Milano – Un fascio di luce taglia il buio del Palazzo delle Scintille, trasformato per l’occasione in una galleria museale popolata da imponenti statue classiche. È in questa cornice solenne e teatrale che si è consumato uno degli eventi più attesi della Milano Fashion Week: il debutto di Demna alla direzione creativa di Gucci. La collezione, battezzata significativamente ‘Primavera’, segna una netta rottura con il passato recente del marchio e l’inizio di una nuova, audace era. L’ex designer di Balenciaga, noto per il suo approccio intellettuale e le silhouette oversize, ha sorpreso tutti presentando una visione radicalmente diversa, incentrata sul corpo, sulla sensualità e su un pragmatismo che mira a creare “oggetti desiderabili e autentici”.
Il Corpo al Centro: Una Nuova Grammatica Estetica
L’apertura dello show è una dichiarazione d’intenti: un mini abito bianco aderentissimo, quasi una seconda pelle, realizzato in tessuto da calzetteria seamless. Questo capo-manifesto agisce come un “palette cleanser”, un azzeramento visivo da cui ripartire per costruire una nuova grammatica estetica. La collezione, composta da 83 look co-ed, abbandona i volumi esagerati per esplorare una sensualità diretta, quasi sfacciata. Per lei, blazer avvitati, gonne cortissime in stile anni ’90, leggings-pantalone e capi ibridi che fondono giacca e top in un unico pezzo ultra-aderente. Per lui, T-shirt argentate che esaltano la muscolatura e pantaloni spalmati. La tecnologia è al servizio di questa nuova fisicità, con bordi termosaldati invisibili e orli curvi che scolpiscono la figura senza costringerla.
“Pensavano tutti che avrei fatto bomber oversize con i monogrammi, ma non è per questo che sono andato da Gucci,” ha dichiarato Demna nel backstage. “Bensì per scoprire nuove dimensioni come creativo… posso creare da un punto di vista emozionale piuttosto che intellettuale. Quindi o ti piace o non ti piace”. Una liberazione, come l’ha definita lui stesso, che segna un avvicinamento all’aspetto più istintivo e umano della moda: l’attrazione.
Dialoghi con il Passato e Sguardi sul Futuro
La collezione ‘Primavera’ non è solo una tabula rasa, ma un dialogo serrato con la ricca storia di Gucci. L’ispirazione, come rivela il nome stesso, nasce da una visita agli Uffizi di Firenze e dalla folgorazione davanti alla “Primavera” e alla “Nascita di Venere” di Botticelli. “Ho realizzato quanto il Rinascimento abbia un posto enorme nella mia cultura, nel modo in cui capisco l’arte, il corpo, la proporzione,” ha spiegato il designer. Questo legame con l’arte e la cultura italiana si è tradotto in una scenografia imponente e in una collezione che cerca un equilibrio tra heritage e moda contemporanea.
Inevitabili e voluti i richiami all’era di Tom Ford, che negli anni ’90 ridefinì l’estetica di Gucci all’insegna di una sensualità audace. Il finale dello show ne è la prova più evidente: una statuaria Kate Moss ha calcato la passerella indossando un abito da sera nero con una profonda scollatura sulla schiena, che rivelava un perizoma con il logo GG in oro bianco e diamanti. Un omaggio diretto e potente a un’estetica che ha segnato un’epoca d’oro per il brand. Non mancano, tuttavia, cenni più discreti all’immediato predecessore, Alessandro Michele, presente in prima fila accanto a Donatella Versace, come nelle ciabatte con pelliccia.
Una Comunità di Archetipi Moderni
La visione di Demna per Gucci è quella di un “luogo culturale condiviso”, capace di parlare a una pluralità di persone. Questa idea si riflette in un cast eccezionale che mescola top model del calibro di Karlie Kloss, Mariacarla Boscono ed Emily Ratajkowski a nuove leve e personalità provenienti da mondi diversi, come i rapper della scena underground Nettspend e Fakemink. Ogni modello è stato invitato a esagerare i tratti della propria personalità, trasformando la sfilata in una rappresentazione teatrale di archetipi moderni.
Dalla party girl alla femme fatale, dal culturista alla “sciura” milanese fino al controverso “maranza” di periferia, con il suo cappellino e marsupio logato. Demna non teme di attingere alle sottoculture urbane, riconoscendo e amplificando il legame che certi gruppi giovanili hanno con il marchio della doppia G. È una mossa audace che mira a radicare Gucci nella realtà contemporanea, con tutte le sue contraddizioni.
Il parterre degli ospiti era altrettanto stellare e significativo, con la presenza di Demi Moore, Paris Hilton, Ghali, Shawn Mendes e, come detto, dello stesso Alessandro Michele, a simboleggiare un passaggio di consegne e una continuità nel segno dell’innovazione.
Pragmatismo e Desiderio: La Strategia Commerciale
Dietro l’impatto visivo e culturale, la strategia di Demna e del gruppo Kering è chiara: rilanciare il marchio dopo un periodo di vendite in calo. La collezione “Primavera” si fonda su un “principio di pragmatismo”, come ha sottolineato lo stesso designer. L’obiettivo è creare prodotti desiderabili che si affermino per ciò che sono, senza bisogno di sovrastrutture intellettuali. Non a caso, alcuni pezzi della collezione sono stati resi disponibili per l’acquisto immediatamente dopo la sfilata, secondo la formula del “see now, buy now”, un segnale di dinamismo e reattività al mercato.
Tra gli accessori destinati a diventare cult, spiccano una reinterpretazione più pulita e slanciata dell’iconica borsa Gucci Bamboo 1947 e le nuove sneaker “Manhattan”, che fondono l’estetica da basket con la comodità di un mocassino.
In conclusione, il debutto di Demna per Gucci è stato molto più di una sfilata. È stata una potente dichiarazione di intenti, un’iniezione di energia e sensualità che promette di ridefinire non solo l’estetica del marchio, ma anche il suo posizionamento culturale. Una “Primavera” che segna un nuovo, eccitante inizio per la maison fiorentina.
