KIEV – Una notte di terrore e oscurità per l’Ucraina, svegliata dal suono assordante delle sirene antiaeree e dalle esplosioni. Un massiccio e coordinato attacco russo, sferrato con un’ondata di droni e missili, ha colpito diverse regioni del paese, da ovest a sud, prendendo di mira in modo sistematico le infrastrutture energetiche. L’offensiva, avvenuta nelle prime ore di sabato 7 febbraio, ha causato ingenti danni e blackout di emergenza in gran parte del territorio, lasciando città e villaggi al buio e al freddo.
UNA STRATEGIA A “GEOGRAFIA LARGA”
L’attacco sembra aver seguito una strategia precisa, colpendo a “geografia larga” per massimizzare l’impatto sul sistema energetico nazionale. Le regioni occidentali, solitamente considerate più sicure, sono state tra le più bersagliate. L’Aeronautica Militare ucraina ha segnalato l’avvistamento di droni nella regione di Leopoli, in particolare vicino alla città di Khodoriv, intorno alle 5:30 del mattino (ora locale). Poco dopo, potenti esplosioni hanno scosso la città di Burshtyn, nella regione di Ivano-Frankivsk, un importante centro industriale noto per la sua centrale termoelettrica, obiettivo ricorrente degli attacchi russi. L’emittente pubblica Suspilne, citando corrispondenti locali, ha confermato il rumore delle deflagrazioni e la visione di un innaturale riflesso arancione sulle ciminiere dell’impianto.
Contemporaneamente, l’allarme si è esteso ad altre oblast’. L’Aeronautica ha rilevato “due gruppi di droni e missili nella regione di Odessa diretti verso Vinnytsia”. Successivamente, sono stati segnalati missili in rotta verso le regioni di Khmel’nyc’kyj, Ternopil e di nuovo Leopoli e Vinnytsia. Il capo dell’amministrazione di Vinnytsia, Natalia Zabolotna, ha confermato sui social media che la regione era sotto un massiccio attacco aereo russo. Esplosioni sono state udite anche nel capoluogo omonimo.
BLACKOUT DI EMERGENZA E DANNI INGENTI
Le conseguenze dell’offensiva non si sono fatte attendere. L’operatore della rete elettrica statale, Ukrenergo, ha parlato di un “nuovo massiccio attacco alla rete elettrica”, annunciando l’attivazione di “interruzioni di corrente di emergenza nella maggior parte delle regioni” per evitare il collasso totale del sistema. Anche l’operatore energetico privato DTEK ha confermato blackout nelle oblast’ di Kiev, Odessa e Dnipropetrovsk. Il ministro dell’Energia ucraino, Denys Shmyhal, ha denunciato l’attacco, affermando che i tecnici sono pronti a iniziare le riparazioni non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.
Questa campagna di attacchi contro le infrastrutture critiche non è una novità, ma la sua intensità e il suo coordinamento in una singola notte evidenziano la volontà di Mosca di sfruttare la vulnerabilità energetica dell’Ucraina, specialmente con l’irrigidirsi delle temperature invernali. L’obiettivo è duplice: da un lato, infliggere sofferenza alla popolazione civile, privandola di luce e riscaldamento; dall’altro, paralizzare l’economia e la capacità bellica del paese.
LA RISPOSTA UCRAINA E IL CONTESTO INTERNAZIONALE
Mentre la difesa aerea ucraina si è adoperata per intercettare la minaccia, il presidente Volodymyr Zelensky ha sottolineato la necessità di accelerare la fornitura di sistemi di difesa più efficaci, giudicando le attuali prestazioni “non soddisfacenti”. L’attacco ha avuto ripercussioni anche oltre confine. La vicina Polonia ha temporaneamente chiuso lo spazio aereo intorno agli aeroporti di Rzeszów e Lublino, snodi cruciali per la logistica militare e gli aiuti all’Ucraina, come misura precauzionale per consentire ai caccia della NATO di operare in sicurezza.
Questa nuova escalation giunge in un momento delicato, con notizie di possibili nuovi colloqui tra delegazioni russe e ucraine negli Stati Uniti la prossima settimana, come annunciato dallo stesso Zelensky. Tuttavia, il leader ucraino ha ribadito che non accetterà accordi che riguardino l’Ucraina senza il suo pieno coinvolgimento. La notte di bombardamenti getta un’ombra sinistra su qualsiasi prospettiva diplomatica, dimostrando ancora una volta la brutalità di un conflitto che continua a mietere vittime e a distruggere infrastrutture vitali.
