Davos, Svizzera – Mentre l’élite economica e politica mondiale si riunisce come ogni anno tra le Alpi svizzere per il World Economic Forum, un appello inaspettato e potente scuote le fondamenta del dibattito: quello di quasi 400 milionari e miliardari provenienti da 24 paesi che, in una lettera aperta dal titolo emblematico “Time To Win” (È ora di vincere), chiedono ai governi di agire concretamente per tassare di più la loro stessa immensa ricchezza. Un’iniziativa che mira a contrastare quella che definiscono una “indecente” concentrazione di patrimonio nelle mani di pochi, vista come una minaccia diretta alla stabilità economica e alla democrazia.
L’appello, coordinato da organizzazioni come Patriotic Millionaires International, Oxfam e Millionaires for Humanity, non è un semplice esercizio di filantropia, ma una lucida analisi dei pericoli derivanti da un’estrema disuguaglianza. Tra i firmatari spiccano nomi noti al grande pubblico, come gli attori Mark Ruffalo e Brian Cox, il musicista Brian Eno e l’erede dell’impero Disney, Abigail Disney, che hanno unito le loro voci per esortare i leader globali a prendere misure immediate.
Un sondaggio rivelatore: anche i ricchi vogliono più tasse
A dare ulteriore forza a questa richiesta è un sondaggio condotto da Survation per conto di Patriotic Millionaires International, che ha interrogato i milionari dei paesi del G20. I risultati sono sorprendenti e demoliscono il luogo comune secondo cui i più ricchi sarebbero contrari a ogni forma di imposizione fiscale sul loro patrimonio.
- Il 74% degli intervistati si è dichiarato favorevole a un aumento delle tasse sulla ricchezza per finanziare il miglioramento dei servizi pubblici.
- Il 58% sostiene l’introduzione di un’aliquota del 2% sui patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari, che sale al 3% sopra i 50 milioni e al 5% per i miliardari.
- Sei milionari su dieci ritengono che la presidenza di Donald Trump stia avendo un impatto negativo sulla stabilità economica globale e sulle condizioni di vita della gente comune.
- Una schiacciante maggioranza, il 77%, pensa che i super-ricchi esercitino un’influenza politica eccessiva.
- Il 71% è convinto che la ricchezza estrema possa essere utilizzata per condizionare in modo significativo l’esito delle elezioni.
Questi dati dipingono un quadro in cui una parte significativa della stessa élite economica è consapevole che l’attuale sistema non è più sostenibile e che la concentrazione di potere e ricchezza sta minando le basi della società.
Le voci dei protagonisti: da Mark Ruffalo a Brian Eno
Le parole dei firmatari della lettera aperta “Time To Win” sono cariche di preoccupazione e urgenza. Mark Ruffalo, attore e attivista, ha collegato direttamente l’ascesa di figure come Donald Trump alla crescente disuguaglianza. “L’estrema disuguaglianza ha favorito la sua ascesa ed è alla radice della deriva autoritaria che stiamo vivendo negli Stati Uniti e in altre parti del mondo”, ha dichiarato. “Tassare persone ricche come me è la strada da intraprendere”.
Gli fa eco il musicista Brian Eno, che ha sottolineato come la disuguaglianza abbia eroso il potere politico dei cittadini e la ricchezza pubblica condivisa. “È impossibile ignorare il livello indecente di disuguaglianza dei nostri tempi. La concentrazione estrema di ricchezza ci ha sottratto potere politico, sicurezza economica e ricchezza pubblica condivisa. È arrivato il momento di tassare i super‑ricchi”, ha affermato con forza.
Il rapporto di Oxfam: un divario insensato
La lettera e il sondaggio sono stati pubblicati in concomitanza con la diffusione dei nuovi, allarmanti dati di Oxfam. Il rapporto mostra che il patrimonio aggregato dell’1% più ricco del pianeta è oggi pari a tre volte la ricchezza pubblica mondiale. Un dato che, secondo Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam International, è “oltre ogni comprensione”.
“Lo scorso anno l’aumento della ricchezza dei miliardari è stato senza precedenti e oggi ai super‑ricchi viene concesso totale campo libero”, ha aggiunto Behar. “È oltre ogni comprensione che l’1% più ricco possieda oggi una quantità di ricchezza privata tre volte superiore a quella pubblica mondiale, un divario insensato”. Questa enorme disparità non solo accentua le tensioni sociali, ma priva gli stati delle risorse necessarie per investire in sanità, istruzione e infrastrutture, beni comuni essenziali per una società equa e prospera.
L’appello lanciato da Davos non è quindi una semplice provocazione, ma una seria richiesta di riforma strutturale del sistema fiscale globale. I milionari “patrioti” chiedono ai loro governi di ascoltarli, non per un atto di generosità, ma per una questione di lungimiranza e sopravvivenza del sistema democratico ed economico stesso. Resta da vedere se i leader mondiali riuniti a Davos sapranno cogliere questo invito e trasformarlo in azioni politiche concrete.
