolta con favore da Kiev, che spera in un canale diretto con la presidenza americana per facilitare i colloqui con Vladimir Putin, dall’altro ha sollevato perplessità tra alcuni critici e senatori repubblicani riguardo a possibili conflitti di interesse e alla mancanza di supervisione governativa.

I due inviati hanno dimostrato un’intensa attività diplomatica, gestendo in poche ore a Ginevra sia il dossier ucraino che quello iraniano, con incontri che hanno coinvolto anche rappresentanti russi in sedi separate. Questa frenetica attività si inserisce in un quadro più ampio di sforzi negoziali che hanno visto precedenti incontri anche a Miami e ad Abu Dhabi.

Le posizioni in campo e le prospettive future

Da parte ucraina, la speranza è che questi sforzi possano portare a un vertice risolutivo. Zelensky ha sottolineato come la volontà politica sui temi territoriali rappresenti il principale ostacolo alla pace. Oltre alla fine delle ostilità, i colloqui di Ginevra hanno affrontato anche temi cruciali come la ripresa economica dell’Ucraina e futuri scambi di prigionieri con la Russia.

Mosca, dal canto suo, mantiene una posizione attendista. Il Ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha dichiarato che la Russia non ha “scadenze” per raggiungere la pace, ma “obiettivi che sta realizzando”. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che un incontro a livello presidenziale avrebbe senso solo in una fase conclusiva per finalizzare un accordo, suggerendo che sia prematuro se Kiev non modificherà alcune delle sue posizioni.

Nonostante le difficoltà, il dialogo prosegue. Le delegazioni si preparano ora per il prossimo incontro trilaterale, che potrebbe tenersi negli Emirati Arabi Uniti all’inizio di marzo. L’impegno diretto degli Stati Uniti, manifestato attraverso gli inviati di Trump, sembra aver impresso una nuova dinamica a un processo negoziale che negli ultimi tempi aveva mostrato segni di stallo. L’auspicio di Zelensky, e della comunità internazionale, è che questo nuovo slancio possa finalmente tradursi in passi concreti verso una pace duratura.

Di atlante

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