ROMA – La battaglia legale per la salvaguardia dei pini secolari nel cuore di Roma subisce una battuta d’arresto. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha deciso di non concedere la sospensione cautelare urgente dei provvedimenti di abbattimento disposti da Roma Capitale. Con un decreto cautelare monocratico, il presidente della prima sezione ha stabilito che, nella ponderazione degli interessi in gioco, quello relativo alla tutela della pubblica incolumità debba prevalere.

La decisione riguarda aree di inestimabile valore storico e paesaggistico, tra cui Via dei Fori Imperiali, Via Di San Pietro in Carcere e le zone adiacenti all’Arco di Costantino. Il ricorso era stato presentato con urgenza dall’associazione C.U.R.A.A. (Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti) e da alcuni residenti del centro storico, nel tentativo di fermare le motoseghe e salvare gli alberi, considerati parte integrante del paesaggio iconico della Capitale.

La Genesi della Decisione: Crolli e Perizie Tecniche

La drastica decisione del Campidoglio di procedere con gli abbattimenti non nasce dal nulla. A far scattare l’allarme è stato il crollo di tre pini secolari in Via dei Fori Imperiali, avvenuto nell’arco di un solo mese, che ha causato il ferimento lieve di tre turisti. Questo episodio ha innescato una serie di verifiche approfondite da parte di una task force operativa comunale.

Gli esperti hanno effettuato specifiche prove di trazione e altre valutazioni di stabilità (note come VTA – Visual Tree Assessment) per determinare il reale stato di salute e il rischio di cedimento delle essenze arboree. Sulla base di questi risultati, l’amministrazione capitolina ha definito un piano di interventi mirati a rimuovere gli esemplari ritenuti più pericolosi. Al centro del dibattito tecnico vi è anche la scelta del Comune di innalzare il coefficiente di sicurezza da 1,5 a 2,0, una mossa che, secondo alcuni periti, avrebbe ampliato il numero di alberi classificati come “a rischio” e quindi da abbattere.

Le Motivazioni del TAR: La Sicurezza Prima di Tutto

Nel suo decreto, il presidente del TAR ha messo nero su bianco le ragioni della mancata sospensione. Si legge che “i programmati interventi di abbattimento di talune essenze arboree […] risultano preordinati a scongiurare fenomeni di cedimento delle stesse”. Pertanto, nella “necessaria ponderazione comparativa degli interessi in gioco, risulta prevalente quello proteso a scongiurare pericoli per la pubblica incolumità, rivenienti dal cedimento, anche parziale, delle alberature stradali”.

Il tribunale ha preso atto che alcuni degli abbattimenti programmati risultano, di fatto, già eseguiti. Pur respingendo la richiesta di stop immediato, la vicenda giudiziaria non è affatto conclusa. È stata infatti fissata per la metà di aprile un’udienza camerale, durante la quale il ricorso sarà discusso in modo collegiale e approfondito.

La Voce delle Associazioni: “Uno Scempio al Patrimonio Paesaggistico”

Di tutt’altro avviso è l’associazione C.U.R.A.A., che da tempo denuncia quello che definisce un “massacro delle più importanti alberature” nel primo municipio. La presidente Jacopa Stinchelli ha parlato di “scempi che continuano a susseguirsi senza tregua e senza preavviso né trasparenza”, accusando l’amministrazione di violare i vincoli paesaggistici e le normative a tutela degli alberi, specialmente durante il periodo delle nidificazioni.

Secondo l’associazione, il numero di pini storici abbattuti sarebbe maggiore di quello dichiarato ufficialmente dalla Giunta comunale. La protesta non si limita ai Fori Imperiali, ma si estende ad altre aree come Via Barletta, dove si contesta l’abbattimento di platani centenari per far spazio ai cantieri della Metro C, e Castel Sant’Angelo, per la capitozzatura dei lecci. Le associazioni ambientaliste lamentano una gestione del verde pubblico che preferisce la via rapida dell’abbattimento piuttosto che quella, più complessa, della cura e manutenzione.

Un Dibattito Aperto sul Futuro del Verde Urbano

La vicenda degli abbattimenti dei pini a Roma si inserisce in un dibattito molto più ampio e complesso che tocca tutte le grandi città. Da un lato, l’esigenza ineludibile di garantire la sicurezza dei cittadini, prevenendo incidenti che possono avere conseguenze tragiche. Dall’altro, la necessità di preservare un patrimonio arboreo che non è solo un elemento estetico, ma un pilastro fondamentale per la qualità della vita urbana: mitiga l’inquinamento, combatte le isole di calore e rappresenta un bene culturale e paesaggistico tutelato dalla Costituzione.

Mentre il Campidoglio assicura che gli alberi abbattuti verranno sostituiti e che si sta lavorando per correggere errori passati nella manutenzione del verde, i comitati e le associazioni chiedono maggiore trasparenza, il coinvolgimento di esperti indipendenti e l’adozione di strategie conservative prima di ricorrere alla soluzione finale della motosega. La parola passa ora all’udienza di merito di aprile, che potrebbe definire un importante precedente per la gestione del verde storico nella Capitale d’Italia.

Di veritas

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