Un Restauro Atteso da Oltre Sessant’Anni
Dopo più di sessantacinque anni, la grande pala d’altare raffigurante ‘San Ludovico da Tolosa’ di Simone Martini, uno dei gioielli del Museo e Real Bosco di Capodimonte, è finalmente oggetto di un restauro significativo. Questo intervento di manutenzione straordinaria è reso possibile grazie alla collaborazione tra il museo napoletano, diretto da Eike Schmidt, e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, istituzione di eccellenza nel campo del restauro. L’opera di Simone Martini, considerata il più importante dipinto trecentesco su tavola del periodo angioino a Napoli, sarà riportata al suo antico splendore attraverso un meticoloso lavoro di conservazione.
Un ‘Cantiere Didattico’ per Svelare i Segreti dell’Arte
La particolarità di questo restauro risiede nella formula adottata: un ‘cantiere didattico’. Questo significa che le operazioni di restauro saranno eseguite direttamente nella sala del secondo piano del museo che ospita la pala, permettendo ai visitatori di assistere da vicino al lavoro dei restauratori. Un’opportunità unica per scoprire i segreti dell’arte medievale e le tecniche di conservazione utilizzate per preservare questo capolavoro. L’intervento, iniziato di recente, dovrebbe concludersi entro sei mesi.
L’Importanza Storica e Artistica dell’Opera
Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, ha definito il restauro “epocale”, sottolineando l’importanza dell’opera sia per il suo valore artistico che per il suo significato storico. Il ‘San Ludovico da Tolosa’ testimonia la fiorente Napoli angioina e la sua corte di mecenati, un centro culturale di primaria importanza nel Mediterraneo del Trecento. Schmidt ha ricordato come, nel 1966, Raffaello Causa spostò la pala per posizionarla nella sua attuale collocazione, con un sostegno in ferro che la distacca leggermente dalla parete.
Le Fasi del Restauro
Le operazioni di restauro si concentreranno principalmente sul verso del dipinto, con lo studio della struttura lignea, la chiusura delle sconnessioni e delle fessurazioni presenti sul supporto e l’eventuale ricostruzione di piccole mancanze sulla predella. Sarà inoltre necessario fissare la decorazione a gigli sul retro e consolidare la superficie policroma sul recto. Un lavoro complesso e delicato che richiede competenze specialistiche e una profonda conoscenza dei materiali e delle tecniche pittoriche del Trecento.
La Storia del Dipinto
Il ‘San Ludovico da Tolosa che incorona Roberto d’Angiò’ di Simone Martini entrò a far parte della collezione del Museo Nazionale (attuale MANN) nel 1921 e fu trasferito al Museo e Real Bosco di Capodimonte nel 1957. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, l’opera si trovava nella chiesa francescana di San Lorenzo Maggiore di Napoli, probabilmente la sua collocazione originaria, anche se non mancano ipotesi di una provenienza da Santa Chiara o dal Duomo. Ludovico, principe angioino figlio di Carlo II e Maria d’Ungheria, rinunciò al trono in favore del fratello Roberto per abbracciare l’ordine francescano. Morì nel 1297 e fu canonizzato nel 1317, anno in cui si ritiene sia stata eseguita l’opera. Il dipinto, commissionato per rafforzare il prestigio della casa regnante, supera i tre metri di altezza. La tavola, rivestita in foglia d’oro e originariamente tempestata di gemme, presenta Ludovico in trono, con un saio francescano che contrasta con le ricche vesti episcopali. Nella predella compaiono storie della vita del santo e la firma del maestro senese: “Symon de Senis me pinxit”.
Un’Opportunità per Valorizzare il Patrimonio Culturale
Il restauro del ‘San Ludovico da Tolosa’ rappresenta un’importante opportunità per valorizzare il patrimonio culturale italiano e per promuovere la conoscenza dell’arte medievale. L’iniziativa del ‘cantiere didattico’ permette al pubblico di avvicinarsi al mondo del restauro e di comprendere l’importanza della conservazione delle opere d’arte per le future generazioni. Un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni culturali che dimostra come la passione per l’arte e la competenza tecnica possano contribuire a preservare la nostra storia e la nostra identità culturale.
