Roma, 4 gennaio 2026 – In un contesto di altissima tensione internazionale e di radicale incertezza politica, Eni, il gigante energetico italiano, ha confermato che le sue attività in Venezuela non hanno subito interruzioni. La dichiarazione arriva all’indomani di una drammatica escalation che ha visto forze speciali statunitensi condurre un’operazione su larga scala a Caracas, culminata con la cattura e il trasferimento del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, negli Stati Uniti, dove sono stati incriminati per narcoterrorismo.

Un portavoce del gruppo ha fatto sapere che Eni “monitora con attenzione l’evolvere della situazione” e che “al momento non si registrano impatti sulle operazioni, che procedono regolarmente”. Questa rassicurazione è cruciale non solo per i mercati finanziari, ma anche per la stabilità interna del Venezuela, dato il ruolo strategico che l’azienda italiana ricopre nel paese sudamericano.

Il Ruolo Chiave di Eni nel Settore Energetico Venezuelano

La presenza di Eni in Venezuela è consolidata e si concentra principalmente sulla produzione di gas naturale. Il gas estratto è interamente destinato al mercato interno, giocando un ruolo fondamentale per l’approvvigionamento del paese e per la generazione di energia elettrica. In un paese che da anni affronta una gravissima crisi economica e sociale, con frequenti blackout e carenze energetiche, la continuità di questa fornitura è vitale per evitare un ulteriore collasso dei servizi essenziali e per prevenire una potenziale crisi umanitaria.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in dichiarazioni precedenti all’arresto di Maduro, aveva già sottolineato l’importanza di proseguire le attività per non “innescare una crisi sociale”, essendo Eni uno dei principali fornitori di gas per le utenze domestiche. L’azienda opera attraverso diverse imprese miste con la compagnia statale Petróleos de Venezuela (PDVSA). Tra i progetti di punta spicca Cardón IV, gestito in partnership con la spagnola Repsol, che controlla il giacimento offshore di Perla, uno dei più grandi dell’America Latina.

Un Contesto Geopolitico Complesso e le Sanzioni USA

Le operazioni di Eni in Venezuela si sono sempre svolte in un equilibrio precario, navigando nel complesso sistema di sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro il regime di Maduro. L’azienda ha mantenuto un dialogo costante con le autorità statunitensi, operando sotto licenze generali e autorizzazioni specifiche. Negli ultimi anni, per recuperare parte dei crediti maturati nei confronti di PDVSA, Eni ha ricevuto in pagamento carichi di greggio destinati all’esportazione, un meccanismo noto come “oil-for-debt”. Tuttavia, anche questo sistema è stato oggetto di revisioni e restrizioni da parte di Washington, aumentando la complessità operativa.

L’intervento militare statunitense, che ha portato alla deposizione di Maduro, apre ora scenari completamente nuovi. La Corte Suprema venezuelana ha nominato la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim, una figura che, secondo le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, sarebbe disposta a collaborare. Questo cambio di regime potrebbe portare a una rinegoziazione delle condizioni operative per le compagnie straniere e a una potenziale, graduale rimozione delle sanzioni, sbloccando le immense riserve energetiche del paese.

Scenari Futuri: Incertezza e Opportunità

Il Venezuela detiene le più grandi riserve petrolifere accertate al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili. Sebbene la produzione sia crollata a causa di anni di cattiva gestione, corruzione e sanzioni, il potenziale economico rimane enorme. La rimozione di Maduro è vista da molti analisti come il primo passo verso una possibile normalizzazione che potrebbe attrarre nuovi investimenti e rilanciare il settore energetico.

Per Eni, che ha mantenuto una presenza strategica e operativa anche negli anni più difficili, questa nuova fase potrebbe tradursi in significative opportunità. La conoscenza del territorio e gli asset già operativi posizionano il gruppo italiano in una condizione di vantaggio rispetto a eventuali nuovi competitor. Tuttavia, l’incertezza regna sovrana. La transizione politica è appena iniziata e la stabilità del paese è tutt’altro che garantita. Le forze armate venezuelane, la cui lealtà sarà decisiva, hanno assicurato che garantiranno la governabilità, ma la situazione interna rimane tesa e imprevedibile.

Mentre la comunità internazionale si divide tra condanne e approvazioni per l’azione statunitense, aziende come Eni restano in una posizione di attesa vigile. La priorità, come dichiarato da un dirigente, è garantire la sicurezza dei dipendenti e la continuità delle forniture energetiche essenziali per la popolazione venezuelana. Il futuro del Venezuela e delle sue immense ricchezze energetiche si gioca in queste ore cruciali, e le decisioni che verranno prese a Caracas e Washington avranno ripercussioni sull’intero scacchiere geopolitico globale.

Di atlante

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