Roma – In un clima di crescente tensione in Medio Oriente, la base militare italiana di Camp Singara a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata oggetto di un attacco che il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha definito “assolutamente deliberato”. L’episodio, avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì, ha visto un drone di tipo “shahed” colpire l’installazione, causando danni materiali ma, fortunatamente, nessuna vittima né feriti tra il contingente italiano.

I 141 militari italiani presenti nella base al momento dell’attacco si sono tempestivamente rifugiati nei bunker di sicurezza, seguendo le procedure previste in caso di allarme aereo, scattato intorno alle 20:30 locali. L’impatto del drone, avvenuto poco prima dell’una di notte, ha distrutto un mezzo militare e danneggiato alcune infrastrutture.

La natura dell’attacco e il contesto regionale

Secondo il Ministro Crosetto, non ci sono dubbi sulla natura intenzionale dell’azione. “Quella è una base della Nato ed è anche americana”, ha dichiarato al Tg1, sottolineando come l’installazione fosse già stata bersaglio di tentativi di attacco nei giorni precedenti. La base di Erbil, situata in una posizione strategica al confine tra Siria, Turchia e Iran, rientra nell’ambito dell’operazione internazionale “Prima Parthica” contro l’Isis e svolge un ruolo cruciale nell’addestramento delle forze di sicurezza curde, i Peshmerga. Negli anni, migliaia di militari curdi sono stati formati dagli istruttori italiani.

L’attacco si inserisce in una più ampia escalation di tensioni nella regione, con un aumento delle ostilità che coinvolgono diverse fazioni. Fonti informate ipotizzano che il drone potesse non essere diretto specificamente contro il compound italiano, ma che abbia perso quota finendo contro un mezzo militare. Tuttavia, la rivendicazione implicita e il contesto generale portano le autorità italiane a considerare l’azione come un chiaro segnale ostile.

Il piano di rientro del contingente

In risposta alla mutata situazione di sicurezza, il governo italiano ha confermato l’avvio di un piano di evacuazione per i militari. Il Ministro Crosetto ha fornito dettagli precisi sulla rimodulazione del contingente: “Noi abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione, ne abbiamo spostate una quarantina in Giordania, e degli attuali 141 era già in fase di programmazione un rientro”.

Le operazioni di rientro presentano notevoli complessità logistiche. “Non è facile, perché non è possibile mandare un aereo, quindi deve avvenire via terra, probabilmente via Turchia”, ha spiegato il Ministro. Questa decisione evidenzia la precarietà della situazione e la necessità di adottare percorsi alternativi per garantire la massima sicurezza del personale.

Anche il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato l’impegno per organizzare il rientro dei militari, sottolineando la necessità di garantire la loro sicurezza di fronte a continui attacchi con droni e missili. Tajani ha inoltre avuto contatti con l’ambasciatore d’Italia in Iraq e con le autorità curde per accertare le responsabilità dell’attacco.

Le reazioni politiche e la solidarietà

La notizia dell’attacco ha suscitato un’immediata reazione da parte delle più alte cariche dello Stato. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso solidarietà e vicinanza ai militari, affermando di seguire con attenzione l’evolversi della situazione in costante contatto con i ministri Crosetto e Tajani. “L’Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi”, ha scritto la Premier su X.

Messaggi di solidarietà sono giunti da tutto l’arco politico, a testimonianza dell’unità nazionale di fronte ai rischi corsi dai nostri militari impegnati in missioni internazionali. Il comandante della base, colonnello Stefano Pizzotti, ha rassicurato sulle condizioni del personale: “Siamo preparati ed addestrati per queste situazioni. Il morale del personale è comunque alto, volevamo rassicurare le famiglie”.

La missione italiana a Erbil, parte dell’operazione “Prima Parthica”, ha come obiettivo primario quello di addestrare le forze di sicurezza irachene e curde per renderle autonome nel contrasto alla minaccia terroristica del Daesh e nel mantenimento della stabilità regionale. L’attuale escalation di violenza mette a dura prova la prosecuzione di queste attività, rendendo prioritaria la salvaguardia dell’incolumità del contingente italiano.

Di atlante

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