REGGIO CALABRIA – Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito politico e sociale, infiammando gli animi tra sostenitori e oppositori. Da un lato, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ribadisce la ferma volontà del governo di realizzare l’opera, pur ammettendo un rinvio dell’apertura dei cantieri al 2026. Dall’altro, le strade di Messina si preparano ad accogliere un imponente corteo di protesta, unito sotto lo slogan “No Ponte”, che vedrà la partecipazione di esponenti politici di primo piano come la segretaria del Pd Elly Schlein e il parlamentare di Avs Angelo Bonelli.
Salvini: “Rifare la gara significa dire no al Ponte”
Intervenendo in videocollegamento al convegno “Connessioni Mediterranee” a Reggio Calabria, organizzato nell’ambito del Festival Euromediterraneo dell’economia, Matteo Salvini ha affrontato di petto le critiche e le difficoltà che ostacolano l’avvio dei lavori. Il ministro ha sottolineato come l’aumento dei costi dei materiali, quali acciaio e cemento, sia una conseguenza del cambiamento dello scenario globale, influenzato dalla pandemia e dai conflitti in corso, e non di modifiche strutturali al progetto. “Non è cambiato il progetto, ma è cambiato il mondo“, ha affermato Salvini, chiarendo che l’adeguamento dei costi è inevitabile.
La questione centrale, sollevata anche dalla Corte dei Conti, riguarda la necessità di una nuova gara d’appalto. Per Salvini, questa ipotesi è da scartare: “Rifare un’altra gara significa dire di no al ponte“. Il vicepremier ha assicurato che il governo sta lavorando per superare le perplessità sollevate dai magistrati contabili, nel pieno rispetto delle leggi italiane ed europee. “Sono convinto che supereremo le perplessità che la Corte di Conti ci ha sottolineato e invece di partire come avrei desiderato entro novembre, dicembre di quest’anno con i cantieri, vorrà dire che partiremo nel 2026”, ha dichiarato. A tal proposito, è stata convocata per lunedì una riunione tecnica a Palazzo Chigi con tutti i ministeri coinvolti per definire i prossimi passaggi.
I benefici dell’opera secondo il Ministro
Nel suo intervento, Salvini ha elencato i presunti vantaggi che il Ponte porterebbe a Sicilia e Calabria. Si parla di una drastica riduzione dei tempi di attraversamento per treni merci (da 180 a 15 minuti) e per le auto (da ore di attesa a 12 minuti), con un conseguente abbattimento dei costi di pedaggio (da 42 a meno di 10 euro) e dell’inquinamento. Inoltre, il ministro ha evidenziato l’impatto occupazionale, stimando la creazione di 120.000 posti di lavoro tra costruzione e gestione dell’infrastruttura.
Il Ponte, secondo Salvini, non è un’opera isolata ma si inserisce in un quadro più ampio di investimenti per il Sud, che ammontano a 230 miliardi di euro in tutta Italia, di cui 22 miliardi in Calabria e altrettanti in Sicilia. L’infrastruttura è considerata “strategica” anche dall’Unione Europea, che da decenni la include nel corridoio Berlino-Palermo.
La mobilitazione del fronte “No Ponte” a Messina
In netto contrasto con la visione del governo, oggi le strade di Messina saranno teatro di una grande manifestazione nazionale contro la realizzazione del Ponte. Oltre 100 organizzazioni, tra comitati, associazioni ambientaliste, sindacati (tra cui la Cgil) e partiti politici, si uniranno per chiedere “opere e interventi veramente utili” per il territorio. Gli organizzatori sottolineano come le recenti “forzature e bocciature del progetto”, con riferimento ai rilievi della Corte dei Conti, abbiano rinvigorito la loro battaglia.
La manifestazione vedrà una spaccatura nel finale: una parte del corteo, guidata da leader di partito come Elly Schlein e Angelo Bonelli, si concluderà in piazza Duomo con gli interventi dal palco. Un’altra ala del movimento, che include l’Assemblea No Ponte e diverse realtà dei movimenti sociali e della sinistra radicale, ha organizzato un programma alternativo in piazza Municipio, con lo slogan “Contro le grandi opere. I territori sono di chi li abita“. Questa scelta, come spiegato da Federico Alagna dell’Assemblea No Ponte, nasce dalla volontà di “evitare un appiattimento di un movimento di popolo sulle figure di alcuni leader nazionali di partito”, rivendicando la natura popolare e autonoma della lotta.
Le motivazioni della Corte dei Conti
Il recente stop imposto dalla Corte dei Conti ha rappresentato un punto a favore per il movimento “No Ponte”. I giudici contabili hanno negato il visto di legittimità alla delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) che dava il via libera al progetto. Le motivazioni, rese note di recente, evidenziano diverse criticità:
- Violazione di direttive europee: in particolare, la direttiva “Habitat” per la conservazione degli habitat naturali e quella sugli appalti, a causa delle modifiche sostanziali apportate al contratto originale che avrebbero richiesto una nuova gara.
- Mancanza del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti: un passaggio ritenuto fondamentale per valutare la sostenibilità del piano tariffario e, di conseguenza, dell’intero piano economico-finanziario.
- Criticità ambientali: l’istruttoria sull’impatto ambientale è stata giudicata incompleta, specialmente per quanto riguarda le aree protette e le specie sensibili presenti nello Stretto.
Il governo e la società Stretto di Messina S.p.A. si sono detti fiduciosi di poter superare i rilievi, ma la strada appare ora più complessa e i tempi inevitabilmente destinati ad allungarsi.
