Un artista è un archivio vivente di storie, un crocevia di incontri che ne modellano l’anima e il percorso. E nel racconto di Gianni Parisi, attore di razza dalla carriera quarantacinquennale, le storie vibrano con la forza della passione, del ricordo e di un amore viscerale per il palcoscenico. In occasione della stagione teatrale della Fondazione Banco di Napoli, durante il suo spettacolo “Da Ponente a Levante”, l’attore sangiorgese, classe 1957, ha aperto il sipario sulla sua vita artistica, un viaggio che intreccia i primi passi con un giovane Massimo Troisi, la “sceneggiata” con Mario Merola, i trionfi al Teatro Sannazaro e il successo planetario con la serie “Gomorra”.
Un aneddoto inedito: quando Massimo Troisi “Gesù” invocò la Madonna del Carmine
Tra le gemme più preziose del suo racconto, emerge un aneddoto gustoso e rivelatore che ha come protagonista un’icona indimenticabile del cinema italiano: Massimo Troisi. Parisi rievoca gli esordi, quando entrambi, giovanissimi, calcavano le scene parrocchiali della loro San Giorgio a Cremano. “Massimo interpretava Gesù in croce”, racconta Parisi con un sorriso intriso di nostalgia. “Improvvisamente la croce si inclinò e, spaventato, Massimo invocò l’aiuto della Madonna del Carmine: ‘Mamma r’o Carmine, che sta succedendo?'”. Un’immagine che restituisce l’umanità e la spontaneità di un genio agli albori, un frammento di vita che illumina il legame profondo di Parisi con le sue radici e con gli artisti che hanno segnato il suo cammino.
“Da Ponente a Levante”: un viaggio a ritroso nel cuore del teatro
Lo spettacolo, che vede sul palco al suo fianco Guido Della Gatta e Claudia Paganelli, è una narrazione intima e coinvolgente. Il titolo stesso, “Da Ponente a Levante”, è una metafora del suo percorso. “Bisognerebbe dire da Levante a Ponente perché è questo il giro del sole”, spiega l’attore, “ma siccome ho fatto il boss Gerlando Levante nella serie ‘Gomorra’ ora faccio un viaggio all’inverso”. Un viaggio che parte dal ruolo che gli ha conferito fama internazionale per risalire alle origini, alla “bottega artigiana” del teatro dove tutto ha avuto inizio. Un’inversione di marcia che è anche una dichiarazione d’amore per un’arte appresa sul campo, accanto a maestri come Luisa Conte e Nino Taranto.
La sua imponente presenza scenica lo ha spesso destinato a ruoli da “cattivo”, sin dai tempi della sceneggiata con il grande Mario Merola, dove incarnava “‘o malamente”. Un ruolo che, a volte, il pubblico prendeva fin troppo sul serio. Parisi ricorda con divertimento quando, durante uno spettacolo in provincia, la pistola di scena di Merola si inceppò e uno spettatore si offrì di passargli un’arma vera per “far fuori” il suo personaggio. Ma il “cattivo” è solo una maschera. “No, no, assolutamente no”, sottolinea Parisi. “Diceva la mia maestra Luisa Conte che l’attore vero si vede quando fa una cosa che nella vita non è”.
Il Teatro Sannazaro: una “casa” distrutta dalle fiamme
Il racconto di Parisi si tinge di commozione quando la memoria corre al Teatro Sannazaro, recentemente devastato da un terribile incendio. Per diciannove anni, quel teatro è stato per lui più di un semplice luogo di lavoro. “Ho perso casa mia. Tutti i miei ricordi”, confessa con la voce rotta. “Mi sono fidanzato al Sannazaro, mi sono sposato al Sannazaro. Tutta la mia vita è passata da quel Teatro. Ci ho anche dormito”. Il rogo, divampato all’alba del 17 febbraio, ha distrutto l’interno dello storico teatro nel quartiere Chiaia, provocando il crollo della volta e ingenti danni. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per incendio colposo, mentre l’intera struttura è stata posta sotto sequestro.
La ferita è ancora aperta, non solo per Parisi ma per l’intera città. Di fronte alla distruzione, l’attore lancia un appello che è anche una profonda riflessione sul valore della cultura: “Innanzitutto bisogna ricostruirlo. Ho letto una cosa molto bella: non bisogna chiedere quanto ci costerà ricostruirlo, ma ci dobbiamo chiedere quanto ci è costato perderlo”. Parole che riecheggiano il sentimento di una comunità che vede in quel teatro un pezzo della propria identità. Nel frattempo, per garantire la continuità artistica, alcuni spettacoli della stagione sono stati riprogrammati presso la Mostra d’Oltremare.
Una carriera poliedrica: da Vanzina a “Gomorra”
Il percorso di Gianni Parisi è un mosaico di esperienze che spaziano dal teatro brillante alla drammaturgia, dal cinema alla televisione. Dopo gli inizi con Troisi e Arena nel gruppo “Centro Teatro Spazio” e la sceneggiata con Merola, approda alla compagnia stabile del Sannazaro, lavorando con giganti come Nino e Carlo Taranto, Luisa Conte ed Enzo Cannavale. Seguono importanti collaborazioni con Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice, e otto anni al fianco di Carlo Buccirosso.
Il piccolo e grande schermo lo vedono protagonista in numerose produzioni. Carlo Vanzina lo sceglie per le serie “Anni ’50” e “Anni ’60” e per il film “Febbre da cavallo – La mandrakata”. Ma è il ruolo di Gerlando Levante, spietato boss della quarta e quinta stagione di “Gomorra – La serie”, a consacrarlo definitivamente presso il grande pubblico. Un personaggio complesso, radicato in una mentalità arcaica ma potentissimo, che Parisi ha saputo rendere con straordinaria intensità, studiandolo a fondo per restituirne tutte le sfumature. Un successo che non cancella, ma arricchisce, una carriera costruita con rigore, passione e un’infinita devozione per l’arte della recitazione.
