La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, che da mesi catalizza l’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica, si arricchisce di un nuovo capitolo. A seguito delle accuse diffuse dalla stampa e dai legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, riguardo a una presunta separazione forzata tra Catherine Birmigham e i suoi tre figli all’interno della struttura protetta, arriva la pronta e dettagliata smentita da parte della casa famiglia di Vasto che li ospita dal 20 novembre 2025.

Il cuore della controversia, secondo quanto denunciato dai legali, sarebbe una porta chiusa a chiave che impedirebbe ai bambini, ospitati al piano terra, di raggiungere la madre, il cui appartamento si trova al secondo piano, specialmente durante le ore notturne. Questa misura, definita “arbitraria” dagli avvocati in una diffida inviata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila e ai servizi sociali, starebbe causando “ulteriore e ingiustificata sofferenza nei tre minori”, generando in loro un “insostenibile senso di impotenza e di colpa”. La difesa ha inoltre sottolineato come uno dei bambini soffra di gravi crisi di panico notturne.

La replica della struttura: “Porta antipanico sempre apribile, misura presa per la sicurezza dei minori”

La casa famiglia, attraverso una nota ufficiale, ha fornito una versione dei fatti diametralmente opposta, definendo la rappresentazione della “porta chiusa a chiave” come “inveritiera e lontana dalla realtà”. La struttura ha chiarito la natura e la funzione della porta in questione: non si tratterebbe della porta delle camere dei bambini, ma di un accesso al pianerottolo delle scale interne, dotata di un maniglione antipanico che ne consente sempre l’apertura dall’interno.

La chiusura della porta dal lato del corridoio del piano terra, disposta nel pomeriggio del 9 febbraio 2026, sarebbe stata una misura temporanea e necessaria, adottata “esclusivamente per prevenire situazioni di rischio”. Secondo la nota, i tre bambini, eludendo la supervisione degli educatori, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti “scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori”. La decisione è stata quindi presa “unicamente a tutela della loro incolumità fisica”.

“La madre non è mai stata separata dai figli”

Il punto più significativo della replica della casa famiglia riguarda il rapporto tra Catherine e i suoi figli. La struttura ha affermato con forza che alla madre “non è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne”. Anzi, viene specificato che “è accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso) che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano”.

Queste dichiarazioni contraddicono nettamente la narrazione di una separazione forzata e dipingono un quadro di convivenza gestita all’interno delle regole della comunità, con la priorità assoluta della sicurezza dei minori. La vicenda, tuttavia, resta complessa e carica di tensione. Le educatrici della struttura avevano precedentemente descritto un rapporto difficile con la madre, definendola “ostile e squalificante”. D’altro canto, perizie di parte, come quella del neuropsichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, hanno evidenziato come i bambini mostrino segni di un “trauma da sradicamento” dovuto alla separazione dal loro ambiente di vita e dal padre, Nathan Trevallion.

Il contesto di una vicenda complessa

È fondamentale ricordare che il collocamento dei minori in una casa famiglia, seppur con la madre, è scaturito da un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila del novembre 2025. La decisione dei giudici si basava sulla valutazione di un “pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa” del rudere nel bosco di Palmoli (provincia di Chieti), privo di servizi essenziali, e sulla necessità di tutelare il “diritto alla vita di relazione” dei bambini, che non frequentavano la scuola. La vicenda ha assunto fin da subito una forte connotazione mediatica e politica, dividendo l’opinione pubblica.

Mentre la battaglia legale prosegue, con i legali della coppia che hanno richiesto la revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale, la replica della casa famiglia getta una nuova luce sulla gestione quotidiana di questo delicato caso. L’obiettivo dichiarato dalla struttura rimane “il benessere psicofisico dei minori, la loro sicurezza e il loro sviluppo armonico”. Resta da vedere come questi ultimi sviluppi influenzeranno le future decisioni del Tribunale e il destino di questa famiglia.

Di veritas

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