Una folla commossa ha gremito la Cattedrale di Nola per l’ultimo saluto a Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli in seguito a un tragico trapianto di cuore. Una giornata di lutto cittadino ha avvolto la città, unendosi al dolore dei genitori, Patrizia e Antonio, in una cerimonia funebre che ha visto la partecipazione sentita di cittadini e delle più alte cariche istituzionali, tra cui la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
L’omelia del Vescovo Marino: un appello alla speranza e alla giustizia
Le parole del vescovo di Nola, Francesco Marino, hanno risuonato profonde e toccanti all’interno della cattedrale, offrendo un messaggio di conforto e, al contempo, di ferma riflessione. “Domenico è diventato figlio di tutti noi. I figli ‘so’ piezzi e core’ e il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia”, ha esordito il presule, utilizzando un’espressione dialettale per sottolineare il legame viscerale che unisce un genitore al proprio figlio e il dolore collettivo di fronte a una perdita così incomprensibile. Monsignor Marino ha voluto rivolgere un pensiero non solo alla madre di Domenico, ma anche alla madre del piccolo donatore, unendo nel dolore due famiglie colpite da un destino crudele. “Persino la lingua italiana non riesce a dare un nome a chi perde un figlio”, ha sottolineato, evidenziando l’unicità e la profondità di una simile sofferenza.
Di fronte alla domanda straziante sul “perché” di tanto dolore, il vescovo ha invitato a non cedere alla rabbia e al desiderio di vendetta. “Il male non si cura con altro male”, ha ammonito, pur riconoscendo la necessità di fare piena luce sulle responsabilità dell’accaduto. Ha distinto nettamente tra la giusta ricerca della verità nelle aule di tribunale e il “giustizialismo privato” che non può lenire una ferita così profonda. L’unica vera consolazione, ha ribadito, può venire dalla fede: “Solo il Signore Gesù potrà consolarci”.
La donazione degli organi: un gesto di generosità da non dimenticare
In un momento di grande dolore e rabbia, che potrebbe alimentare la sfiducia nel sistema sanitario, il vescovo Marino ha avuto il coraggio di lanciare un appello forte e chiaro a favore della donazione degli organi. Ha ricordato la generosità della madre di Bolzano che, in un momento di strazio, ha scelto di donare il cuore del proprio figlio, un gesto d’amore vanificato da errori su cui l’inchiesta dovrà fare chiarezza. Nominare questa donna, spesso messa in ombra dalla cronaca, ha significato ricordare che all’origine di questa tragica vicenda c’è un atto di immensa generosità. L’invito è stato quindi a “continuare a credere nella buona medicina” e a incoraggiare la donazione come un gesto di altruismo fondamentale.
La vicinanza delle istituzioni e della comunità
La presenza della premier Giorgia Meloni, che ha abbracciato a lungo i genitori del piccolo Domenico, ha testimoniato la vicinanza dello Stato alla famiglia e alla comunità di Nola. Insieme a lei, numerose autorità civili e religiose, tra cui il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. La cattedrale era gremita fin dalle prime ore del mattino per la camera ardente, con centinaia di persone che hanno voluto rendere omaggio alla piccola bara bianca. All’esterno, striscioni chiedevano “Giustizia per Domenico”, mentre all’uscita del feretro, accompagnato dalle note della canzone “Guerriero” di Marco Mengoni, un lungo applauso e il volo di centinaia di palloncini bianchi hanno salutato per l’ultima volta il “piccolo guerriero”.
L’inchiesta prosegue
Mentre la comunità si stringe nel lutto, la Procura di Napoli prosegue le indagini per omicidio colposo per fare chiarezza sulla catena di errori che ha portato al danneggiamento dell’organo. L’autopsia ha stabilito che il cuore era sano al momento dell’espianto. I periti avranno ora il compito di ricostruire nel dettaglio cosa sia accaduto durante il trasporto da Bolzano a Napoli. La famiglia di Domenico, con un dolore composto, ha chiesto verità e giustizia, ribadendo che “devono pagare solo quelli che hanno sbagliato”.
