Roma – Una nuova era si apre per la ricerca scientifica italiana. Con la firma del decreto attuativo della Legge di Bilancio 2026, la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha ufficialmente varato il Piano Triennale della Ricerca 2026-2028. Si tratta di una mossa strategica che promette di rivoluzionare il settore, introducendo un modello di programmazione e finanziamento basato su stabilità, certezza delle risorse e visione a lungo termine. Un investimento complessivo di oltre 1,2 miliardi di euro per il triennio che mira a chiudere definitivamente con la stagione dell’incertezza che ha a lungo frenato il potenziale dei nostri ricercatori.
“Il Piano triennale della ricerca segna una svolta rispetto al passato, quando il sistema si è trovato troppo spesso a fare i conti con incertezza nei tempi dei bandi e nell’erogazione delle risorse”, ha dichiarato la Ministra Bernini. “Oggi assicuriamo stabilità finanziaria, programmazione chiara, continuità negli strumenti di finanziamento, intervenendo con decisione per tagliare la burocrazia. La ricerca è uno dei principali motori dello sviluppo, della competitività e della crescita dell’Italia”.
La Fine della Precarietà: Un Fondo Unico e un Calendario Certo
Il cuore della riforma è l’istituzione del nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca (Fpr). Questo strumento rappresenta un punto di rottura con la frammentazione del passato, accorpando cinque importanti linee di finanziamento preesistenti:
- Il Fondo per gli Investimenti nella Ricerca Scientifica e Tecnologica (First)
- Il Fondo integrativo speciale per la ricerca (Fisr)
- Il Fondo Italiano per la Scienza (Fis)
- Il Fondo Italiano per le Scienze Applicate (Fisa)
- Il Fondo per la ricerca in campo economico e sociale (Fres)
Questa unificazione, come sottolineato da più parti, garantirà una gestione più efficiente e trasparente delle risorse. Ma il cambiamento più atteso dalla comunità scientifica è l’introduzione di un cronoprogramma triennale. Per la prima volta, università, enti di ricerca e ricercatori conosceranno in anticipo le scadenze: la pubblicazione degli avvisi per i bandi nazionali è fissata entro il 30 aprile di ogni anno, con i risultati che saranno resi pubblici entro il 30 settembre. Una tempistica che, se rispettata, permetterà una pianificazione seria e la costruzione di progetti ambiziosi.
Le Risorse in Campo: Una Dotazione Stabile e Crescente
L’impegno finanziario è sostanziale e dettagliato. La dotazione del Fondo per la Programmazione della Ricerca ammonta a 259 milioni di euro nel 2026, 257,6 milioni nel 2027 e 285,7 milioni nel 2028. Le proiezioni per il triennio successivo sono ancora più incoraggianti, con previsioni di stanziamenti che supereranno i 2 miliardi di euro complessivi tra il 2029 e il 2031.
A queste cifre si aggiungono le risorse destinate ai Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN), che diventano annuali e strutturali con una dotazione minima di 150 milioni l’anno. Per il 2026, lo stanziamento per i PRIN è stato quasi raddoppiato, raggiungendo la cifra di oltre 270 milioni di euro. Di conseguenza, il totale delle risorse disponibili per la ricerca competitiva supererà i 409 milioni nel 2026, 407 milioni nel 2027 e 435 milioni nel 2028. Tutti i fondi saranno assegnati attraverso procedure competitive basate sul merito scientifico e su standard internazionali di peer review.
Nuovi Strumenti per l’Innovazione: Spazio alla Multidisciplinarità con PRIN Hybrid e Synergy Grant
Dal mio punto di vista di fisico con un’esperienza nel mondo dei motori, una delle novità più affascinanti è l’introduzione di due nuovi strumenti di finanziamento pensati per stimolare la ricerca di frontiera: i PRIN Hybrid e i Synergy Grant.
I PRIN Hybrid, con una dotazione di 59 milioni per il 2026, sono stati concepiti per promuovere la multidisciplinarità, favorendo l’integrazione tra saperi umanistici e nuove tecnologie. Questo approccio è fondamentale nell’era moderna, dove le grandi scoperte nascono sempre più spesso dalla convergenza di discipline diverse, dalla fisica quantistica applicata all’intelligenza artificiale fino all’etica della robotica.
I Synergy Grant, con 50 milioni stanziati per il 2026, mirano a finanziare progetti di ricerca applicata e di frontiera che richiedono una cooperazione avanzata e competenze integrate tra diversi gruppi di ricerca. Questo strumento è essenziale per affrontare le grandi sfide globali, come la transizione energetica o lo sviluppo di nuove terapie mediche, che necessitano di un’orchestrazione complessa di talenti e infrastrutture.
Un Coro di Approvazione dal Mondo Scientifico
La riforma è stata accolta con un plauso quasi unanime dai vertici del sistema della ricerca italiano. Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ha definito il piano “un passaggio cruciale e atteso”, sottolineando come i nuovi strumenti siano determinanti “in settori strategici come quelli del calcolo e delle tecnologie quantistiche”.
Per Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il provvedimento “valorizza la ricerca e il suo personale”, e l’introduzione dei PRIN Hybrid e dei Synergy Grant rafforzerà la competitività del Paese, anche nell’ambito del Piano Mattei per la cooperazione con l’Africa.
Dello stesso avviso Fabio Florindo, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che vede nel piano “un segnale chiaro del rinnovato impegno del Paese”. Anche il mondo dell’astronomia, con Roberto Ragazzoni (INAF), plaude al “respiro triennale” del piano, perfetto per le esigenze di progetti a lungo termine come le missioni spaziali. Infine, Laura Ramaciotti, presidente della Conferenza dei Rettori (CRUI), ha lodato la capacità del piano di rafforzare il capitale umano e valorizzare il merito scientifico, acquisendo “continuità, programmazione chiara e una visione solida per il futuro”.
