Milano si è svegliata oggi in un clima di incertezza, con l’indice principale Ftse Mib che ha oscillato a lungo tra territorio positivo e negativo, per poi chiudere in calo. La giornata è stata un vero e proprio campo di battaglia tra rialzisti e ribassisti, con storie diametralmente opposte che hanno animato gli scambi e tenuto gli investitori con il fiato sospeso. Da un lato, abbiamo assistito a performance stellari, dall’altro a crolli vertiginosi che hanno pesato sull’andamento generale del listino.
L’attenzione degli operatori si è concentrata principalmente sulle singole storie societarie, con la pubblicazione di risultati trimestrali e nuovi piani industriali a dettare legge. In questo scenario, il quadro macroeconomico, seppur presente, è passato momentaneamente in secondo piano, lasciando spazio alle performance individuali dei titoli.
Le stelle di Piazza Affari: Campari, STM e Snam brindano ai conti
A brillare più di tutte è stata Campari, che ha chiuso la seduta con un balzo eccezionale, arrivando a guadagnare quasi l’8%. Il mercato ha accolto con entusiasmo i conti del 2025, che hanno mostrato una crescita organica robusta sia nelle vendite che nella profittabilità. Questi risultati hanno permesso al colosso degli aperitivi di ridurre il debito più velocemente del previsto e di aumentare il dividendo, premiando la fiducia degli azionisti.
Grande protagonista della giornata è stata anche STM (STMicroelectronics), che ha messo a segno un rialzo superiore al 6%. A spingere il titolo del produttore di semiconduttori è stato un sentiment positivo che ha contagiato l’intero settore tecnologico a livello globale. A dare ulteriore slancio sono state le dichiarazioni del CEO, che ha confermato la guidance per il primo trimestre e anticipato una crescita sequenziale dei ricavi per i trimestri successivi, lasciando intravedere anche possibili sorprese positive.
Nel comparto delle utility, si è distinta Snam, con un progresso solido superiore all’1%. La società ha presentato i risultati del 2025, evidenziando un aumento significativo di ricavi e utile netto. Ancora più importante, Snam ha svelato un ambizioso piano di investimenti da 14 miliardi di euro entro il 2030, il più consistente nella sua storia, e ha proposto un dividendo in crescita del 4%.
Una giornata da incubo: il tonfo di Nexi e il crollo di Amplifon
La seduta odierna sarà ricordata a lungo, e non in positivo, dagli azionisti di Nexi. Il titolo della società di pagamenti digitali è letteralmente affondato, arrivando a perdere quasi il 20% del suo valore e toccando i minimi degli ultimi sei anni. Il mercato ha reagito con estrema durezza alla presentazione del nuovo piano industriale e ai conti del 2025. A deludere gli investitori sono state principalmente tre cose:
- Una maxi-svalutazione non-cash dell’avviamento per circa 3,7 miliardi di euro, legata ad acquisizioni passate, che ha portato a una perdita contabile di 3,4 miliardi.
- Previsioni di crescita per il breve periodo giudicate troppo prudenti, con ricavi ed ebitda visti in aumento solo del 2-3% annuo.
- L’assenza di un nuovo programma di buyback (riacquisto di azioni proprie), una mossa che molti si aspettavano per sostenere il corso del titolo.
L’amministratore delegato ha tentato di rassicurare, spiegando che la svalutazione è un fatto tecnico senza impatto sulla cassa, ma le sue parole non sono bastate a placare il “panic selling” che si è scatenato sul titolo.
Giornata nerissima anche per Amplifon, le cui azioni sono crollate di oltre il 13%. A scatenare le vendite sono stati i risultati del 2025, che hanno mostrato ricavi stabili ma un utile in calo del 15,4%, deludendo le attese degli analisti.
Il settore bancario tra luci e ombre
Il comparto bancario ha vissuto una giornata a due facce. Mentre le big Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno mostrato una modesta ripresa, chiudendo con leggeri rialzi, altre banche hanno sofferto. In particolare, Mps (Monte dei Paschi di Siena) e Mediobanca sono state bersagliate dalle vendite. Su Mps, in particolare, pesano ancora le incertezze legate al rinnovo del board e alla futura guida della banca, dopo la notizia dell’esclusione dell’attuale AD, Luigi Lovaglio, dalla lista per il nuovo Cda.
