ROMA – Un commento apparentemente innocuo, una frase pronunciata a margine di un evento istituzionale, ha innescato una valanga di polemiche, riaprendo una ferita mai del tutto sanata nel dibattito pubblico italiano: quella del sessismo e del riconoscimento della professionalità femminile. Protagonisti della vicenda sono il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la giornalista del programma ‘Piazzapulita’ di La7, Roberta Benvenuto. Il contesto, paradossalmente, è l’inaugurazione della mostra “Il volto delle donne”, dedicata alle madri costituenti a Palazzo Madama, un luogo e un’occasione dedicati a celebrare l’ingegno e il contributo femminile alla Repubblica.
LA VICENDA: “CARINA, MA BRAVA SOPRATTUTTO”
Al termine dell’evento, la cronista si è avvicinata alla seconda carica dello Stato per porgli una domanda riguardante il ministro della Difesa, Guido Crosetto. La risposta di La Russa, però, ha spiazzato l’interlocutrice e l’opinione pubblica: “Sei carina, ma brava soprattutto. Soprattutto brava, perché oggi le donne valgono soprattutto se brave. Ma non rispondo a domande che non siano sulla mostra”. Una frase che, nelle intenzioni del Presidente, voleva forse essere un complimento, ma che è stata percepita da molti come un commento paternalistico e fuori luogo, che antepone l’aspetto fisico alla competenza professionale.
L’episodio, ripreso dalle telecamere, ha fatto rapidamente il giro del web e dei media, generando un’ondata di reazioni contrastanti. Da un lato, chi ha difeso La Russa parlando di una semplice “gaffe” o di un complimento innocente; dall’altro, una larga parte dell’opinione pubblica e del mondo giornalistico che ha condannato le parole come un chiaro esempio di sessismo strisciante.
LA REPLICA DELLA GIORNALISTA: “SESSISMO AUTOEVIDENTE”
A gettare ulteriore luce sulla questione è stata la stessa Roberta Benvenuto. Intervenuta ai microfoni della trasmissione ‘Un Giorno da Pecora’ su Rai Radio1, la giornalista ha offerto la sua interpretazione dei fatti, non lasciando spazio a dubbi. “Il sessismo è autoevidente: se fossi stato un uomo non avrei mai avuto quella risposta”, ha dichiarato con fermezza. Ha poi aggiunto, con una nota di amara ironia: “Dopo di che ho pensato che sia scappata la frizione alla seconda carica dello Stato, a voler esser buona…”.
Le parole di Benvenuto evidenziano un problema sistemico: la tendenza, ancora diffusa, a giudicare una donna professionista prima per il suo aspetto e solo in un secondo momento per le sue capacità. Un pregiudizio che, come sottolineato dalla stessa giornalista, un collega uomo non avrebbe mai dovuto affrontare.
UN “MEDAGLIERE RICCO” DI COMMENTI INAPPROPRIATI
La cronista di ‘Piazzapulita’ ha inoltre rivelato che questo non è un episodio isolato nella sua carriera. Anzi, ha parlato di un “medagliere bello ricco” di commenti inappropriati ricevuti da esponenti del governo attuale. Tra gli episodi citati:
- Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che durante un evento le chiese di preparargli uno spritz.
- Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che a una sua domanda su Cutro rispose: “l’assenza di risposte le crea frustrazione”.
- Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, che la definì “anaffettiva”.
“Spero insomma che questo governo non abbia ulteriori perle…”, ha concluso amaramente la giornalista, dipingendo un quadro preoccupante del rapporto tra una parte della classe politica e le donne che operano nel mondo dell’informazione.
IL CONTESTO CULTURALE E LE REAZIONI
L’episodio si inserisce in un contesto culturale più ampio, dove il sessismo nel linguaggio e nei comportamenti è ancora una realtà tangibile, specialmente in ambienti di potere come la politica e il giornalismo. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) ha espresso solidarietà a Roberta Benvenuto, sottolineando come nel giornalismo le donne siano ancora penalizzate da un “patriarcato strisciante”. L’incidente di Palazzo Madama, avvenuto proprio durante una celebrazione del ruolo delle donne nella società, assume un valore simbolico ancora più forte, evidenziando la distanza che ancora esiste tra le celebrazioni formali e la realtà quotidiana.
La vicenda La Russa-Benvenuto non è quindi solo un caso di cronaca, ma un sintomo di una questione culturale profonda. Solleva interrogativi cruciali sulla necessità di un cambiamento di mentalità, sul rispetto della professionalità a prescindere dal genere e sull’importanza di un linguaggio che non perpetui stereotipi dannosi. La strada per un’effettiva parità, anche nel modo in cui ci si relaziona e si comunica, appare ancora lunga e complessa.
