Pordenone – Una “mattanza”. È questo il termine agghiacciante utilizzato nei verbali dell’indagine per descrivere la brutale aggressione che ha tolto la vita a Mario Ruoso, l’87enne imprenditore e storico patron di TelePordenone. L’esito dell’autopsia, eseguita dal medico legale Antonello Cirnelli, ha gettato una luce sinistra sulla ferocia dell’omicidio, avvenuto mercoledì scorso nell’attico in cui l’anziano viveva a Porcia. Otto, forse addirittura dieci, i colpi sferrati con una spranga di metallo alla testa della vittima, con una violenza tale da provocare “la completa apertura della teca cranica con fuoriuscita del cervello” e lo sfondamento della base del cranio, schiacciato tra l’arma e il pavimento.
I Dettagli Raccapriccianti dell’Esame Autoptico
L’indagine necroscopica, durata oltre sei ore, ha richiesto procedure non usuali per la sua meticolosità. I sanitari hanno dovuto rimuovere la cute del volto e della testa per poter analizzare in profondità la direzione e la gravità di ogni singola ferita. Un lavoro complesso che ha confermato, punto per punto, la dinamica di un’aggressione spietata. All’esame autoptico ha presenziato anche il perito della difesa, Giovanni Del Ben, assieme al legale dell’indagato, l’avvocato Giorgio Mazzuccato.
La Confessione e le Prove Schiaccianti
A compiere il delitto è stato Loriano Bedin, 67 anni, ex dipendente e storico collaboratore di Ruoso. Messo alle strette dagli investigatori della Polizia di Stato, Bedin ha confessato le proprie responsabilità. A incastrarlo, in maniera inequivocabile, sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza del condominio. I filmati lo ritraggono mentre sale le scale dell’edificio con in mano la spranga di ferro, un tubo di 71 centimetri, che si rivelerà essere l’arma del delitto. Dopo l’omicidio, l’uomo ha tentato di disfarsi delle prove, gettando l’arma in un corso d’acqua e liberandosi degli abiti sporchi di sangue.
Il Movente: Contrasti di Natura Economica
Il movente dietro a tanta ferocia sarebbe riconducibile a dissapori di natura economica. Bedin, per anni braccio destro di Ruoso come tecnico dell’emittente televisiva, aveva successivamente assunto ruoli amministrativi nella società radiotelevisiva, che dal 2024 si trova in liquidazione. Si ipotizza che proprio in questo contesto siano maturati forti risentimenti e tensioni economiche che hanno portato al tragico epilogo. L’accusa per Bedin è di omicidio premeditato con l’aggravante della minorata difesa. Il Gip del Tribunale di Pordenone ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare in carcere. Durante l’udienza di convalida, l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Una Figura Storica per Pordenone
La morte di Mario Ruoso ha scosso profondamente la comunità di Pordenone. Cavaliere del lavoro, era una figura molto conosciuta e stimata in città. Oltre ad aver fondato Telepordenone, un punto di riferimento per l’informazione locale per decenni, era anche il proprietario del “Garage Venezia”, uno dei più longevi autosaloni del Friuli Venezia Giulia, e un appassionato collezionista di auto d’epoca. Il suo corpo è stato ritrovato nel primo pomeriggio di mercoledì dal nipote, preoccupato perché non riusciva a contattarlo telefonicamente. Dopo aver forzato la serratura della porta blindata, ha fatto la tragica scoperta: l’imprenditore giaceva a terra in un lago di sangue.
