ALESSANDRIA – Una svolta significativa per la tutela della salute pubblica e la trasparenza ambientale nel territorio alessandrino. Il Consiglio comunale di Alessandria ha approvato all’unanimità la convenzione con l’Università del Piemonte Orientale (UPO) per l’avvio di un atteso studio epidemiologico nella zona della Fraschetta. L’indagine, della durata prevista di diciotto mesi e interamente finanziata dall’ente locale, si prefigge di fare luce su un tema di cruciale importanza per la comunità: il possibile nesso di causa-effetto tra l’esposizione agli inquinanti ambientali e l’incidenza di mortalità e morbilità tra i residenti.

Il cuore dell’indagine: i PFAS e l’impatto sulla salute

L’attenzione principale dello studio sarà rivolta ai PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche), una famiglia di composti chimici di sintesi noti per la loro estrema persistenza nell’ambiente, tanto da essere definiti “inquinanti eterni”. Queste sostanze, utilizzate in numerosi processi industriali per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, sono da tempo al centro di un acceso dibattito scientifico e pubblico per i loro potenziali effetti nocivi sulla salute umana. Studi internazionali hanno associato l’esposizione ai PFAS a diverse problematiche sanitarie, tra cui effetti negativi sull’apparato endocrino, cardiocircolatorio e sul fegato, oltre a un possibile aumento del rischio di sviluppare alcune forme tumorali.

Il territorio della Fraschetta, e in particolare l’area di Spinetta Marengo, ospita un importante polo chimico, oggi guidato da Syensqo (precedentemente Solvay), che è l’unica industria in Italia a produrre ancora PFAS. La presenza di questo stabilimento ha sollevato negli anni crescenti preoccupazioni tra la popolazione e le associazioni ambientaliste, alimentate da dati relativi alle emissioni e alla contaminazione di suolo e acque. Recenti inchieste hanno evidenziato come una parte significativa delle emissioni di gas fluorurati in Italia provenga proprio da questo sito industriale.

Metodologia e obiettivi dello studio

Lo studio sarà condotto da docenti e ricercatori del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, guidati da una docente di Biostatistica, che si avvarrà del supporto di borsisti dedicati. L’indagine si baserà su un’analisi rigorosa e scientificamente fondata dei dati forniti da diversi enti, tra cui:

  • Comune di Alessandria
  • ASL AL (Azienda Sanitaria Locale)
  • Syensqo
  • Altri enti pubblici coinvolti

L’obiettivo è duplice: da un lato, delineare un profilo sanitario preciso e aggiornato dell’area, analizzando i tassi di mortalità e l’incidenza delle principali patologie; dall’altro, verificare statisticamente l’esistenza di una correlazione con la presenza documentata di inquinanti. Questo lavoro si pone in continuità con analisi già presentate in passato da ASL e ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), con l’intento di fornire un quadro ancora più completo e approfondito.

L’iniziativa si distingue da altri importanti progetti in corso, come il biomonitoraggio promosso dalla Regione Piemonte, che si concentra sull’analisi della presenza di PFAS nel sangue dei residenti in un’area di 3 km dal polo chimico. Mentre il biomonitoraggio misura l’esposizione individuale, lo studio epidemiologico analizzerà i dati aggregati di salute di una popolazione più vasta, cercando di identificare eventuali anomalie e legami con i fattori di rischio ambientali.

Un passo verso la chiarezza e la responsabilità

L’approvazione unanime della convenzione in Consiglio comunale testimonia la volontà condivisa di affrontare con serietà e metodo una questione che tocca da vicino la vita dei cittadini. L’amministrazione comunale, finanziando interamente il progetto, intende supplire a quelle che sono state definite “mancanze dello Stato” nel monitorare e assistere le istituzioni locali su problematiche ambientali complesse. L’auspicio, espresso da più parti, è che questo studio possa non solo fornire risposte chiare alla comunità locale, ma anche stimolare un dibattito a livello nazionale sulla necessità di definire limiti più stringenti per queste sostanze e di promuovere una maggiore responsabilità da parte delle industrie.

La cittadinanza e le istituzioni attendono ora i risultati di questi diciotto mesi di ricerca, nella speranza che possano finalmente fare luce sull’ombra che da troppo tempo aleggia sulla salute di un intero territorio, e fornire le basi scientifiche necessarie per intraprendere eventuali azioni correttive e di tutela.

Di veritas

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