Un’imponente operazione della Procura di Milano, guidata dal procuratore Marcello Viola, ha scoperchiato un vasto sistema di frode fiscale e sfruttamento della manodopera che per anni ha inquinato i settori della logistica, dei trasporti e della vigilanza privata. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno portato al recupero di oltre un miliardo di euro attraverso i risarcimenti versati dalle aziende coinvolte all’Agenzia delle Entrate. Un risultato che si affianca a un dato di enorme valenza sociale: l’assunzione e la stabilizzazione di oltre 54.000 lavoratori, precedentemente impiegati in condizioni di precarietà e sfruttamento attraverso società “serbatoio”.
Il caso Ceva Logistics: un nuovo sequestro milionario
L’ultimo capitolo di questa vasta offensiva giudiziaria vede protagonista il colosso della logistica Ceva Logistics. I pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci hanno firmato due decreti di sequestro preventivo d’urgenza per un valore complessivo di oltre 27,3 milioni di euro a carico di Ceva Logistics Italia srl e Ceva Ground Logistics Italy spa. Le accuse sono pesantissime: dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e responsabilità amministrativa degli enti. Secondo gli inquirenti, la condotta fraudolenta di Ceva Logistics Italia “dura da anni e ha comportato non solo il sistematico sfruttamento dei lavoratori ma anche ingentissimi danni all’erario”.
Non è la prima volta che Ceva finisce nel mirino della magistratura milanese. Già nel 2019, la società era stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria per caporalato, una misura poi revocata nel 2020 a seguito di un percorso di risanamento. Tuttavia, secondo l’accusa, le pratiche illecite sarebbero proseguite anche nel periodo successivo, tra il 2020 e il 2024. Tra gli indagati figura anche l’amministratore delegato Christophe Boustouller, arrivato proprio nel 2019 per segnare una discontinuità con il passato.
Il sistema dei “serbatoi di manodopera”
Al centro delle indagini vi è il cosiddetto sistema dei “serbatoi di manodopera”. Le grandi aziende, per abbattere i costi e garantirsi la massima flessibilità, esternalizzavano i servizi a una catena di società e cooperative, spesso prive di una reale struttura organizzativa e finanziaria. Queste società “filtro” si occupavano di fornire la manodopera, omettendo sistematicamente il versamento dell’IVA e delle imposte dirette. In questo modo, potevano offrire prezzi stracciati alle grandi committenti, che a loro volta beneficiavano di un indebito vantaggio economico. Un sistema che, di fatto, mascherava una mera somministrazione irregolare di manodopera, con gravi ripercussioni sui diritti e sulla dignità dei lavoratori, spesso sottopagati e privi di tutele.
Una lunga lista di colossi coinvolti
L’inchiesta della Procura di Milano ha messo in luce come questo sistema fosse diffuso e radicato. L’elenco delle società coinvolte in casi analoghi negli anni è lungo e include nomi di primo piano del panorama nazionale e internazionale:
- Dhl Supply Chain
- Gls
- Uber
- Lidl
- Brt
- Geodis
- Esselunga
- Ups
- Gs
- Amazon Italia Transport
- Gxo
- Fedex Express Italy
- Securitalia
- Iperal Supermercati
- Rhenus Logistics
- Kuehne + Nagel
Questi 37 procedimenti hanno portato, oltre al recupero di oltre un miliardo di euro, anche al recupero di 116 milioni di euro di contributi previdenziali da parte dell’INPS.
L’impatto dell’azione della Procura
L’azione della Procura di Milano sta avendo un impatto profondo su un settore strategico per l’economia italiana. Da un lato, sta ripristinando la legalità e garantendo all’erario le risorse sottratte. Dall’altro, sta tutelando i diritti di migliaia di lavoratori, costretti per anni a operare in un regime di sfruttamento. Le indagini hanno acceso un faro sulla necessità di una maggiore responsabilità lungo tutta la filiera degli appalti e sull’importanza di adottare modelli organizzativi in grado di prevenire reati fiscali e violazioni dei diritti dei lavoratori. La strada per una piena legalità è ancora lunga, ma l’impegno della magistratura milanese rappresenta un segnale forte e inequivocabile.
