Nel primo pomeriggio di oggi, precisamente alle 13:12 ora locale, il vulcano Etna ha manifestato la sua incessante attività con un evento tanto improvviso quanto spettacolare. Un’esplosione “impulsiva” ha avuto origine dal cratere sommitale della Bocca Nuova, uno dei quattro crateri attivi sulla cima del vulcano più alto d’Europa. L’evento, della durata di circa due minuti, è stato prontamente registrato e analizzato dal sistema di monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo (INGV-OE) di Catania.
Dettagli dell’evento esplosivo
L’esplosione è stata classificata come “impulsiva” proprio per la sua caratteristica di iniziare e concludersi in un lasso di tempo molto breve. Questo tipo di fenomeno, sebbene possa apparire allarmante, rientra nella normale attività dei crateri sommitali dell’Etna e si verifica senza evidenti segnali geofisici precursori, rendendolo di fatto imprevedibile. L’esplosione ha generato una modesta nube di cenere che ha raggiunto un’altezza di circa 1.5 chilometri sopra la cima del vulcano. I venti in quota hanno rapidamente disperso la colonna eruttiva in direzione nord-est, causando una leggera ricaduta di cenere vulcanica esclusivamente nella parte alta e disabitata del vulcano.
Dal punto di vista strumentale, l’evento è stato accompagnato da segnali geofisici ben precisi:
- Segnale sismico: In concomitanza con l’esplosione, la rete sismica dell’INGV ha registrato un transiente, ovvero un segnale sismico di breve durata, con un’ampiezza superiore alla norma, chiaramente correlabile all’attività esplosiva.
- Segnale infrasonico: È stato inoltre rilevato un evento infrasonico, un’onda sonora a bassa frequenza non udibile dall’orecchio umano, localizzato proprio nell’area della Bocca Nuova. Questo tipo di segnale è tipicamente associato a processi esplosivi superficiali.
Analisi del tremore vulcanico
Parallelamente all’evento esplosivo, l’analisi del tremore vulcanico, un parametro fondamentale che riflette l’energia rilasciata dal movimento del magma all’interno dei condotti vulcanici, ha mostrato delle variazioni interessanti. A partire dalle prime ore della giornata e fino alle 09:40 circa, l’ampiezza media del tremore ha registrato un moderato incremento, assestandosi poi su valori di livello medio, dove permane tuttora. La sorgente di questo tremore è stata localizzata a una profondità di circa 3 chilometri sopra il livello del mare, in un’area compresa tra il cratere di Nord-Est e la Voragine. È importante sottolineare che, al momento dell’esplosione, le reti permanenti di monitoraggio delle deformazioni del suolo (GNSS e clinometrica) non hanno rilevato variazioni significative.
Nessuna correlazione con il sisma di Ragalna
La giornata odierna sul versante etneo era iniziata con un altro evento significativo: una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 registrata alle 07:05 del mattino, con epicentro nel territorio di Ragalna, sul fianco sud-occidentale del vulcano. La scossa, avvenuta a una profondità di circa 4 km, è stata avvertita distintamente in numerosi comuni della provincia di Catania e oltre, causando apprensione ma, fortunatamente, solo lievi danni.
Inevitabilmente, la successiva esplosione alla Bocca Nuova ha sollevato interrogativi su un possibile collegamento tra i due fenomeni. Tuttavia, i vulcanologi dell’INGV sono stati chiari e netti nell’escludere, allo stato attuale, una correlazione diretta. Si tratta di due dinamiche differenti che coesistono nel complesso sistema vulcano-tettonico dell’Etna. Il terremoto di Ragalna è legato all’attività delle faglie presenti nell’area, sollecitate dal campo di stress generato dall’edificio vulcanico. L’esplosione, invece, è un fenomeno legato alla dinamica dei fluidi magmatici nei condotti più superficiali del vulcano. Eventi esplosivi impulsivi come quello odierno sono già avvenuti in passato alla Bocca Nuova, come ad esempio nell’agosto del 2010, confermando la natura di questo tipo di attività.
Il contesto dell’attività etnea
L’Etna è uno dei vulcani più attivi e monitorati al mondo. La sua attività può essere molto varia, spaziando dal degassamento persistente a eruzioni effusive con colate di lava, fino a episodi parossistici con fontane di lava e colonne eruttive alte chilometri. L’evento di oggi si inserisce in questo quadro di continua e multiforme attività, ricordandoci la natura dinamica e imprevedibile del vulcano. Il costante monitoraggio da parte dell’INGV è fondamentale per comprendere l’evoluzione dei fenomeni e garantire la sicurezza del territorio densamente popolato che si estende alle sue pendici.
