Come un arazzo intessuto di fili antichi e contemporanei, la scena teatrale italiana si prepara a vivere un fine settimana di vibrante intensità, un crocevia di storie che spaziano dalla tragedia shakespeariana rivisitata alla drammaturgia più feroce e attuale. Da Nord a Sud, i palcoscenici si accendono per ospitare grandi nomi e testi potenti, in un dialogo continuo tra passato e presente che interroga, commuove e scuote le coscienze. Un viaggio che tocca Milano, Torino, Roma e Napoli, guidato da artisti che osano, esplorano e si mettono in gioco, confermando la vitalità di un’arte che non smette mai di riflettere sulla complessità dell’animo umano.
Milano: Il debutto di Guadagnino e l’omaggio a Enzo Moscato
Il capoluogo lombardo diventa epicentro di due eventi di eccezionale rilievo. Al Teatro Franco Parenti, fino al 18 gennaio, va in scena l’attesissimo debutto alla regia teatrale di Luca Guadagnino. Il celebre regista cinematografico, applaudito in tutto il mondo per opere come “Chiamami col tuo nome” e “Suspiria”, si cimenta con lo Stabat Mater di Antonio Tarantino, un testo crudo, lirico e dolorosamente comico. A dare voce e corpo a Maria Croce, donna sola emigrata dal Sud a Torino che vomita al mondo la sua disperazione in un napoletano viscerale, è una magistrale Fabrizia Sacchi, che firma anche l’adattamento insieme a Stella Savino, co-regista dello spettacolo. Un monologo feroce che si fa preghiera di redenzione, esplorando la sofferenza di una moderna Maria ai piedi della croce.
Al Piccolo Teatro, invece, risuona la voce indimenticabile di Enzo Moscato. A due anni dalla scomparsa del grande filosofo, poeta e drammaturgo, esponente di spicco della “nuova drammaturgia napoletana”, Roberto Andò gli rende omaggio con Non posso narrare la mia vita. Protagonista sul palco dello Studio Melato, dal 16 al 25 gennaio, è Lino Musella, che si immerge in un percorso frammentario e visionario costruito intrecciando il testo autobiografico “Gli anni piccoli” con altre opere rappresentative di Moscato. Uno spettacolo che, come sottolinea il regista, è un tentativo di entrare nella “penombra della mente di un poeta”, un viaggio nella memoria e nella scrittura di un artista che alla realtà preferiva la vita fantasticata.
Torino: L’Otello di Dacia Maraini, un grido contro la violenza di genere
Al Teatro Carignano di Torino, fino al 18 gennaio, approda una rilettura potente e necessaria dell’Otello di Shakespeare, firmata dalla penna acuminata della scrittrice Premio Strega Dacia Maraini. La regia è di Giorgio Pasotti, che veste anche i panni di un glaciale e manipolatore Iago, mentre a interpretare il Moro di Venezia è Giacomo Giorgio, divo della serie “Mare fuori”. Questa versione, che ha debuttato con successo all’Estate Teatrale Veronese, sposta il focus dal “dramma della gelosia” a una profonda riflessione sulla violenza che cresce senza motivo, sull’illusione del possesso e sulla condizione di insicurezza che ancora oggi affligge le donne. La drammaturgia della Maraini e la regia di Pasotti trasformano la tragedia in un grido contro la violenza di genere, un’opera tragicamente attuale che costringe lo spettatore a guardarsi dentro.
Roma: La follia pop di Filippo Timi e il Perù di Vargas Llosa
La capitale offre un doppio appuntamento di grande impatto. Al Teatro Ambra Jovinelli, fino al 18 gennaio, torna l’irriverente e geniale Filippo Timi con il suo spettacolo cult, Amleto², in una nuova e aggiornata edizione. Il suo è un principe di Danimarca annoiato, comico e furibondo, che non ha più voglia di interpretare la solita storia. Accompagnato da un cast di attrici di grande talento come Lucia Mascino, Marina Rocco ed Elena Lietti, Timi destruttura il classico shakespeariano trasformandolo in un cabaret esistenziale, un gioco teatrale anarchico che mescola tragedia e commedia, cultura pop e riflessione profonda.
Al Teatro India, invece, si conclude la trilogia che Carlo Sciaccaluga ha dedicato al Premio Nobel Mario Vargas Llosa, recentemente scomparso. Dal 14 al 18 gennaio va in scena La chunga, pièce ispirata al romanzo “La Casa Verde”. Ambientata in un bar di Piura, in Perù, nel 1945, la storia ruota attorno a un enigma: Josefino, dopo aver perso una grossa somma a dadi, lascia la sua amante Meche alla proprietaria del locale, la Chunga, per saldare il debito. Quella notte rimane un mistero, raccontato in versioni diverse e contrastanti dagli uomini presenti. Lo spettacolo esplora temi drammaticamente attuali come la violenza sulle donne, l’omofobia e il complesso rapporto tra i sessi, mettendo a nudo la percezione distorta del femminile nell’immaginario maschile.
Napoli: Il ritorno di Mastandrea con il “Migliore” di Mattia Torre
Al Teatro Bellini di Napoli, fino al 18 gennaio, Valerio Mastandrea riprende il suo cavallo di battaglia: Migliore, uno dei testi più celebri e amati del compianto Mattia Torre. È la storia, tanto comica quanto terribile, di Alfredo Beaumont, un uomo comune che, in seguito a un incidente di cui si sente responsabile, subisce una profonda crisi e si trasforma in una persona cattiva e spregiudicata. Paradossalmente, questa sua nuova natura gli apre le porte del successo: la società lo premia, le donne lo desiderano, la sua carriera decolla. Con ironia pungente, lo spettacolo è una metafora dei nostri tempi, una riflessione amara su come il cinismo e il disprezzo per gli altri possano diventare la chiave per essere considerati “migliori”.
