L’AQUILA – Un fulmine a ciel sereno, un “coup de théâtre” che ha lasciato sotto shock i genitori e ha scatenato un’ondata di indignazione e un acceso dibattito che dalla provincia di Chieti è rimbalzato fino ai vertici del governo. La decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di disporre il trasferimento dei tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” in una nuova struttura, senza la madre Catherine Birmingham, ha segnato una svolta drammatica e controversa in una vicenda già complessa e delicata. L’ordinanza, arrivata proprio nel giorno in cui erano in programma le perizie psicologiche sui minori, è stata definita “irricevibile, macroscopicamente errata, nei presupposti logici e giuridici” dall’avvocata della coppia, Danila Solinas, che ha annunciato un immediato ricorso.

La cronistoria di una scelta di vita radicale

La storia di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, lui di origini inglesi e lei australiane, e dei loro tre figli (una bambina di otto anni e due gemelli di sei) ha inizio in un casolare isolato a Palmoli, in provincia di Chieti. Una scelta di vita estrema, dettata da una profonda convinzione ambientalista, che li ha portati a vivere in un rudere di 40 metri quadrati, senza elettricità, acqua corrente e gas, in totale simbiosi con la natura. Una vita lontana dalla società ipertecnologica, che includeva anche la scelta dell’unschooling, l’istruzione parentale, per i loro figli.

La vicenda balza agli onori della cronaca quando, in seguito a un’intossicazione da funghi che porta la famiglia in ospedale, i servizi sociali e le forze dell’ordine vengono a conoscenza delle loro condizioni di vita. Da quel momento, si apre un contenzioso con il Tribunale per i minorenni dell’Aquila. I giudici, ravvisando un potenziale pregiudizio per i minori, dispongono una serie di accertamenti. Le principali preoccupazioni del tribunale riguardano:

  • Il diritto alla vita di relazione dei bambini, ritenuto leso dalla loro condizione di isolamento.
  • Le condizioni abitative, giudicate disagevoli, insalubri e potenzialmente pericolose per l’integrità fisica dei piccoli.
  • La tutela della salute, con il rifiuto da parte dei genitori di sottoporre i figli a trattamenti sanitari e vaccinazioni obbligatorie.

Nel novembre 2025, il Tribunale decide di sospendere la responsabilità genitoriale della coppia e di collocare i bambini, insieme alla madre, in una casa-famiglia a Vasto.

La svolta: l’allontanamento della madre

Dopo circa quattro mesi nella struttura protetta, arriva la decisione che ha innescato la bufera. Il Tribunale per i minorenni, accogliendo una richiesta della stessa casa-famiglia, dispone l’allontanamento di Catherine Birmingham e il trasferimento dei bambini in un’altra comunità. Secondo quanto trapelato, alla base del provvedimento ci sarebbe stato un comportamento “fortemente oppositivo” e “ostile” della donna, con “frequenti scatti d’ira” che avrebbero influenzato negativamente anche i figli. La madre, secondo i giudici, non avrebbe rispettato le regole della comunità, manifestando un atteggiamento squalificante verso le istituzioni.

La reazione della difesa è durissima. L’avvocata Solinas parla di un allontanamento avvenuto tra le “urla strazianti dei bambini”, accusando l’assistente sociale di aver “preteso che la mamma venisse cacciata”. “Stiamo sradicando per la seconda volta dei bambini che erano felici”, ha dichiarato la legale, sottolineando il trauma inflitto ai minori.

Un caso politico e mediatico

La vicenda ha immediatamente travalicato i confini giudiziari, diventando un caso politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha criticato aspramente la decisione dei giudici, parlando di provvedimenti “figli anche di letture ideologiche” che infliggono ai minori “un altro pesantissimo trauma”. Ha inoltre annunciato che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sta inviando degli ispettori al Tribunale dell’Aquila per fare luce sulla vicenda. Anche la Ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha definito la separazione “una misura estrema”, sostenendo che una valutazione sui minori avrebbe dovuto precedere e non seguire l’allontanamento.

Sulla stessa linea si è espressa l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, che si è detta “allarmata per le possibili irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica dei tre bambini” e ha auspicato la sospensione del trasferimento. La vicenda ha suscitato anche una forte mobilitazione da parte dell’opinione pubblica, con sit-in e manifestazioni di solidarietà davanti alla casa-famiglia di Vasto.

Prospettive future e incognite

Mentre i legali della famiglia preparano il ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila chiedendo la sospensiva del provvedimento, il futuro dei tre bambini appare incerto. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, ha definito l’ordinanza “estremamente grave”, paventando il rischio che possa aprire la strada all’adozione. Emergono anche tensioni all’interno della coppia, con il padre Nathan che, pur vivendo la decisione come “profondamente ingiusta”, viene descritto nei documenti del tribunale come una figura più “rasserenante” e collaborativa. Questa percezione potrebbe portare il tribunale a valutare un affidamento esclusivo al padre, come ipotizzato da alcune fonti. Il caso della “famiglia nel bosco” solleva interrogativi profondi sul bilanciamento tra la libertà di scelta educativa dei genitori, il diritto-dovere dello Stato di tutelare il benessere dei minori e il ruolo, spesso controverso, dei servizi sociali e della giustizia minorile. Una storia che continua a dividere e a far discutere, in attesa dei prossimi sviluppi giudiziari.

Di veritas

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