L’AQUILA – Una decisione tanto improvvisa quanto dirompente scuote il già complesso caso della cosiddetta “famiglia del bosco”. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha emesso un’ordinanza che dispone l’immediato allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia di Vasto dove si trovava da novembre con i suoi tre figli. Non solo: i giudici hanno stabilito anche il trasferimento dei bambini in un’altra comunità educativa, di fatto separandoli dalla madre. Un provvedimento che arriva come un fulmine a ciel sereno, proprio mentre era in corso la perizia psicologica disposta sugli stessi minori, suscitando l’ira della difesa e un acceso dibattito che ha raggiunto i vertici della politica nazionale.

La decisione del Tribunale e le motivazioni

Secondo quanto trapelato dall’ordinanza, la decisione dei giudici si fonderebbe sulle relazioni degli educatori della struttura di Vasto. La madre è stata descritta come una persona “spesso ostile e squalificante“, che “deride i tentativi di trovare un punto di incontro e non si fida di nessuno“. Un atteggiamento che, secondo gli operatori, avrebbe influenzato negativamente anche i bambini, i quali avrebbero manifestato rabbia e il desiderio di tornare a casa. I giudici hanno ritenuto che la “persistente e costante presenza materna” fosse diventata un ostacolo agli interventi educativi e “pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori“. Per questo, il collegio ha disposto il trasferimento dei bambini, interrompendo la convivenza con la madre e auspicando al contempo un’intensificazione degli incontri con il padre, ritenuto una figura in grado di garantire stabilità.

La dura reazione della difesa

La notizia è stata accolta con sdegno e rabbia dal team legale della famiglia anglo-australiana. L’avvocato Marco Femminella ha commentato con sarcasmo la “sensibilità” di un tribunale che adotta un provvedimento così drastico “in pieno svolgimento della consulenza“. “Probabilmente questa consulenza, avrebbe detto Andreotti, non andava bene come stava andando, così l’abbiamo interrotta”, ha chiosato il legale, visibilmente irritato. Sulla stessa linea anche Marina Aiello, una delle psicologhe del team di periti della famiglia, che ha parlato di una decisione “che ci terrorizza” e di “un’escalation di gravità enorme e assurda“. La difesa lamenta che tale provvedimento abbia di fatto interrotto il percorso di valutazione in corso, rendendo incerto anche il futuro dei test psicologici.

Il caso diventa politico: da Meloni al Garante per l’Infanzia

La vicenda ha rapidamente superato i confini del tribunale, innescando un vero e proprio scontro politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso sconcerto per una decisione che, a suo dire, infligge ai minori “un ulteriore, pesantissimo trauma“. Meloni ha messo in discussione il “superiore interesse del minore” in un contesto in cui i bambini vengono allontanati prima dal padre e poi dalla madre perché i giudici “non condividono lo stile di vita della famiglia“. Anche la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, ha espresso la sua “contrarietà”, chiedendo la sospensione del provvedimento in attesa di “un ulteriore approfondimento medico indipendente“, paventando il “rischio di conseguenze irreparabili per la salute psicofisica dei tre bambini“. La Lega ha chiesto un’ispezione urgente da parte del Ministero della Giustizia, mentre la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha definito la separazione dei figli dai genitori “una misura estrema“. In risposta, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha disposto l’invio di ispettori presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila per fare luce sulla vicenda.

Il contesto: una famiglia sotto i riflettori

Il caso della “famiglia del bosco” di Palmoli, in provincia di Chieti, è al centro delle cronache da mesi. La vicenda ha origine dalla scelta di vita della coppia anglo-australiana di crescere i propri figli in un casolare isolato, in un contesto rurale e a stretto contatto con la natura. Questa scelta ha portato a un primo intervento del Tribunale, che a novembre 2025 aveva sospeso la responsabilità genitoriale e disposto il collocamento dei minori e della madre in una casa-famiglia. La motivazione risiedeva in una presunta “situazione abitativa disagevole ed insalubre” e in un contesto che non avrebbe garantito un adeguato sviluppo delle capacità relazionali e la tutela della salute. Da allora, la vicenda è diventata un caso mediatico e politico, polarizzando l’opinione pubblica e trasformandosi in un terreno di scontro su temi come l’intervento dello Stato nelle scelte familiari e i limiti dell’autorità giudiziaria.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *