Nel decennale della sua istituzione, il Premio Strega Ragazze e Ragazzi si trova al centro di un dibattito che tocca le corde più profonde della sua identità e della sua missione culturale. Una proposta, avanzata con “una certa convinzione” da diversi editori italiani, ha suggerito di restringere la partecipazione ai soli libri originariamente scritti in italiano, escludendo di fatto le opere in traduzione. La questione è emersa durante la presentazione a Milano della Bologna Children’s Book Fair 2026, l’evento di riferimento mondiale per l’editoria per l’infanzia che si terrà dal 13 al 16 aprile, e ha suscitato una riflessione tanto necessaria quanto appassionata sul ruolo della letteratura giovanile nella società contemporanea.
La ferma risposta della Fondazione Bellonci
A farsi portavoce di una visione culturale aperta e inclusiva è stato Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci. Con parole chiare e risolute, Petrocchi ha spiegato come la proposta, pur comprendendone le ragioni sottostanti, sia stata respinta. “Ci abbiamo riflettuto molto”, ha dichiarato, “ma ci è sembrato che in qualche modo restringesse l’ambito culturale che vogliamo abbia il Premio Strega Ragazze e Ragazzi”.
La decisione affonda le sue radici nella genesi stessa del premio, concepito dieci anni fa dal linguista Tullio De Mauro insieme a Elena Pasoli. L’obiettivo primigenio, ha ricordato Petrocchi, era “dare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze non soltanto il meglio della narrativa, sia in traduzione sia in italiano, ma anche la possibilità di confrontarsi con sensibilità e storie provenienti da tutto il mondo e senza confini, senza steccati, le une accanto alle altre”. È un principio fondante, un vero e proprio manifesto pedagogico e culturale che vede nella traduzione non una minaccia, ma un ponte, uno strumento insostituibile di arricchimento e di comprensione reciproca.
Un confronto che arricchisce: i dati a sostegno dell’apertura
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’apertura al mercato internazionale non ha penalizzato gli autori italiani. Anzi, i dati storici del premio dimostrano la loro competitività. Petrocchi ha sottolineato come, nelle tre categorie principali esistenti fin dalla prima edizione, gli autori e le autrici italiani siano in vantaggio numerico sui colleghi stranieri, con 14 vittorie contro 11. “A me sembra che questo confronto sia molto positivo”, ha commentato, evidenziando come la competizione con il meglio della produzione mondiale funga da stimolo per l’intera filiera editoriale nazionale.
È vero, ha ammesso il direttore, che nelle categorie più recenti, come ‘Migliore narrazione per immagini’ e ‘Libro d’Esordio’, si registra uno sbilanciamento a favore delle opere straniere. Tuttavia, con appena cinque edizioni alle spalle, è prematuro trarre conclusioni definitive. “Forse sul tempo lungo è possibile immaginare un riequilibrio”, ha auspicato Petrocchi, suggerendo che si tratti di un processo di crescita e maturazione ancora in corso.
Un’edizione da record che conferma il successo del premio
Il dibattito si inserisce in un contesto di grande vitalità per il premio. L’undicesima edizione ha visto la chiusura delle candidature il 2 marzo, con un numero impressionante di proposte: ben 171 opere sono state presentate dagli editori. Ma il dato forse più significativo è quello relativo alla partecipazione delle scuole. Quest’anno, sono 385 gli istituti che si sono candidati a far parte della giuria, per un totale di circa 6000 studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado in tutta Italia. Questi giovani lettori avranno il compito, e il privilegio, di leggere e valutare i libri selezionati dal comitato scientifico, diventando i veri protagonisti del premio.
Un successo che testimonia non solo la crescente autorevolezza del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, ma anche il bisogno profondo, da parte delle nuove generazioni, di strumenti per interpretare un mondo complesso e interconnesso. Offrire loro una pluralità di voci e di sguardi, provenienti da culture e contesti diversi, non è solo una scelta culturale, ma un atto di responsabilità educativa. La letteratura, in questo senso, diventa una palestra di empatia, un laboratorio di cittadinanza globale. La decisione della Fondazione Bellonci di mantenere il premio aperto alle traduzioni è, in ultima analisi, una scommessa fiduciosa sul futuro e sulla capacità dei libri di abbattere le barriere, molto prima che vengano erette.
