Un vero e proprio terremoto giudiziario si è abbattuto sull’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta che vede indagati per peculato e corruzione tutti i componenti del Collegio: il presidente Pasquale Stanzione e i membri Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’indagine, che ha portato a perquisizioni e al sequestro di computer e telefoni cellulari presso la sede dell’Authority, affonda le sue radici nelle inchieste giornalistiche della trasmissione Report, che da mesi accende i riflettori su presunte irregolarità nella gestione dell’ente.

A commentare la bufera è lo stesso conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, che in una conversazione con l’ANSA non si è detto sorpreso. “Questa inchiesta mi ha sorpreso fino a un certo punto, perché sono convinto che quell’ufficio abbia delle criticità e delle anomalie da anni”, ha dichiarato il giornalista, respingendo l’accusa che il suo interesse per il Garante sia nato solo dopo una sanzione ricevuta dalla sua trasmissione. “Uno degli errori maliziosi che sono stati commessi è stato quello di dire che noi ci siamo occupati del garante dopo la sanzione. Non è vero, perché il lavoro di ricerca della nostra squadra dura da tempo”, ha precisato Ranucci.

Le accuse di Ranucci: “Un collegio asservito alla politica”

Le parole del giornalista Rai sono pesanti e tracciano un quadro allarmante. Già due anni fa, ha ricordato, aveva lanciato un allarme pubblico “sull’intermissione dell’autorità nelle vicende giornalistiche, con limitazioni della libertà di stampa, da parte di un collegio asservito alla politica”. Un’accusa gravissima, che mette in discussione l’indipendenza e la terzietà di un organo chiamato a tutelare uno dei diritti fondamentali dei cittadini.

Ranucci non si è fermato qui, sottolineando come le dimissioni del Collegio fossero state richieste in tempi non sospetti, ben prima dell’intervento della magistratura. In particolare, ha fatto riferimento a due episodi specifici portati alla luce da Report:

  • I presunti conflitti di interesse del presidente Stanzione con i legali dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.
  • Le presunte forzature in alcuni passaggi procedurali riguardanti lo stesso ex ministro.

La “caccia alla talpa” e il malcontento dei dipendenti

Un altro capitolo oscuro della vicenda, sollevato con forza da Ranucci, riguarda il clima interno all’Autorità. “Le dimissioni le avrebbero dovute dare quando le hanno chieste i dipendenti”, ha affermato, riferendosi al presunto tentativo di violare la privacy dei lavoratori per scoprire chi fossero le fonti di Report. Secondo il conduttore, non si tratterebbe di una singola “talpa”, ma di un’insofferenza diffusa tra “molteplici dipendenti per la gestione di questo ufficio che ha squalificato la gestione nobile di Rodotà”.

Questo malcontento interno sarebbe culminato con le dimissioni, avvenute mesi fa, dell’allora segretario generale Angelo Fanizza, accusato di aver cercato di controllare le email dei dipendenti. La Procura di Roma, inoltre, indaga anche su un presunto accesso abusivo ai sistemi informatici avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2025, quando membri del collegio, accompagnati da persone esterne, sarebbero entrati nella sede per cercare di individuare le fonti dei giornalisti.

Le “spese pazze” al centro dell’indagine per peculato

L’inchiesta della Procura di Roma si concentra su diverse ipotesi di reato. Per quanto riguarda il peculato, sotto la lente degli inquirenti ci sono le cosiddette “spese pazze”. Si parla di rimborsi per finalità considerate estranee all’esercizio del mandato, tra cui:

  • Acquisto di carne per circa 6.000 euro in tre anni.
  • Spese per parrucchiere, fiori, cene e pasti non istituzionali.
  • Utilizzo dell’auto di servizio per spostamenti privati.
  • Soggiorni in hotel a cinque stelle, lavanderia e persino spese per “fitness e cura della persona”.

Gli inquirenti contestano un utilizzo disinvolto dei fondi pubblici, con un significativo incremento delle spese di rappresentanza a partire dal 2022.

L’ipotesi di corruzione: il caso Meta e i benefit di lusso

Sul fronte della corruzione, l’attenzione si concentra su due filoni principali. Il primo riguarda la gestione della sanzione nei confronti di Meta per i suoi smart glasses, i Ray-Ban Stories. Inizialmente ipotizzata per decine di milioni di euro, la sanzione sarebbe stata notevolmente ridotta, sollevando dubbi sulla trasparenza della procedura. Il secondo filone investigativo riguarda presunti benefit ricevuti dagli indagati, tra cui tessere “Volare Classe Executive” del valore di 6.000 euro ciascuna, fornite da una compagnia aerea.

La reazione del Garante e il futuro dell’Authority

Il presidente Pasquale Stanzione si è dichiarato “assolutamente tranquillo” riguardo all’indagine, mentre dall’Autorità, in passato, erano arrivate smentite e la promessa di tutelarsi contro quelle che venivano definite “gravissime affermazioni”. Tuttavia, la bufera giudiziaria ha scatenato un acceso dibattito politico, con richieste di dimissioni immediate da parte di diverse forze politiche per salvaguardare il prestigio e la credibilità dell’istituzione.

Ranucci ha concluso il suo intervento con un’amara riflessione sulla riluttanza del Collegio a lasciare l’incarico: “Non vogliono rinunciare a uno stipendio di 250 mila euro con tutti i benefit che si sono riconosciuti”, ha aggiunto. “Dovrebbero anche cercarsi un altro lavoro e in queste condizioni chi gli darebbe in mano anche semplicemente la guida di un’automobile?”. Una domanda retorica che sottolinea la profonda crisi di fiducia che avvolge un’istituzione cruciale per la democrazia e la tutela dei diritti dei cittadini.

Di veritas

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