“Finalmente siamo a casa”. Con queste parole cariche di sollievo e speranza, la madre di Elsa ha commentato l’arrivo della figlia quindicenne all’ospedale CTO di Torino. Un ritorno atteso, un traguardo raggiunto dopo quasi due mesi di angoscia e cure intensive in Svizzera, seguito al devastante incendio che la notte di Capodanno ha trasformato una festa in tragedia a Crans-Montana. La giovane biellese, che ha riportato ustioni sul 55-60% del corpo, è ora affidata alle cure del Centro Grandi Ustionati del presidio ospedaliero torinese, una struttura riconosciuta come un’eccellenza nel trattamento di questi delicati casi.
Un viaggio di speranza da Zurigo a Torino
Il trasferimento di Elsa è stato possibile solo dopo che le sue condizioni si sono stabilizzate. Dichiarata fuori pericolo e in grado di respirare autonomamente da lunedì scorso, i medici dell’ospedale di Zurigo hanno dato il via libera per il rientro in Italia. Un elicottero del servizio regionale di elisoccorso, con a bordo un’équipe medica specializzata, ha raggiunto la città svizzera per riportare a casa la ragazza, atterrando a Torino nel primo pomeriggio di giovedì. Ad accoglierla, oltre ai sanitari, un sorriso che ha commosso tutti, come ha raccontato Massimo Navissano, direttore della struttura complessa del Centro Grandi Ustioni del CTO. “È scesa sorridendo, con il suo palloncino, accompagnata dalla mamma”, ha dichiarato Navissano, sottolineando la delicatezza della situazione ma anche la forza della giovane paziente.
Un percorso di cure lungo e complesso in un centro d’eccellenza
Massimo Navissano ha spiegato che Elsa, dopo aver superato la fase acuta iniziale, è stata ricoverata nel reparto di terapia sub-intensiva. “È una paziente molto delicata, ha subito tanti interventi, quindi la strada è ancora molto lunga”, ha precisato il direttore. Il percorso che attende la quindicenne sarà articolato e richiederà un approccio multidisciplinare, focalizzato non solo sulla cura delle ustioni ma anche sulla riabilitazione, sia motoria che alimentare. La madre di Elsa potrà starle accanto costantemente, in camera con lei, un fattore di grande importanza per il supporto psicologico e affettivo in questa difficile fase. La donna ha espresso profonda gratitudine verso l’équipe del CTO, contenta di essere finalmente vicina a casa e in un ambiente dove tutti parlano italiano, un sollievo dopo settimane trascorse all’estero.
La stretta collaborazione tra Italia e Svizzera
Il successo del trasferimento è frutto di un’intensa e meticolosa collaborazione tra le autorità sanitarie italiane e svizzere. Il dottor Navissano ha evidenziato come i contatti con i colleghi di Zurigo siano stati costanti sin da quando si è ipotizzato il rientro di Elsa. Anestesisti, chirurghi generali e chirurghi plastici di entrambi i paesi hanno lavorato in sinergia per garantire che ogni aspetto clinico della giovane paziente fosse attentamente valutato, assicurando una continuità di cura fondamentale per la sua prognosi. Un’operazione complessa, coordinata a livello nazionale dalla Protezione Civile e a livello regionale dal referente Mario Raviolo.
Il sostegno di una comunità e le indagini in corso
Mentre Elsa inizia il suo percorso di recupero a Torino, la comunità di Biella continua a stringersi attorno a lei e alla sua famiglia, un sostegno che non è mai venuto meno in queste lunghe settimane. Anche il mondo delle istituzioni ha mostrato la sua vicinanza, con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha telefonato al padre per portare i suoi auguri alla ragazza, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha espresso l’abbraccio di tutta la regione. Parallelamente, l’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana prosegue. La procura di Roma ha acquisito un nuovo video che potrebbe fornire elementi utili a chiarire la dinamica e le responsabilità dell’incendio.
