Il sipario sulla 76ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino si è alzato nel segno di un cinema coraggioso, politico e profondamente umano. A inaugurare la prestigiosa kermesse, il 12 febbraio 2026, è stata l’anteprima mondiale, fuori concorso, di ‘No Good Men’, il terzo atteso lungometraggio della pluripremiata regista afghana Shahrbanoo Sadat. Un’apertura che non è solo una scelta artistica, ma una dichiarazione d’intenti, un faro puntato sulla complessa realtà dell’Afghanistan e, in particolare, sulla vita e le lotte delle sue donne.
Il film, una coproduzione internazionale tra Germania, Francia, Norvegia, Danimarca e Afghanistan, ha illuminato il Berlinale Palast, segnando un momento storico: per la prima volta, la Berlinale si apre con un’opera proveniente dall’Afghanistan. La regista, che vive in esilio ad Amburgo dopo essere stata evacuata da Kabul nell’agosto del 2021, porta sullo schermo una storia intrisa di elementi autobiografici, un racconto che mescola commedia romantica, dramma sociale e una pungente critica al sistema patriarcale.
Una storia di resilienza e speranza a Kabul
‘No Good Men’ ci trasporta a Kabul nel 2021, nei giorni concitati che precedono il ritorno al potere dei talebani. La protagonista è Naru, interpretata dalla stessa Shahrbanoo Sadat, l’unica cameraman donna di Kabul Tv. Disillusa dall’amore dopo un matrimonio doloroso con un marito infedele e in lotta per la custodia del figlio piccolo, Naru è fermamente convinta che in Afghanistan non esistano “uomini buoni”. La legge afghana, infatti, le negherebbe la custodia del figlio in caso di divorzio, costringendola a un limbo di infelicità.
La sua visione del mondo viene messa in discussione quando Qodrat (interpretato da Anwar Hashimi), un affermato e maturo reporter, la assume per un incarico. Mentre attraversano una Kabul sull’orlo di un cambiamento epocale, tra i due nasce un’inaspettata sintonia che costringe Naru a riconsiderare le sue certezze. Il film, quindi, si dipana come una commedia romantico-politica che, con tocchi di umorismo e una profonda sensibilità, esplora temi universali come l’amore, la fiducia e la ricerca della propria identità in un contesto di estrema tensione politica e sociale.
Le radici autobiografiche di un racconto universale
La forza di ‘No Good Men’ risiede anche nel suo forte legame con la realtà. Il film è il terzo di una pentalogia basata sugli scritti autobiografici di Anwar Hashimi, attore e autore che recita al fianco della regista. La stessa Sadat ha rivelato durante la conferenza stampa alla Berlinale di aver tratto ispirazione dalla sua personale esperienza lavorativa in televisione a Kabul, dove ha incontrato Hashimi. “È stato il mio primo ‘uomo buono’ che ho incontrato”, ha dichiarato, ricordando il periodo in cui, relegata a produrre un programma di cucina che detestava a causa di preconcetti sessisti, trovava conforto nelle conversazioni con il collega durante le pause.
Questa esperienza personale si traduce in un messaggio potente e sfumato. “Sì, è vero, oggi ci sono più uomini buoni che non approfittano dei privilegi che la società patriarcale offre loro”, ha affermato la regista. “Il fatto è che oggi è estremamente difficile essere uomini buoni in una società patriarcale. Vengono maltrattati, derisi e la loro virilità viene messa in discussione. Io invece dico loro: vi vedo, vi ammiro e vi rispetto”. Con il suo film, Sadat spera di offrire “speranza alle giovani donne e un esempio ai giovani uomini”.
Una Berlinale all’insegna delle donne e dell’impegno civile
La scelta di ‘No Good Men’ come film d’apertura è stata fortemente voluta dalla nuova direttrice del festival, Tricia Tuttle. “Shahrbanoo Sadat è una delle voci più entusiasmanti del cinema mondiale”, ha commentato Tuttle. “Sadat continua il suo fondamentale lavoro che mette in luce la vita delle donne afghane, infondendo romanticismo e tocchi di umorismo in una storia politicamente coinvolgente. Il fatto che sia basato su eventi reali e che la regista abbia rischiato così tanto per realizzarlo rende ‘No Good Men’ ancora più significativo come nostro Gala di apertura”.
Questa 76ª edizione della Berlinale si distingue per una presenza femminile da record, con una quota di registe che raggiunge il quaranta per cento. Una tendenza che riflette l’impegno del festival nel promuovere la diversità e nel dare voce a prospettive spesso marginalizzate. Come sottolineato dal sindaco di Berlino, Kai Wegner, “la Berlinale è sempre un festival politico e, soprattutto in questi tempi difficili, si concentra costantemente sui diritti umani. Il cinema qui non è solo intrattenimento, ma un potente strumento di illuminazione”.
‘No Good Men’ incarna perfettamente questo spirito. È un’opera che, pur raccontando una storia ambientata in un contesto specifico e drammatico, parla un linguaggio universale. Ci ricorda la forza delle donne che resistono all’oppressione, la possibilità di trovare umanità e speranza anche nelle circostanze più buie e il potere del cinema di costruire ponti e stimolare il dialogo. Un inizio potente per una Berlinale che promette di essere ricca di contenuti e di riflessioni sul nostro tempo.
