Buenos Aires – Il calcio argentino vive giorni di altissima tensione. La Lega professionistica ha confermato uno sciopero che fermerà il campionato di Serie A nel prossimo fine settimana, in concomitanza con la nona giornata del Torneo Apertura. Una decisione drastica, presa all’unanimità dai club per manifestare il proprio sostegno al presidente della Federcalcio (AFA), Claudio ‘Chiqui’ Tapia, e al tesoriere Pablo Toviggino, entrambi finiti al centro di una tempesta giudiziaria con pesanti accuse di corruzione, frode fiscale, riciclaggio e malversazione.
Le pesanti accuse e l’inchiesta giudiziaria
La situazione è precipitata in seguito alla convocazione di Tapia e Toviggino da parte della giustizia argentina. I due dirigenti sono indagati per la presunta appropriazione indebita di contributi previdenziali e altre imposte per un valore che supera i 19 miliardi di pesos (circa 11,5-13 milioni di euro) tra marzo 2024 e settembre 2025. Le accuse, formalizzate a seguito di una denuncia dell’Agenzia delle Entrate e del Controllo Doganale (ARCA), ipotizzano che l’AFA abbia trattenuto le imposte (IVA, imposta sul reddito e contributi previdenziali) senza versarle all’erario nei termini di legge. Per questi reati, la normativa argentina prevede pene detentive da due a sei anni.
Le indagini, però, non si fermano qui. Emergono anche accuse di riciclaggio di denaro e malversazione, con video che testimonierebbero la movimentazione di ingenti somme di denaro in contanti non dichiarate. La magistratura sta investigando anche presunte irregolarità finanziarie legate a società di comodo e all’acquisto di immobili di lusso, delineando un quadro che alcuni paragonano allo scandalo che travolse la FIFA. Nelle scorse settimane, la polizia federale ha effettuato perquisizioni nelle sedi dell’AFA e di 18 club, sequestrando documenti e dispositivi elettronici.
Il giudice Diego Amarante ha emesso un divieto di viaggio nei confronti di Tapia e Toviggino, e ha convocato per un interrogatorio anche altri quattro funzionari, tra cui il segretario generale e l’ex presidente del Racing Club.
Lo scontro con il governo Milei: calcio come questione politica
Dall’AFA e dai club la risposta è netta: si tratta di una “persecuzione giudiziaria” orchestrata dal governo del presidente Javier Milei. Secondo la Federcalcio, dietro le inchieste si celerebbe il tentativo del governo di screditare l’attuale dirigenza per spianare la strada a una riforma epocale del calcio argentino: la trasformazione dei club da associazioni civili senza scopo di lucro, di proprietà dei soci-tifosi, a Società per Azioni (in Argentina, Sociedades Anónimas Deportivas o SAD), aperte agli investimenti privati e stranieri.
Il presidente Milei, noto per le sue posizioni ultraliberiste, ha più volte espresso la volontà di applicare le sue riforme economiche anche al mondo del pallone, considerato un settore con un enorme potenziale inespresso a causa del modello attuale. Un suo decreto esecutivo che permetteva ai club di diventare entità private a scopo di lucro è stato però temporaneamente sospeso da una corte federale dopo il ricorso dell’AFA.
La resistenza della Federcalcio e della maggioranza dei club è fortissima. Il modello attuale è profondamente radicato nella cultura argentina, dove i club sono visti come istituzioni sociali e comunitarie, non semplici aziende. Lo sciopero rappresenta quindi il culmine di una “guerra” aperta tra il potere politico e quello sportivo, un braccio di ferro in cui il futuro del fútbol argentino è la vera posta in gioco.
Le conseguenze e il futuro incerto
Lo sciopero, che fermerà tutte le partite dal 5 all’8 marzo, è un segnale potente inviato al governo e all’opinione pubblica. L’impatto non è solo sportivo, ma anche economico e d’immagine per un paese che vive di calcio. Le conseguenze dello scandalo sono già tangibili, con il sequestro di beni di lusso e la sospensione di pagamenti da parte di sponsor importanti come Adidas.
La vicenda proietta un’ombra pesante anche sulla nazionale Albiceleste, campione del mondo in carica, in un momento cruciale in vista dei prossimi impegni internazionali. Mentre la giustizia farà il suo corso, il mondo del calcio argentino si trova a un bivio: resistere per difendere un modello storico e identitario o aprirsi a un futuro di privatizzazioni e capitali stranieri, con tutti i rischi e le opportunità che ne deriverebbero. La partita, questa volta, si gioca ben oltre il rettangolo verde.
