DUBLINO – Quei primi, fugaci anni di vita, un caleidoscopio di esperienze fondamentali che plasmano chi siamo, eppure avvolti in una nebbia imperscrutabile. Il primo compleanno, i primi passi, il suono rassicurante di una voce: frammenti di un passato che la stragrande maggioranza di noi non riesce a richiamare alla mente. Questo fenomeno universale, noto come amnesia infantile, è stato a lungo un enigma per le neuroscienze. Oggi, una ricerca pionieristica getta una luce sorprendente su questo mistero, rivelando che non si tratta di un passivo sbiadire dei ricordi, ma di un processo attivo, orchestrato da insospettabili “spazzini” del nostro cervello: le cellule della microglia.

Lo studio, frutto della prestigiosa collaborazione tra il Trinity College di Dublino e il Columbia University Irving Medical Center di New York, e pubblicato sull’autorevole rivista scientifica PLOS Biology, ribalta le nostre concezioni sull’oblio. I ricercatori hanno dimostrato, attraverso esperimenti su modelli murini, che le microglia, le principali cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale, giocano un ruolo causale e determinante nella cancellazione dei ricordi della prima infanzia. Inibendo temporaneamente la loro attività, infatti, è stato possibile prevenire l’amnesia infantile, consentendo ai giovani topi di conservare ricordi che altrimenti sarebbero andati perduti.

I “Gestori della Memoria” nel Cervello in Sviluppo

Le microglia sono da tempo note per la loro funzione di “sentinelle” del cervello, essenziali nel proteggerlo da agenti patogeni e nel rimuovere detriti cellulari. Il loro ruolo, tuttavia, è molto più sofisticato, specialmente durante lo sviluppo postnatale, un periodo di frenetica riorganizzazione in cui le connessioni sinaptiche vengono continuamente create e potate. È proprio in questo contesto che si inserisce la loro nuova, sorprendente funzione legata alla memoria.

“Le microglia possono essere considerate come delle vere e proprie ‘gestori della memoria’ nel cervello,” spiega la Dottoressa Erika Stewart, prima autrice dello studio e ricercatrice presso la Columbia University. “Il nostro lavoro indica che potrebbero esistere meccanismi comuni tra l’amnesia infantile e altre forme di dimenticanza, sia nella vita quotidiana sia nelle malattie”. Questa affermazione apre scenari affascinanti: comprendere perché dimentichiamo i nostri primi anni potrebbe fornirci indizi preziosi per affrontare patologie legate alla perdita di memoria, come l’Alzheimer.

Il professor Tomás Ryan del Trinity College, che ha supervisionato la ricerca, sottolinea come l’amnesia infantile sia “probabilmente la forma di perdita di memoria più diffusa nella popolazione umana”, eppure a lungo trascurata proprio perché data per scontata. La nuova prospettiva suggerisce che dimenticare non sia un “difetto” del sistema, ma una caratteristica funzionale del cervello. I ricordi infantili non verrebbero cancellati del tutto, ma resi inaccessibili, archiviati in profondità.

L’Esperimento: Come Bloccare l’Oblio

Per giungere a queste conclusioni, il team di ricerca ha condotto un elegante esperimento. Hanno inibito l’attività delle microglia in topi molto giovani e li hanno sottoposti a un’esperienza spaventosa, associando un ambiente specifico a un lieve disagio. Successivamente, hanno osservato il comportamento degli animali a distanza di tempo.

  • Gruppo di controllo (microglia attive): Come previsto dal fenomeno dell’amnesia infantile, i topi di questo gruppo dimenticavano rapidamente l’associazione negativa con l’ambiente.
  • Gruppo sperimentale (microglia inibite): I topi in cui l’attività microgliale era stata soppressa mostravano una memoria significativamente migliore dell’esperienza, manifestando paura anche a distanza di giorni, un tempo che per loro equivale a un lungo periodo.

L’analisi si è concentrata su due aree cerebrali cruciali per la memoria: il giro dentato dell’ippocampo e l’amigdala. Nei topi con microglia inibite, queste aree mostravano una ridotta attivazione microgliale. Inoltre, utilizzando marcatori fluorescenti, i ricercatori hanno potuto visualizzare gli engrammi mnemonici, ovvero gli specifici gruppi di neuroni che fisicamente immagazzinano un ricordo. Nei topi che ricordavano, le cellule dell’engramma risultavano più attive, fornendo una prova diretta del legame tra l’attività della microglia e l’accessibilità del ricordo.

Implicazioni Future: Dimenticare per Imparare?

Questa scoperta non solo risolve un antico quesito, ma apre anche una serie di nuove, profonde domande. Se l’oblio infantile è un processo attivo, qual è la sua funzione evolutiva? Una delle ipotesi è che, in una fase di crescita e apprendimento così rapida, “fare pulizia” sia necessario per fare spazio a nuove informazioni e per integrare esperienze più complesse. L’archiviazione dei primi ricordi, rendendoli inaccessibili, potrebbe essere una strategia per ottimizzare le risorse cognitive e costruire una memoria autobiografica più stabile e coerente in età adulta.

La ricerca del team di Ryan e Stewart suggerisce che le microglia aiutino a organizzare come e quando gli engrammi vengono espressi nel corso della vita. Comprendere a fondo questo meccanismo di “gestione” potrebbe, in futuro, portare a interventi mirati per trattare non solo le malattie neurodegenerative, ma anche i disturbi legati a memorie traumatiche, come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dove la difficoltà non è ricordare, ma dimenticare.

In definitiva, la nebbia che avvolge la nostra infanzia non è un vuoto, ma uno spazio attivamente gestito. I nostri primi ricordi potrebbero non essere perduti per sempre, ma semplicemente dormienti, custoditi in un archivio segreto del cervello, la cui chiave è tenuta da queste instancabili e finora sottovalutate cellule immunitarie. Una prospettiva che, come un’eco quantistica, collega il microscopico mondo cellulare al vasto universo della nostra coscienza e identità.

Di davinci

La vostra guida digitale nell’oceano dell’informazione 🌊, dove curiosità 🧐 e innovazione 💡 navigano insieme alla velocità della luce ⚡.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *