Da un incontro fortuito in un’asta di legni alla riscoperta di un’arte quasi perduta, fino a diventare un punto di riferimento mondiale per musicisti e liutai. La traiettoria professionale di Mimmo Peruffo, 67 anni, è una narrazione che intreccia chimica, storia, artigianato e una profonda passione per la musica. Un percorso che lo ha consacrato come l’ultimo grande maestro cordaio, l’unico al mondo capace di riprodurre fedelmente le corde in budello usate nel Rinascimento, nel Barocco e nel periodo Classico, per poi proiettare questa antica sapienza nel futuro attraverso la sperimentazione con le bioplastiche.
Un inizio casuale e una ricerca decennale
Nato ad Arborea, in provincia di Oristano, da una famiglia veneta, Mimmo Peruffo cresce e si forma in Veneto, diplomandosi come perito chimico. La sua vita sembrava destinata a un percorso professionale convenzionale, ma la passione per la liuteria, ereditata dal nonno direttore di banda, lo porta nel 1983 a un bivio inaspettato. “Ho iniziato costruendo alcune chitarre classiche per me e per miei amici”, racconta Peruffo. L’incontro con alcuni liutai durante un’asta di legni accende in lui la scintilla: la sfida di ricreare le corde in budello d’agnello, soppiantate dall’acciaio dopo la Prima Guerra Mondiale, per restituire agli strumenti antichi la loro voce autentica.
Il primo, grande ostacolo fu la creazione delle corde basse per il liuto. Queste corde, più spesse, necessitavano di un “appesantimento” per evitare un suono sordo e poco definito, un segreto che sembrava svanito nel tempo. Inizia così una ricerca quasi ossessiva, durata nove anni. Peruffo si immerge in biblioteche, studia migliaia di documenti antichi, approfondisce la chimica e la scienza dei materiali del ‘600. La svolta arriva grazie all’incontro con un cordaio, Arturo Granata, che gli fornisce la materia prima, il budello fresco, e di cui diventerà l’unico allievo. Dopo oltre 1500 esperimenti, nel 1990, Peruffo riesce finalmente a decifrare l’antica “ricetta”, riscoprendo le tecniche di densificazione che permisero di ridare vita al suono perduto dei bassi del liuto.
Dalla tradizione all’innovazione: Aquila Corde Armoniche
La sua scoperta non segna un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio. Nel 1991, a Caldogno (Vicenza), fonda la sua azienda, Aquila Corde Armoniche, oggi una realtà che dà lavoro a una trentina di persone e le cui creazioni viaggiano dagli Stati Uniti al Giappone. L’azienda diventa il laboratorio in cui Peruffo continua a fondere ricerca storica e innovazione scientifica. Il suo lavoro lo porta a collaborare con musei e istituzioni prestigiose, come il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo Stradivariano di Cremona.
Uno dei suoi successi più eclatanti è la ricostruzione esatta delle corde originali di Nicolò Paganini. Analizzando i reperti storici conservati a Genova, Peruffo è riuscito a riprodurre le corde del celebre violino “il Cannone”, permettendo, dopo quasi due secoli, di ascoltarne il suono autentico, così come lo concepì il grande maestro. Le sue corde oggi fanno vibrare liuti, contrabbassi, arpe, viole da gamba e violini di formazioni musicali specializzate in musica antica in tutto il mondo.
Ma la visione di Peruffo non è rivolta solo al passato. Nel 1997, la sua perizia chimica lo porta a brevettare il Nylgut, un “budello sintetico” che rivoluziona il mercato, offrendo un’alternativa performante al nylon per chitarre classiche e ukulele. Più recentemente, la sua ricerca si è concentrata sulle bioplastiche di origine vegetale, come un derivato dalla canna da zucchero, addizionate con polveri metalliche. Questi materiali innovativi ed ecosostenibili vengono utilizzati per creare corde per chitarre semi-acustiche di note marche statunitensi e per strumenti sudamericani, dimostrando una continua spinta verso il futuro.
Un’arte a rischio estinzione
Nonostante il successo internazionale e l’incessante innovazione, Mimmo Peruffo lancia un grido d’allarme per il futuro del suo mestiere. “La corderia tra 7 anni sarà estinta”, afferma con amarezza. “Fino a 20 anni fa i cordai professionisti erano una decina, molti sono andati in pensione, altri deceduti. Ora siamo rimasti 3 o 4”. Un patrimonio di conoscenze e abilità manuali rischia di scomparire, con un impatto significativo non solo sull’artigianato del Made in Italy, ma anche sull’esecuzione filologicamente corretta della musica antica. L’appello di Peruffo è un monito affinché si prendano provvedimenti a livello europeo per salvaguardare una professione che è, a tutti gli effetti, custode di un suono e di una storia che meritano di essere preservati per le generazioni future.
