ROMA – Un paradosso tutto italiano si consuma alle pompe di rifornimento in questo inizio di 2026. Mentre il prezzo medio nazionale della benzina scende a 1,645 euro al litro, toccando il livello più basso dal 22 dicembre 2022, il gasolio compie il balzo opposto e sale a 1,668 euro al litro. Un sorpasso storico, che non si vedeva da tre anni, innescato direttamente dalla riforma delle accise entrata in vigore il primo gennaio. Ma dietro l’apparente logica fiscale si cela un quadro ben più complesso e frammentato, con anomalie regionali che fanno suonare il campanello d’allarme delle associazioni dei consumatori e disegnano un’Italia dei carburanti a due, se non tre, velocità.
La Riforma delle Accise: Obiettivi Green e Impatti Immediati
Il cuore della rivoluzione dei prezzi risiede nella Legge di Bilancio, che ha rimodulato la tassazione sui carburanti. La manovra, spinta dalla necessità di eliminare i cosiddetti “Sussidi Ambientalmente Dannosi” (SAD) come richiesto dall’Unione Europea, ha previsto un intervento a somma zero solo sulla carta: l’accisa sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sul gasolio è aumentata del medesimo importo. Il risultato è un’aliquota identica per entrambi i carburanti, fissata a 67,26 centesimi di euro al litro.
Questa scelta, motivata da ragioni ambientali dato il maggior impatto dei motori diesel, ha avuto l’effetto immediato di rendere il gasolio più caro della “verde”, ribaltando un equilibrio che durava da anni. Un cambiamento che ha portato l’Italia a detenere un primato europeo: quello dell’accisa più alta d’Europa sul gasolio, mentre per la benzina il nostro Paese scivola all’ottavo posto.
L’Italia alla Rovescia: le Anomalie di Sicilia, Campania e Basilicata
Se il dato nazionale parla chiaro, è scendendo nel dettaglio territoriale che la situazione si complica. A lanciare l’allarme è Assoutenti, che, rielaborando i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), ha acceso i fari su “andamenti anomali” che sfidano la nuova logica dei prezzi.
In alcune regioni del Sud, infatti, il sorpasso non è mai avvenuto. Anzi, la benzina continua a costare più del diesel. Ecco i casi più eclatanti:
- In Sicilia, la verde costa in media 1,684 euro al litro, contro i 1,676 del gasolio, risultando più cara di 0,8 centesimi.
- In Campania, il differenziale è di 0,5 centesimi a sfavore della benzina (1,651 €/l contro 1,646 €/l).
- In Basilicata, si registra un perfetto equilibrio, con entrambi i carburanti allo stesso prezzo medio.
All’estremo opposto si trova la Toscana, dove il beneficio per gli automobilisti a benzina è massimo: la verde costa ben 4,9 centesimi in meno del gasolio, un divario quasi doppio rispetto alla media nazionale di 2,5 centesimi.
La Voce dei Consumatori: “Vigilanza Rigorosa”
Queste discrepanze hanno suscitato la ferma reazione di Assoutenti. “I nostri timori sulla corretta applicazione della riforma delle accise sui carburanti sembrano trovare conferma nei dati del Mimit“, ha dichiarato il presidente Gabriele Melluso. La preoccupazione è che il mancato, o parziale, trasferimento dei benefici del taglio dell’accisa sulla benzina ai consumatori finali possa produrre danni economici significativi.
Per questo, l’associazione ha chiesto una “vigilanza rigorosa da parte del Ministero e di Mister Prezzi“, affinché si faccia luce sulle dinamiche che governano i listini a livello locale e si garantisca la massima trasparenza. Le cause di queste anomalie possono essere molteplici, da fattori logistici e di trasporto a una minore concorrenza tra i distributori in alcune aree, fino a possibili manovre speculative.
Implicazioni Economiche: Oltre il Pieno dell’Auto
L’inversione dei prezzi tra benzina e gasolio non è una questione che riguarda solo gli automobilisti. Il rincaro del diesel ha un impatto sistemico, poiché è il carburante che alimenta la stragrande maggioranza del trasporto merci su gomma. Camion e furgoni che ogni giorno riforniscono supermercati, negozi e industrie pagano oggi di più per il carburante, un costo aggiuntivo che rischia di essere scaricato lungo la filiera fino al consumatore finale, con potenziali effetti inflazionistici sui prezzi al dettaglio di beni di ogni tipo.
La situazione attuale, dunque, presenta un doppio volto: da un lato, un alleggerimento per chi guida veicoli a benzina; dall’altro, un aggravio per il settore dei trasporti e per i possessori di auto diesel, con un’incognita sull’impatto generale per l’economia. Il monitoraggio dei prezzi e l’analisi delle dinamiche regionali saranno cruciali nelle prossime settimane per comprendere la reale portata di una riforma nata con intenti ambientali ma i cui effetti si propagano, in modo non sempre lineare, nelle tasche di tutti i cittadini.
