Nelle ultime ore si è diffusa una notizia che, se confermata, segnerebbe una svolta epocale per l’Iran e per l’intero scacchiere geopolitico mediorientale: un presunto primo discorso di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema, succedendo al padre, il Grand Ayatollah Ali Khamenei. La frase che gli viene attribuita, “Dobbiamo sconfiggere il nemico e la nostra forza ci aiuterà a farlo”, accompagnata da un invito ai Paesi della regione a chiudere le basi militari statunitensi, delinea un programma di continuità con la linea più intransigente del regime. Tuttavia, è fondamentale procedere con la massima cautela: al momento, non vi sono conferme ufficiali da parte delle istituzioni iraniane né dai media di Stato riguardo a un avvenuto passaggio di poteri. La notizia, quindi, si colloca nel solco delle speculazioni che da anni circondano la salute dell’attuale Guida Suprema e il complesso processo della sua successione.
Ma chi è davvero Mojtaba Khamenei e perché il suo nome è costantemente al centro di questo dibattito? Comprendere la sua figura è essenziale per decifrare le dinamiche interne al potere iraniano e per ipotizzare le direzioni future del Paese.
Chi è Mojtaba Khamenei: l’eminenza grigia del regime
Secondogenito dell’Ayatollah Ali Khamenei, 57 anni, Mojtaba è una delle figure più potenti e al contempo enigmatiche dell’Iran. A differenza di altri esponenti politici, non ha mai ricoperto incarichi governativi ufficiali e le sue apparizioni pubbliche sono estremamente rare. La sua influenza, tuttavia, è immensa e si esercita lontano dai riflettori, principalmente attraverso due canali: il controllo dell’Ufficio della Guida Suprema (Beit-e Rahbari) e i suoi strettissimi legami con i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) e con le milizie Basij.
Formatosi teologicamente a Qom, centro nevralgico del clero sciita, sotto la guida di alcuni dei più conservatori ayatollah del paese, Mojtaba ha costruito la sua reputazione di stratega e uomo forte. Durante la sua giovinezza ha partecipato alla guerra Iran-Iraq (1980-1988), un’esperienza che ha forgiato il suo legame con le gerarchie militari che oggi costituiscono la spina dorsale del suo potere. Molti analisti ritengono che sia lui la mente dietro la repressione delle proteste del Movimento Verde nel 2009, scoppiate a seguito della contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. In quell’occasione, dimostrò una capacità di coordinamento delle forze di sicurezza che sorprese molti osservatori, consolidando la sua immagine di custode dell’ortodossia rivoluzionaria.
La successione: un processo complesso e non scontato
La nomina della Guida Suprema in Iran non è un processo ereditario, almeno non ufficialmente. Spetta all’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 religiosi eletti dal popolo, il compito di designare il successore. Tuttavia, l’influenza politica ed economica della Guida uscente e delle sue cerchie ristrette è tale da poter orientare pesantemente la decisione. La candidatura di Mojtaba si scontra con due ostacoli principali:
- La legittimità religiosa: Nonostante i suoi studi, Mojtaba non ha ancora raggiunto il grado di Marja’ al-taqlid (Fonte di emulazione), il più alto titolo religioso sciita che suo padre e il fondatore della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini, detenevano. Questo deficit di autorevolezza teologica potrebbe essere un punto debole agli occhi dei membri più tradizionalisti dell’Assemblea degli Esperti.
- L’accusa di nepotismo: L’idea di una successione dinastica è in palese contraddizione con i principi repubblicani e rivoluzionari su cui si fonda l’Iran post-1979. Una sua nomina potrebbe essere vista come il tradimento definitivo di quegli ideali, trasformando la Repubblica Islamica in una sorta di monarchia teocratica ereditaria.
Nonostante ciò, i suoi sostenitori, soprattutto all’interno dei Pasdaran, vedono in lui l’unica figura in grado di garantire la stabilità e la sopravvivenza del sistema di fronte alle pressioni interne ed esterne. La sua visione, come suggerisce la frase che gli è stata attribuita, è chiara: nessuna apertura all’Occidente, rafforzamento dell’apparato militare e continuazione della politica di “resistenza” contro gli Stati Uniti e Israele.
Le implicazioni di una sua eventuale ascesa
Se Mojtaba Khamenei dovesse diventare la prossima Guida Suprema, è lecito attendersi un ulteriore irrigidimento della politica iraniana sia sul fronte interno che su quello estero.
- Politica interna: Probabile intensificazione della repressione del dissenso, con un controllo ancora più stretto sulla società civile, sui media e su internet. Le aspirazioni di riforma e di maggiore libertà verrebbero quasi certamente soffocate.
- Politica estera: L’approccio verso gli Stati Uniti e l’Occidente diventerebbe ancora più conflittuale. La retorica del “Grande Satana” tornerebbe a essere centrale, e ogni tentativo di dialogo, come quello che portò all’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA), verrebbe accantonato. L’invito a chiudere le basi USA nella regione sarebbe il primo passo di una strategia volta a espellere l’influenza americana dal Medio Oriente, rafforzando al contempo l’alleanza con attori come la Siria, Hezbollah in Libano e le milizie sciite in Iraq.
- Economia: L’economia di “resistenza”, basata sull’autosufficienza e sul potenziamento del settore militare a scapito di quello civile, verrebbe ulteriormente promossa. Questo potrebbe significare maggiori difficoltà per la popolazione, già stremata da anni di sanzioni e cattiva gestione economica.
In conclusione, sebbene la notizia di un suo primo discorso da Guida Suprema sia al momento da considerarsi non verificata e probabilmente parte di una complessa partita di potere interna, la figura di Mojtaba Khamenei rimane centrale per il futuro dell’Iran. La sua eventuale ascesa segnerebbe l’inizio di una nuova era, caratterizzata da un conservatorismo ancora più marcato e da una postura internazionale aggressiva. Il mondo osserva con attenzione, consapevole che la scelta della prossima Guida Suprema iraniana avrà ripercussioni ben oltre i confini del Paese.
