NAPOLI – L’alba di oggi ha squarciato il velo su una delle più vaste e significative operazioni contro la criminalità organizzata degli ultimi anni a Napoli. Con un’azione chirurgica e coordinata, i Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 71 indagati, decapitando di fatto i vertici e i quadri intermedi dei due più potenti cartelli camorristici che si contendono il controllo della città e della sua provincia: il clan Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano. L’operazione, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, non solo ha smantellato le gerarchie dei clan, ma ha anche ridisegnato la mappa del potere criminale nel cuore pulsante di Napoli.

LA GEOGRAFIA DEL CRIMINE: UNA CITTÀ DIVISA

Le indagini, meticolose e approfondite, hanno permesso di ricostruire con precisione la spartizione del territorio cittadino, un mosaico di quartieri e rioni sotto il giogo dei clan. Le zone finite sotto la lente degli inquirenti sono quelle nevralgiche del centro e della prima periferia: da Forcella, Duchesca e Maddalena, fino al quartiere Sanità, passando per le aree di Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello. In queste aree, l’influenza dei clan Mazzarella, Contini (storica costola dell’Alleanza di Secondigliano) e Savarese-Pirozzi era capillare e opprimente.

Il potere non si limitava alla gestione degli affari illeciti, ma si manifestava attraverso un vero e proprio “presidio stabile” del territorio, come lo definiscono gli inquirenti. Gli affiliati, con una diffusa e allarmante disponibilità di armi da fuoco, esercitavano un controllo militare, pronti a scatenare rivalse armate contro i gruppi rivali per affermare la propria supremazia. Le attività criminali documentate sono quelle “classiche” del repertorio mafioso:

  • Estorsioni: un sistema soffocante ai danni di commercianti e operatori economici, costretti a versare il “pizzo” per poter lavorare.
  • Spaccio di stupefacenti: il controllo capillare delle numerose piazze di spaccio, fonte primaria di ingenti profitti illeciti.
  • Welfare criminale: i proventi venivano meticolosamente gestiti per pagare gli “stipendi” agli associati, garantendone la fedeltà, e per sostenere economicamente i detenuti e le loro famiglie.

Il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, ha sottolineato come l’indagine abbia rivelato una “camorra che sta al passo con i tempi”, capace di utilizzare tecnologie avanzate come le criptovalute e il dark web per i propri traffici.

LUCE SULL’OMICIDIO DI EMANUELE DURANTE

Uno dei risultati più significativi dell’operazione è l’aver fatto piena luce sull’omicidio di Emanuele Durante, avvenuto il 15 marzo 2025. Con una delle quattro ordinanze, è stato arrestato quello che è ritenuto il secondo esecutore materiale del delitto. L’omicidio di Durante è strettamente collegato a un altro fatto di sangue, quello di Emanuele Tufano, ucciso il 24 ottobre 2024 durante un conflitto a fuoco tra i gruppi dei quartieri Sanità e Piazza Mercato.

Le indagini hanno svelato una tragica storia di vendetta e sospetti interni allo stesso clan. Emanuele Durante sarebbe stato ucciso dal suo stesso gruppo criminale, il clan Sequino (legato all’Alleanza di Secondigliano), perché ritenuto erroneamente responsabile della morte di Tufano, avvenuta per “fuoco amico” durante un raid contro i rivali. L’arresto di Vincenzo Brandi, 31 anni, cognato di Tufano, chiude il cerchio sui presunti responsabili, unendosi al presunto mandante, Salvatore Pellecchia, e all’altro esecutore materiale, Alexander Babalyan, già in carcere.

UN COLPO AL CUORE DEL SISTEMA

L’operazione non si è limitata agli arresti. Contestualmente alle misure cautelari personali, è stato disposto il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società commerciali riconducibili ad alcuni indagati, con ramificazioni anche in altre regioni d’Italia. Questo intervento mira a colpire la camorra non solo nella sua struttura militare, ma anche nel suo patrimonio economico, linfa vitale per il sostentamento e la rigenerazione delle organizzazioni.

Le 71 persone arrestate sono ora presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Tuttavia, questa operazione rappresenta una risposta forte e coordinata dello Stato, che dimostra come la collaborazione tra Forze dell’Ordine, sotto l’egida della DDA, possa infliggere colpi durissimi anche alle più radicate dinastie criminali. Per Napoli è una giornata che segna un punto a favore della legalità, ma la strada per liberare definitivamente i rioni dal giogo della camorra resta ancora lunga.

Di veritas

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