Un’analisi lucida e a tratti spietata quella offerta da Stefano Massini durante l’inaugurazione della festa del libro e della lettura, “Libri Come”, tenutasi presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. In un dialogo serrato con il giornalista Massimo Giannini, lo scrittore e drammaturgo ha tracciato i contorni di un Occidente attanagliato da una profonda e paralizzante paura, una condizione esistenziale che, a suo dire, definisce la fine del Novecento e l’alba del terzo millennio.
La Genealogia della Paura Occidentale
Secondo Massini, le radici di questo sentimento collettivo sono da ricercare in una triade di fattori interconnessi: la crescita esponenziale e incontrollata della tecnologia, la conseguente e drammatica crisi del mondo del lavoro e, infine, una “totale mancanza di punti di riferimento” che lascia l’individuo smarrito in un presente complesso e indecifrabile. “Questa paura”, ha spiegato l’autore, “può essere contrastata in due modi: o facendo appello al senso critico, un percorso arduo e intellettualmente onesto, oppure curata con una totale inversione di rotta: sarai tu a fare più paura”.
È in questa seconda opzione che Massini individua la chiave di lettura delle più recenti e drammatiche mosse sullo scacchiere geopolitico internazionale. La decisione della Russia di invadere l’Ucraina, ad esempio, non sarebbe altro che un tentativo di riaffermare la propria potenza attraverso l’intimidazione. “La Russia ha sentito il bisogno di invadere l’Ucraina per fare di nuovo paura”, ha affermato con nettezza. Un meccanismo che, secondo l’autore, non è estraneo nemmeno agli Stati Uniti. “Per gli Usa è la stessa identica cosa. Adesso l’America fa paura”. In questo scenario di “sbando dell’Occidente”, la volontà di incutere timore agli altri si trasforma in un “collante di motivazione collettiva”, un surrogato di identità in un’epoca che ne è priva.
Il Futuro dell’Ucraina e il Ruolo dell’Europa
Il dialogo si è poi concentrato sul conflitto in Ucraina, prendendo le mosse dal libro di Massini, ‘Zar’ (Einaudi), un’opera dedicata alla figura di Vladimir Putin. A una domanda diretta di Giannini sul possibile epilogo della guerra, la risposta di Massini è stata tanto netta quanto preoccupante: “La guerra può finire solo con un accordo tacito, non detto, tra Putin e Trump in cui chiudono gli occhi uno rispetto all’imperialismo dell’altro”.
Una previsione che getta un’ombra sinistra sul futuro del Vecchio Continente. “Dell’Europa e delle sue sorti a Trump proprio non interessa. C’è una partenza genetica antieuropea”, ha sottolineato Massini, delineando un quadro in cui l’Europa rischia di diventare una pedina sacrificabile nel grande gioco tra le superpotenze. La sua analisi suggerisce che la stabilità europea è appesa a un filo sottile, dipendente dalle dinamiche di potere e dagli interessi personali di leader che vedono il mondo come un’arena per la propria affermazione.
Raccontare il Presente: Tra Putin, Trump e la Realtà Italiana
Sollecitato da Giannini sulla possibilità di dedicare un’opera alla premier italiana Giorgia Meloni, dopo i suoi lavori su Trump e Putin, Massini ha rivelato di aver inizialmente considerato il presidente cinese Xi Jinping. Tuttavia, ha poi concluso: “ma ora sto con i piedi nella realtà. Mi piace pensare che ci sia un modo di raccontare il presente con le parole. Stiamo con i piedi dentro il fango”. Una metafora potente che descrive l’urgenza e la difficoltà del narrare la complessità del nostro tempo, un impegno che Massini persegue con la sua scrittura, cercando di fornire strumenti critici per decifrare un mondo sempre più opaco.
L’intervento dello scrittore, accolto da calorosi applausi, ha confermato il suo ruolo di intellettuale capace di leggere tra le righe della cronaca, di connettere eventi apparentemente distanti e di restituire al pubblico una visione d’insieme profonda e stimolante, un invito a non cedere alla paura ma ad armarsi del pensiero critico per comprendere e, forse, cambiare il corso degli eventi.
