Un viaggio affascinante a ritroso nel tempo, dove i profumi e i sapori dell’antica Roma riemergono dalle ceneri per narrare storie di vita quotidiana, di commercio e di convivialità. Il Parco Archeologico di Ercolano ha inaugurato un nuovo e coinvolgente itinerario tematico, “I luoghi del cibo a Ercolano”, un’esperienza immersiva che conduce i visitatori nel cuore pulsante delle abitudini alimentari della città vesuviana, cristallizzata per sempre dalla catastrofica eruzione del 79 d.C. Questo percorso, arricchito e ampliato dalla mostra collaterale “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita nella sontuosa cornice settecentesca di Villa Campolieto, non si limita a svelare cosa mangiassero gli ercolanesi, ma esplora l’intera filiera del gusto: dai luoghi di acquisto e preparazione fino alle modalità di consumo, offrendo uno spaccato di inestimabile valore storico e antropologico.
Lo “Street Food” dell’Antichità: Thermopolia e Tabernae
Passeggiando lungo i cardi e i decumani dell’antica Herculaneum, i visitatori, guidati da archeologi esperti, possono quasi sentire l’eco delle voci e il trambusto delle attività commerciali di duemila anni fa. Tappe fondamentali di questo viaggio sensoriale sono i Thermopolia, veri e propri precursori dei moderni fast food. Queste botteghe, aperte direttamente sulla strada, presentano banconi in muratura nei quali sono incassati i dolia, grandi orci di terracotta destinati a contenere cibi caldi come zuppe di legumi e cereali. Accanto ai thermopolia, le tabernae fungevano da tavole calde ante litteram, frequentate soprattutto dai ceti meno abbienti e dai lavoratori per un pasto frugale e veloce. Un esempio straordinario di attività commerciale è il locale per la vendita di vino ‘ad cucumas’, la cui insegna dipinta raffigura quattro brocche di colori diversi, ciascuna con il rispettivo prezzo, a testimonianza di un sistema di vendita già sorprendentemente strutturato.
La Dieta Romana Svelata dagli Scheletri
Le informazioni più preziose e scientificamente accurate sulla dieta degli ercolanesi provengono da una fonte tanto tragica quanto straordinaria: lo studio dei circa trecento scheletri dei fuggiaschi che cercarono invano scampo sulla spiaggia e nei fornici. Le analisi bioarcheologiche e degli isotopi stabili hanno permesso di ricostruire con un dettaglio senza precedenti il loro regime alimentare. La dieta era prevalentemente mediterranea, basata su:
- Pesce e frutti di mare: Un quarto delle proteine proveniva dal mare.
- Legumi e cereali: Fagioli, lenticchie e ceci erano alla base di molti piatti.
- Frutta e verdura: Fichi, noci, olive e ortaggi erano ampiamente consumati.
- Olio d’oliva: Costituiva una fonte di grassi fondamentale, rappresentando almeno il 12% delle calorie totali.
Interessante notare come le analisi abbiano rivelato anche delle differenze di genere nell’accesso al cibo: gli uomini consumavano una quantità maggiore di pesce e cereali, mentre la dieta delle donne era più ricca di prodotti animali terrestri, frutta e verdura. Lo stato di conservazione dei denti ha inoltre fornito indizi preziosi: la presenza di carie testimonia un consumo non trascurabile di zuccheri, mentre marcate abrasioni sullo smalto sono state attribuite al pane, la cui farina, macinata con mole in pietra lavica, conteneva inevitabilmente residui minerali.
Dal Forno alla Tavola Patrizia: Il Ciclo del Cibo
L’itinerario non trascura la produzione. Nel Cardo V, il forno (pistrinum) di Sextus Patulcius Felix offre una visione completa dell’intero ciclo produttivo del pane, dalla macinatura del grano alla cottura e alla vendita. Qui sono state ritrovate ben 25 teglie di bronzo di varie dimensioni, usate non solo per il pane ma anche per torte e focacce. La giornata alimentare romana era scandita da tre pasti principali:
- Lo ientaculum, la colazione, era un pasto leggero a base di pane intinto nel vino, latte di capra o acqua aromatizzata.
- Il prandium, il pranzo, era veloce e spesso consumato fuori casa, nelle tabernae, con zuppe di legumi, cereali e pesce.
- La cena (o gustatio) rappresentava il pasto principale e, per i più ricchi, un vero e proprio banchetto da consumare sdraiati sui triclini. Iniziava con antipasti come olive e frutta secca, per poi passare a elaborate portate di carne e pesce, e concludersi con dessert a base di datteri e fichi.
A testimoniare l’opulenza e l’otium dei ceti più elevati, la Casa dei Cervi, con il suo magnifico giardino affacciato sul mare e il triclinio all’aperto, unisce in modo sublime architettura, paesaggio e il piacere della tavola. Un dettaglio curioso che spesso adornava le tavole dei banchetti era la larva convivialis, un piccolo scheletro in bronzo che fungeva da memento mori, un invito a godere dei piaceri della vita.
“Dall’uovo alle mele”: Un Tesoro di Reperti a Villa Campolieto
Il viaggio nella cultura alimentare di Ercolano si completa e si arricchisce nella vicina Villa Campolieto, una delle perle del Miglio d’Oro. Qui, la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, espone una straordinaria collezione di reperti organici carbonizzati, eccezionalmente conservati. Il titolo, ispirato a un verso di Orazio, “Ab ovo usque ad mala”, indica un pasto completo, dall’antipasto alla frutta. I visitatori possono ammirare da vicino pane, legumi, frutta, uova e persino formaggi, che, pur segnati dal fuoco dell’eruzione, sembrano ancora raccontare la loro storia. Accanto ai cibi, sono esposti vasellame, utensili da cucina e oggetti di lusso che illustrano la ricchezza e la raffinatezza della cultura gastronomica ercolanese, creando un dialogo suggestivo tra i reperti del I secolo d.C. e gli splendidi ambienti affrescati della dimora settecentesca.
