Un’operazione su vasta scala, battezzata “Shadowgun”, ha scosso il Brasile, svelando una realtà criminale tanto moderna quanto inquietante: la produzione e commercializzazione di armi da fuoco “fantasma” attraverso l’uso di stampanti 3D. La polizia civile di Rio de Janeiro, in un’azione coordinata che ha coinvolto undici stati del Paese, ha smantellato una rete che riforniva criminali e narcotrafficanti, mettendo in luce le nuove frontiere del mercato nero degli armamenti. L’indagine, che ha portato all’arresto di quattro persone a San Paolo e all’esecuzione di 32 mandati di perquisizione, ha rivelato un ecosistema clandestino ben strutturato che operava nell’ombra del web.
L’inizio delle indagini: una soffiata digitale
Tutto è partito da una segnalazione arrivata al laboratorio di operazioni cibernetiche (Ciberlab) del governo brasiliano, un’unità specializzata nel monitoraggio delle attività illecite in rete. Un’allerta, proveniente da un organo internazionale, ha indicato la commercializzazione di armi prodotte con stampanti 3D sui social media, dando il via a un’indagine complessa e articolata. Seguendo le tracce digitali, gli investigatori sono riusciti a mappare l’intera rete criminale, identificandone i membri chiave e le modalità operative.
La mente della rete: un ingegnere e i suoi manuali
Al vertice dell’organizzazione si trovava un ingegnere, considerato il principale sviluppatore e la mente dietro la produzione delle armi. Operando sotto pseudonimo, quest’ultimo utilizzava i social network e forum online per pubblicare test balistici, aggiornamenti dei progetti e, soprattutto, manuali tecnici dettagliati. Uno di questi manuali spiegava passo dopo passo come assemblare una pistola semiautomatica utilizzando una stampante 3D e materiali di facile reperibilità, rendendo la produzione di armi letali accessibile a un pubblico molto più vasto. Le indagini hanno rivelato che, tra il 2021 e il 2022, sono state identificate almeno 79 negoziazioni di queste “ghost guns”.
Il materiale prodotto, che includeva non solo pistole ma anche fucili e caricatori ad alta capacità, veniva poi venduto su varie piattaforme digitali, canali del dark web e persino su noti siti di e-commerce, come emerso dalle indagini del pubblico ministero di Rio. Questo tipo di armamento è particolarmente pericoloso perché privo di numeri di serie, rendendone quasi impossibile la tracciabilità da parte delle forze dell’ordine.
Una struttura organizzata e finanziamenti in criptovalute
L’organizzazione non era un semplice gruppo di appassionati di tecnologia, ma una vera e propria struttura criminale con ruoli ben definiti. C’era chi si occupava del supporto tecnico, chi della diffusione ideologica e chi della propaganda per reclutare nuovi “clienti”. Per finanziare le loro attività e rendere ancora più difficile il tracciamento dei flussi di denaro, il gruppo faceva ampio uso di criptovalute. Questo metodo di pagamento garantiva un alto livello di anonimato sia per i venditori che per gli acquirenti, complicando ulteriormente il lavoro degli investigatori.
La maggior parte degli acquirenti identificati aveva precedenti penali, spesso legati al traffico di droga e ad altri reati gravi. Le consegne delle armi avvenivano in diverse città brasiliane, tra cui São Francisco de Itabapoana, Araruama, São Pedro da Aldeia e la stessa capitale Rio de Janeiro, dimostrando la capillarità della rete.
Un’operazione interforze su scala nazionale
L’operazione “Shadowgun” ha visto una stretta collaborazione tra la Polizia Civile, il Ministero Pubblico e il Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica. Sono stati eseguiti 36 mandati di perquisizione e 5 di arresto in 12 stati brasiliani, evidenziando la portata nazionale del fenomeno. L’azione coordinata delle forze di sicurezza di diversi stati, tra cui Sergipe, Bahia, Goiás e Santa Catarina, è stata fondamentale per il successo dell’operazione. Le autorità hanno sottolineato come questa operazione dimostri l’importanza dell’integrazione tra le diverse agenzie per contrastare le nuove forme di criminalità che sfruttano l’ambiente digitale.
