Un’attesa lunga trentacinque anni si è conclusa con un’ovazione. Il sipario del Teatro Costanzi di Roma si è riaperto su Ariadne auf Naxos, il sofisticato capolavoro di Richard Strauss e del suo librettista Hugo von Hofmannsthal, assente dalle scene della capitale dal lontano 1991. Il nuovo allestimento, frutto di una prestigiosa collaborazione con la Semperoper di Dresda, dove è già andato in scena con successo nel 2018 e 2023, porta la firma del regista tedesco David Hermann e ha visto sul podio il giovane e talentuoso direttore francese Maxime Pascal. Una serata che non è stata solo una celebrazione della grande musica, ma anche un’occasione di riflessione sul ruolo dell’arte e sulle sue fragilità, come sottolineato da una protesta dei lavoratori del teatro che ha preceduto l’inizio dello spettacolo.
Il Teatro nel Teatro: Tragedia e Commedia si incontrano a Nasso
Ariadne auf Naxos è un’opera che gioca con l’essenza stessa del teatro. Definita dallo stesso Strauss come la “più difficile e la più spinosa” tra le sue creazioni, è un esperimento metateatrale che fonde due mondi apparentemente inconciliabili: l’opera seria e la commedia dell’arte. La trama si sviluppa in due parti distinte: un Prologo e un’Opera in un atto. Nel Prologo, ambientato nel palazzo di un facoltoso viennese, un giovane e idealista Compositore (interpretato con passione dal mezzosoprano americano Angela Brower) scopre con orrore che la sua opera seria, “Arianna a Nasso”, dovrà essere rappresentata simultaneamente a una farsa interpretata da una vivace troupe di comici guidata dalla pragmatica e brillante Zerbinetta (il soprano cinese Ziyi Dai). Questo scontro tra l’arte “alta”, che anela all’eternità, e quella “bassa”, che vive dell’immediatezza del divertimento, è il cuore pulsante dell’opera.
L’atto unico ci trasporta poi sull’isola di Nasso, dove Arianna (il soprano francese Axelle Fanyo), abbandonata da Teseo, invoca la morte. La sua disperazione tragica viene interrotta dalle incursioni comiche di Zerbinetta e delle altre maschere (Arlecchino, Scaramuccio, Truffaldino e Brighella), che tentano di consolarla con la loro filosofia di vita, leggera e disincantata. L’arrivo del dio Bacco (il tenore finlandese Tuomas Katajala) porterà la trasformazione e un nuovo amore per Arianna, risolvendo il conflitto in un finale di estasi sonora.
Una Regia di Contrasti e una Direzione Ispirata
La regia di David Hermann ha saputo maneggiare con intelligenza le sfide metateatrali del libretto, sottolineando visivamente la dualità dell’opera. La scenografia di Jo Schramm ha diviso il palco in due: da un lato un bosco rigoglioso, simbolo della vitalità della commedia, dall’altro le rocce cupe e i tronchi scheletrici dell’isola di Arianna, specchio della sua desolazione. Questa contrapposizione è stata ulteriormente evidenziata dalle luci di Fabrice Kebour e dai costumi di Michaela Barth, che hanno creato un dialogo visivo tra il mondo colorato e rococò di Zerbinetta e quello oscuro e mitologico di Arianna. Una scelta registica discussa è stata quella di far uscire di scena Bacco nel finale, lasciando a metà il lieto fine e suggerendo forse l’impossibilità di una sintesi completa tra i due mondi.
Sul podio, Maxime Pascal ha diretto l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma con mano sicura e raffinata. Specialista del repertorio novecentesco e contemporaneo, ha saputo restituire la ricchezza della partitura straussiana, alternando la trasparenza cameristica del Prologo, che evoca l’eleganza settecentesca, alla densità sonora e wagneriana dell’atto unico. La sua direzione, definita “un incanto continuo, una continua metamorfosi”, ha esaltato la capacità della musica di trasformare i personaggi e di creare un’aura sonora quasi trascendente, specialmente nel lungo e magnifico duetto finale tra Arianna e Bacco.
Un Cast di Voci Applauditissime
Il successo della serata è stato decretato in larga parte da un cast vocale di prim’ordine, con una particolare ovazione per le protagoniste femminili.
- Angela Brower ha offerto un’interpretazione memorabile del Compositore, un ruolo en travesti complesso. La sua performance è stata elogiata non solo per la perfezione vocale, ma anche per una recitazione naturale e convincente, capace di trasmettere tutto l’ardore e la frustrazione del giovane artista.
- Axelle Fanyo ha vestito i panni di Arianna con nobiltà e intensità, restituendo la ferita e la tensione elegiaca dell’eroina abbandonata. Il suo timbro caldo e profondo si è dimostrato saldo e capace di toccare note acute con leggerezza.
- Ziyi Dai è stata una Zerbinetta brillante e piena di brio. Ha affrontato con grazia la celebre e temibile aria di coloratura “Großmächtige Prinzessin”, anche se con una certa prudenza nei passaggi più virtuosistici, incarnando perfettamente la vitalità e la spregiudicata filosofia del suo personaggio.
Applausi meritati anche per il Bacco di Tuomas Katajala, che ha sostenuto in modo impeccabile una parte tenorile molto impegnativa, e per tutto il cast di contorno, incluse le tre Ninfe (Jessica Ricci, Michela Guarrera, Sofia Barbashova) e le quattro maschere della commedia dell’arte (Äneas Humm, Matteo Ivan Rasic, Karl Huml, Manuel Günther).
Le repliche dello spettacolo sono in programma fino al 10 marzo, offrendo al pubblico romano un’occasione imperdibile per riscoprire un capolavoro del teatro musicale del Novecento, un’opera che, attraverso il sorriso e la lacrima, ci interroga sulla natura stessa della creazione artistica e sulla sua sacralità.
