Milano si interroga sul suo futuro e, a distanza di tempo dalle prossime elezioni comunali, il centrodestra mostra già i segni di una profonda divisione interna sulla scelta del candidato sindaco. A scatenare il dibattito è stata Forza Italia che, durante l’evento “Milano, una storia che riparte” tenutosi alla Fondazione Rovati, ha rilanciato con forza l’idea di un candidato proveniente dalla società civile. Una vera e propria fuga in avanti che ha messo in subbuglio gli alleati.
La mossa a sorpresa di Forza Italia
A gettare il sasso nello stagno è stata Letizia Moratti, presidente della consulta nazionale di Forza Italia e ultima a guidare la città per il centrodestra. Con una mossa studiata, ha dichiarato che tra i trenta “illustri relatori” presenti in sala, tra cui spiccavano rettori ed ex rettori universitari, “c’è il candidato sindaco di Forza Italia”. Una frase che ha immediatamente acceso la curiosità dei giornalisti e dato il via al totonomi, con indiscrezioni che punterebbero sulla rettrice dell’Università Statale, Marina Brambilla. L’obiettivo degli azzurri, come ribadito dalla stessa Moratti, è trovare “un candidato civico che abbia la capacità di rendere Milano di nuovo una città che abbia fiducia in se stessa, orgoglio e capacità di progettazione del futuro”. Un profilo, dunque, non direttamente legato ai partiti, ma capace di aggregare le migliori energie della città.
Le reazioni fredde degli alleati: Lega e Fratelli d’Italia frenano
La proposta di Forza Italia, tuttavia, si è scontrata con un muro di scetticismo da parte degli altri membri della coalizione. La Lega, attraverso il suo segretario provinciale Samuele Piscina, ha definito l’uscita di Moratti un “maldestro tentativo di gettare la palla avanti”. Piscina ha ricordato come l’ultima esperienza elettorale, con un candidato espressione proprio di Forza Italia, “non è andata esattamente nel migliore dei modi”, sottolineando la necessità di un “candidato sindaco della coalizione” e non di un singolo partito.
Anche Fratelli d’Italia ha mostrato cautela. Il capogruppo a Palazzo Marino, Riccardo Truppo, pur non escludendo a priori la figura di un civico, ha precisato che questa “non l’ha prescritta il medico, non è condizione necessaria e sufficiente”. Una posizione che lascia intendere la volontà di FdI di non subire decisioni prese da altri e di voler pesare nella scelta finale, senza preclusioni verso una figura politica.
La controproposta di Noi Moderati: il nome di Lupi
In questo scenario di veti incrociati, si è inserita Noi Moderati con una proposta chiara. La senatrice Mariastella Gelmini ha rotto gli indugi, affermando: “Personalmente credo che quello di Maurizio Lupi sia il nome migliore”. Per Gelmini, la politica non può “fare un passo indietro” e deve assumersi la responsabilità di una candidatura forte e riconoscibile. La candidatura di Maurizio Lupi, leader del suo stesso partito, era già circolata nei mesi scorsi, incassando anche l’apprezzamento del Presidente del Senato Ignazio La Russa. Lo stesso Lupi, recentemente, aveva criticato la ricerca di profili civici, paragonandola a un “casting da X Factor”, e si è detto disponibile, affermando “io ci sono”.
L’analisi: un centrodestra frammentato alla ricerca di una sintesi
La divergenza di vedute sulla figura del candidato sindaco evidenzia le diverse strategie e i rapporti di forza all’interno di un centrodestra milanese che appare tutt’altro che compatto. Da un lato, Forza Italia sembra convinta che per riconquistare Palazzo Marino, dopo anni di governo del centrosinistra, sia necessario un profilo civico capace di intercettare il voto moderato e riformista. Dall’altro, Lega e Fratelli d’Italia rivendicano il peso dei partiti e la necessità di una scelta condivisa, memori della sconfitta del 2021 con Luca Bernardo. In mezzo, Noi Moderati cerca di giocare un ruolo da protagonista proponendo il proprio leader, una figura di lunga esperienza politica.
Questa situazione di stallo e di reciproca diffidenza rischia di protrarsi, alimentando quel “solito balletto tra pochi per il nome da candidare” previsto dal capogruppo del Pd in Regione Lombardia, Pierfrancesco Majorino, che ne approfitta per rilanciare la strada delle primarie nel suo campo. Mentre il centrosinistra si prepara a scegliere il successore di Beppe Sala, il centrodestra deve ancora decidere non solo il nome, ma il metodo stesso per arrivare a una candidatura che possa essere unitaria e competitiva.
