Firenze ha ospitato una giornata di alta cultura istituzionale e profonda riflessione politica. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Università degli Studi di Firenze ha conferito al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la laurea magistrale Honoris Causa in “Politica, Istituzioni e Mercato”. La cerimonia si è svolta in un’occasione solenne: le celebrazioni per i 150 anni della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, un’istituzione che ha formato generazioni della classe dirigente italiana. La lectio doctoralis del Capo dello Stato è risuonata come un accorato appello alla vigilanza democratica in un’epoca segnata da crescenti tensioni globali.
Un Monito Storico: la “Tirannide Cesarista” di Tocqueville
Il fulcro del discorso di Sergio Mattarella è stato un richiamo, tanto colto quanto potente, a un’intuizione di quasi due secoli fa. Citando la prefazione del giurista Silvano Tosi del 1957 alla traduzione de “La Democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, il Presidente ha messo in guardia contro un pericolo che oggi appare quanto mai attuale. “Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville – annotava Tosi – la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Con voce ferma, Mattarella ha chiosato: “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. Un’esortazione che ha scatenato una lunga e sentita standing ovation da parte del pubblico, composto da accademici, studenti e autorità.
Questa “tirannide”, spiegava Mattarella riprendendo le parole di Tosi e Tocqueville, si presenta con un “aspetto filantropico”, con “forme fraudolentemente rappresentative” e un “temibile ufficio tutorio dell’individuo”, con l’obiettivo di “far perpetuare l’infanzia dell’uomo”. Un avvertimento contro i populismi e le derive autoritarie che, promettendo soluzioni semplici a problemi complessi, minano le fondamenta delle istituzioni democratiche.
L’Erosione dell’Ordine Internazionale e le Sfide della Contemporaneità
Lo sguardo del Presidente si è poi allargato al complesso scenario globale, definito “fosco” e caratterizzato da un numero mai visto di conflitti e minacce alla democrazia. Mattarella ha condannato con forza la “pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda Guerra Mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati”. Ha denunciato la tendenza ad “agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. Un riferimento implicito ma chiaro alle aggressioni militari e al disprezzo per il diritto internazionale che segnano la nostra epoca.
Il Capo dello Stato ha inoltre sottolineato come la contemporaneità imponga “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico”. Ha identificato nei “soggetti tecnologici e finanziari” i nuovi protagonisti degli scenari globali, la cui influenza sulla vita quotidiana è in continua crescita. In questo contesto, anche l’avvento dei social media e dell’intelligenza artificiale modifica profondamente le relazioni sociali e le dinamiche della vita politica, richiedendo un “nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico” per governare il cambiamento.
Il Ruolo della Cultura e l’Eredità della “Cesare Alfieri”
La cerimonia è stata anche l’occasione per celebrare la storia e il ruolo della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”. Fondata nel 1875 da Carlo Alfieri di Sostegno con l’obiettivo di formare una classe dirigente moderna e competente per l’Italia unita, la scuola è stata un faro culturale e un laboratorio di idee. Mattarella ha ricordato come l’istituto nacque per garantire “una formazione non rivolta al passato, ma con lo sguardo alla contemporaneità”, un impegno mantenuto con costanza per 150 anni.
Nella sua lectio, il Presidente ha omaggiato le illustri personalità che hanno studiato o insegnato alla “Cesare Alfieri”, contribuendo al progresso del Paese:
- Giovanni Spadolini, che qui ricoprì la prima cattedra di Storia contemporanea in Italia.
- Giovanni Sartori, che ridefinì i contenuti della Scienza politica.
- Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia.
- Ezio Tarantelli, economista ucciso dalle Brigate Rosse, il cui ricordo ha suscitato un commosso applauso.
- Un giovane Mario Draghi, che a Firenze ebbe la sua prima cattedra.
- E ancora figure come Sandro Pertini e Indro Montanelli.
Questo ricco patrimonio intellettuale, ha sottolineato Mattarella, dimostra il contributo fondamentale che il mondo della cultura può e deve dare a “una convivenza più giusta e più libera”. Richiamando l’esperienza dei Padri Costituenti, ha evidenziato come la collaborazione tra studiosi e politici sia stata essenziale per costruire un futuro di pace e democrazia per l’Italia.
In conclusione, l’intervento del Presidente Mattarella a Firenze non è stato solo un atto cerimoniale, ma un’analisi profonda e un richiamo alla responsabilità collettiva. Un invito, rivolto soprattutto alle nuove generazioni, a studiare con passione, a coltivare il pensiero critico e a farsi “spiriti indipendenti e coraggiosi” per difendere la libertà e “rimettere al centro la persona”.
