Una nuova ondata di vendite si è abbattuta sui mercati finanziari europei, che archiviano una seduta e una settimana in profondo rosso. A pesare sul sentiment degli investitori è il persistere delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il conflitto in Iran che non accenna a placarsi e alimenta i timori per le forniture energetiche globali. Questo scenario ha innescato una vera e propria fiammata dei prezzi del petrolio, tornati a ridosso dei 100 dollari al barile, riaccendendo il fantasma dell’inflazione e costringendo gli operatori a ricalibrare le proprie strategie.
Wall Street Accelera al Ribasso e Trascina l’Europa
Il “leitmotiv” negativo che ha caratterizzato le ultime sedute non è cambiato. Le piazze del Vecchio Continente, già deboli in mattinata, hanno peggiorato la loro performance nel pomeriggio, seguendo la scia di Wall Street. Oltreoceano, gli indici principali hanno aperto in netto calo, zavorrati dalle stesse preoccupazioni che affliggono l’Europa: l’aumento del costo dell’energia e le sue possibili ricadute sull’inflazione e, di conseguenza, sulle prossime mosse delle banche centrali. L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha lasciato sul terreno circa mezzo punto percentuale, con il settore finanziario e bancario tra i più penalizzati.
Piazza Affari la Peggiore, Banche Sotto Pressione
A pagare il prezzo più alto è stata Piazza Affari, che ha chiuso con un pesante calo dell’1,43%. A trascinare al ribasso il listino milanese è stato soprattutto il comparto bancario, particolarmente sensibile alle variazioni dei tassi di interesse e alle prospettive di crescita economica. Tra i titoli più colpiti spiccano Mps, che ha ceduto il 3,8%, e Mediobanca, in calo del 3,5%. In netta controtendenza, invece, Leonardo, che ha messo a segno un rialzo del 4,6% sulla scia di conti positivi che hanno evidentemente soddisfatto il mercato.
Le altre principali borse europee hanno seguito la stessa tendenza negativa, sebbene con perdite più contenute. Parigi ha ceduto lo 0,6%, Francoforte lo 0,35%, Madrid l’1,19% e Londra lo 0,43%.
Spread e Rendimenti in Tensione
Le tensioni si sono fatte sentire anche sul mercato obbligazionario. Lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi a 10 anni si è allargato ulteriormente, superando la soglia dei 78 punti base. Questo indicatore, che misura il differenziale di rendimento tra i due titoli di Stato, è un termometro della fiducia degli investitori nel debito pubblico italiano. Un suo aumento segnala una maggiore percezione del rischio. Di pari passo, è continuata la corsa dei rendimenti, con il BTP decennale italiano che è salito di sei punti base, sfiorando il 3,73%.
Materie Prime: Vola il Petrolio, Stabile il Gas
Il protagonista indiscusso della giornata è stato il petrolio. I timori che la guerra in Iran possa ridurre le forniture globali hanno spinto le quotazioni ai massimi. Il Brent, il riferimento per il greggio europeo, ha toccato i 99,1 dollari al barile, con un balzo del 7,9%. Ancora più marcato il rialzo del WTI (West Texas Intermediate), il greggio di riferimento americano, che è salito dell’8,1% a 94,3 dollari al barile. Anche il prezzo del gas naturale ha registrato un aumento, seppur più contenuto, salendo del 2,8% a poco meno di 52 euro al megawattora. In questo contesto di avversione al rischio, l’oro, bene rifugio per eccellenza, ha registrato un lieve calo, pur mantenendosi su valori elevati a 5.151 dollari l’oncia.
Si Rafforza il Dollaro, Euro in Calo
Sul mercato dei cambi, il clima di incertezza ha favorito il dollaro, considerato una valuta rifugio. L’euro ha perso terreno nei confronti del biglietto verde, scendendo a 1,1522. Questo movimento riflette la tendenza degli investitori a privilegiare asset considerati più sicuri in fasi di turbolenza dei mercati.
