La Fortezza da Basso, cuore pulsante di Pitti Uomo 109, è stata il palcoscenico di un debutto atteso e significativo: quello di Antik Batik nel mondo del menswear. Per la prima volta nella sua storia ultratrentennale, il marchio parigino fondato nel 1992 dalla stilista e imprenditrice torinese Gabrielle Cortese ha svelato una collezione prêt-à-porter maschile completa, l’Autunno/Inverno 26/27, sancendo il suo ingresso ufficiale e strutturato nel guardaroba dell’uomo contemporaneo. Una mossa strategica che non nasce da un capriccio stilistico, ma risponde a una domanda crescente e a un’evoluzione naturale del brand, come spiegato dalla stessa Cortese.

Fino ad oggi, il nome Antik Batik era sinonimo di uno stile bohémien-chic prettamente femminile, un universo fatto di ricami, stampe esotiche e un’estetica nomade e sognante. Tuttavia, come ha raccontato la designer, erano sempre più numerosi gli uomini che, accompagnando le compagne nelle boutique del marchio, finivano per provare e acquistare capi femminili, affascinati da quello stile così distintivo. Da questa osservazione e dall’incontro con Germain Louvet, danseur étoile dell’Opéra di Parigi, è nata l’ispirazione per un guardaroba maschile che potesse liberarsi dalla rigidità dei canoni classici. Louvet, con la sua eleganza e la sua aura unica, è diventato il volto della prima campagna, incarnando l’ideale di un uomo in movimento, un viaggiatore contemporaneo che apprezza forme fluide e colorate.

Un’estensione naturale del DNA del brand

La collezione presentata a Pitti Uomo non tradisce le origini, ma ne rappresenta una coerente e affascinante estensione. Il legame profondo di Gabrielle Cortese con l’India, un amore sbocciato nei primi anni ’90, rimane il fulcro creativo. È lì che la stilista ha scoperto e abbracciato tecniche artigianali ancestrali come il batik – l’antica arte della stampa su seta che ha ispirato il nome del brand – il bandhani (un processo di tintura artigianale) e l’arte del ricamo. Queste tecniche, unite a un savoir-faire basato su etica, sostenibilità e produzione manuale, sono il cuore pulsante di ogni creazione.

La collezione uomo, composta da circa 60 pezzi, è un inno all’artigianalità e alla libertà di movimento. Tra i capi di spicco che hanno affollato lo stand nella sezione Superstyling, si sono distinti:

  • Giacche e gilet: da un gilet ricamato in stile hippie chic degno di Jimi Hendrix, con interno in felpa e collo in montone, a superbe giacche-camicia in jacquard di cotone matelassé, lo stesso usato per le coperte invernali nel nord dell’India, con vibranti motivi oro, malva e bronzo. Presenti anche giacche in robusta tela di cotone con profonde tasche applicate e alti colletti in montone.
  • Camicie: modelli hippie chic con pettorine a coste in cotone indiano lavato, leggero ma densamente tessuto, e camicie in khadi, il celebre tessuto a mano simbolo della liberazione indiana promosso dal Mahatma Gandhi. Non mancano le stampe realizzate a mano con la tecnica del block print.
  • Maglieria: la collezione vanta kimono/cardigan neri a pelo alto, impreziositi da ricami verdi fatti a mano in India, e maglioni a coste spesse prodotti in Scozia da McGeorge, un rinomato maglificio con cui il brand ha siglato una collaborazione.
  • Pantaloni e altri capi: completano l’offerta pantaloni morbidi con ricami e stampe orientali, che evocano l’eleganza disinvolta dei pescatori cinesi o il fascino dei viaggiatori di un racconto di Bruce Chatwin. La collezione include anche ricercati gilet jacquard e sciarpe in vigogna realizzati in Perù.

Dalla Donna all’Uomo: una storia di viaggi e passione

La storia di Antik Batik è la storia di Gabrielle Cortese. Nata a Torino, con una nonna ungherese che le ha insegnato l’arte del ricamo, si trasferisce a Parigi a 18 anni. La sua vita è un intreccio di esperienze eclettiche: dagli studi alla Sorbona a un passato da ballerina al Crazy Horse, dove ha imparato l’importanza del movimento e del rapporto tra corpo e abito. Ma è il viaggio la sua vera musa. Seguendo la Via della Seta fino al Tibet, si innamora a Bali della tecnica del batik, che darà il via alla sua prima collezione di parei.

Fondata nel 1992, Antik Batik si è distinta fin da subito per la sua estetica controcorrente in un’epoca dominata dal minimalismo. La forza del brand risiede nella capacità di unire un’eleganza europea a un’anima artigianale profondamente radicata in India, dove Cortese collabora con gli stessi laboratori da oltre trent’anni, sostenendo le comunità locali e preservando saperi antichi. Questo impegno etico e sostenibile è parte integrante del DNA del marchio, oggi più rilevante che mai.

Il futuro è maschile (e bohémien)

La partecipazione a Pitti Uomo segna un punto di svolta per Antik Batik. Dopo il lancio della prima capsule uomo per la P/E 2024 a Parigi, la linea maschile ha registrato una crescita costante, confermando l’intuizione della designer. Con una presenza in circa 300-400 punti vendita internazionali e boutique di proprietà a Parigi e Saint-Tropez, oltre a pop-up in destinazioni come Deià a Maiorca e Mykonos, il marchio guarda ora a un’ulteriore espansione. L’accoglienza positiva a Firenze, con uno stand sempre affollato, dimostra che c’è spazio per un uomo che desidera un’eleganza diversa, più libera, personale e ricca di storia. Un uomo che, come l’amante di Marguerite Duras immaginato da Cortese, non ha paura di mescolare culture e stili, creando un guardaroba unico e senza tempo.

Di davinci

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